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I soldi e la comunità. Le due città che funzionano insieme

Forum con Giuseppe Guzzetti. Cosa significa pensare il welfare per Fondazione Cariplo

24 Settembre 2017 alle 06:23

I soldi e la comunità. Le due città che funzionano insieme

Giuseppe Guzzetti (foto LaPresse)

La lotta alla povertà con i 21 mila bambini di Milano che non mangiano a sufficienza, opportunità di lavoro per diecimila giovani, il welfare “di comunità”, l’housing sociale, che non sono le “case popolari”. Le periferie da far rivivere con fondi e cultura. Due ore, un fiume in piena. Giuseppe Guzzetti, 83 anni, testa e anima della Fondazione Cariplo, racconta – al forum del Foglio – quello che si deve fare a Milano per renderla insieme attrattiva e accogliente, sviluppo economico e sviluppo sociale, pensiero e azione legati: il marchio di fabbrica milanese. Quasi un pensiero fisso per quest’uomo che è stato un autorevole politico della Dc, che ha guidato la Regione Lombardia negli anni ’80. Uomo di potere, di banca e di comunità, mai chiacchierato, disponibile, arguto. Un fiume in piena questo avvocato cattolico, figlio di contadini di Appiano Gentile. Giuseppe Guzzetti con la Fondazione Cariplo è al centro del welfare nazionale. Modelli e idee, non solo soldi. Perché non ha mai dimenticato la sua origine, la sobrietà: “Mia nonna Carolina diceva: Napuleon l’è andà a Mosca a caval, ma l’è turna indree a pee”. La Milano e l’Italia che contano negli ultimi decenni sono passate dal suo ufficio. Ora ha in mente il suo progetto: usare l’economia, i daneè, per il bene. E allora parliamo dei poveri a Milano. Sembra  azzardato… “Milano ha due facce, le ha sempre avute. Finanza, industria, terziario. E il cuore in mano. Questa città, questi uomini sono riusciti in tempi record ad organizzare l’Expo, e c’erano più pessimisti che ottimisti. La sfida è stata vinta, Milano non ha nulla da invidiare alle altre metropoli europee. Ma Expo non è stata una fiera, il ministro Martina e il sindaco Sala sono riusciti  a mandare messaggi sul cibo, sulla fame nel mondo, sulle disuguaglianze, c’è stata la firma della Carta dei valori. Le due cose insieme, Milano ha un’alta sensibilità. Fondazione Cariplo c’era e c’è. Noi a Milano e in Lombardia sperimentiamo iniziative che cercano di andare alla radice dei problemi, le cose complesse una volta approfondite sono più semplici di come appaiono inizialmente. Prenda le case…”. Non ci dica che Fondazione Cariplo può risolvere il problema delle case a Milano? “Bisogna ragionare e fare quello che si può. C’è’ una domanda sociale di case che non può accedere al mercato privato. I terreni costano, costruire costa.  Difficile accedere anche all’edilizia pubblica. Ci vogliono aree a buon mercato. Il Comune ha messo a gara alcune aree accessibili per costruire case e noi, con altri, abbiamo costruito dei villaggi in via Cenni e a Figino cinquecento alloggi. Case fatte benissimo, di alto standard: pensate che n via Cenni ci sono case con dei dispositivi per non far entrare lo smog. Il tutto a un canone mensile di 500 euro. Io ho il cruccio degli studenti universitari che vengono da fuori, tra disagi e affitti in nero. Abbiamo costruito un convitto per 250 studenti, ma dobbiamo fare di più”. E’ la logica dell’housing sociale messa in campo da quasi vent’anni, attraverso realtà e progetti specifici, ed è una logica economica, non soldi buttati, puro “costo sociale”. Se ne sono accorti persino al Parlamento europeo. “Secondo me ci sono i soldi. Hanno quadruplicato le tasse verso le fondazioni, ma poi il governo ha compreso il nostro ruolo e riconvertito quelle risorse in un grande progetto nazionale sulla povertà; è che i soldi si spendono male, non si interviene nel modo mirato. Ci sono 70 miliardi per il welfare e non sono pochi”. Il welfare è un suo cavallo di battaglia… “Ma il welfare calato dall’alto, dalla culla alla bara, non serve più. Oggi dobbiamo ascoltare le comunità. Dobbiamo mettere in campo la ricerca, l’innovazione, le idee. E’ cambiata anche la cultura delle comunità: meno campanili e più collaborazione. Comuni, Fondazioni, volontari, welfare aziendali: tutto insieme per elevare la qualità   della vita in un territorio. Questo è il nuovo mondo che Fondazione Cariplo vuole promuovere. La crisi ha sicuramente indebolito i legami e le relazioni, noi interveniamo con il nostro progetto per una ricalibratura del sistema, personalizzando i servizi. Oltre a mia nonna, potrei ricordare don Milani: ‘Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia. Sortirne tutti insieme è la politica’.

 

Guzzetti, è tollerabile la fame di un bambino? “E’ un tasto a me caro, caro alla Fondazione. La povertà a Milano ha un volto inedito: quello delle oltre centomila persone che non possono permettersi di acquistare beni e servizi essenziali e di avere uno standard di vita accettabile”. A Milano ci sono 11 mila famiglie con 21 mila minori che faticano a provvedere una alimentazione adeguata per i loro figli. La domanda che si sono posti è questa: forse quello che serve non è soltanto ‘più cibo’, ma un intervento che sia in grado di andare alla radice del problema e dare una risposta più ampia alla povertà delle famiglie. E pensare che oggi Milano risponde con  500 milioni di spesa sociale, 9 mense dei poveri, 370 centri di ascolto, 157 centri di distribuzione di pacchi alimentari, 21 milioni erogati a 10 mila famiglie bisognose. “E’ il nostro progetto per i prossimi tre anni: garantire un accesso decoroso al cibo”. Fondazione Cariplo ha strutturato un progetto da 25 milioni di euro contro la povertà alimentare: 12 milioni messi dalla Fondazione,  5 milioni dalla fondazione Vismara, 3 milioni da Intesa Sanpaolo. A novembre, in occasione della giornata della povertà indetta da Papa Francesco,  verrà presentata la mappatura della povertà a Milano. Numeri e situazione mai fotografate. Un altro tema: il lavoro e i giovani giovani. “Cariplo Factory è un grande progetto che pone al centro il tema dell’occupazione giovanile: con 10 milioni di euro a fondo perduto stiamo realizzando 10 mila opportunità di lavoro per i giovani”. Fondazione Cariplo ha lavorato con Microsoft, Fastweb, Terna e altre aziende: formazione e creazione di nuove imprese. E poi con il debutto  del fondo da 100 milioni di euro a favore delle start up, il progetto prende un grande slancio. “Non state qui a parlare con me, andate a Lomazzo, a Comonext, in un vecchio cotonificio, c’è un centro dove nasce il futuro, fanno cose impensabili. Sapete cos’è il grafene? Fanno parabole satellitari uniche al mondo. Sapete quante cose si possono fare con un filo di seta? I nostri giovani imprenditori, che abbiamo aiutato ad aprire l’attività, sono proprio bravi. Sapete quanti posti di lavoro può dare la cultura?”.

 

La cultura e le periferie, un altro suo pallino… “Sì. Musei, teatri, di fronte al taglio che c’è stato sul fronte delle risorse pubbliche di sono spesso aggrappati alla Fondazione. Noi abbiamo risposto non con la logica dell’assistenzialismo, ma chiedendo imprenditorialità e programmazione, laddove c’erano buone idee, ma mancanza di managerialità abbiamo finanziato il capacity building, che è la condizione per rendere autosostenibili  le iniziative, soprattutto quelle legate alla cultura. Tutto questo significa posti di lavoro”. E il futuro di Milano, com’è? “Dobbiamo partire dalle periferie. Fondazione Cariplo è pronta con un progetto da dieci milioni di euro, a partire da attività legate alla cultura. E’ la coesione sociale che evita che le periferie esplodano. Ricostruire le periferie non vuol dire dedicarsi solo ai muri delle case e degli immobili, vuol dire ricucire le relazioni. Abbiamo bisogno di una finanza e di una economia al servizio della persona”. Intende le banche? Non sono così popolari… “L’economia a Milano tiene, la finanza e le banche sostengono l’economia reale. Non come le banche tedesche…”. Ci dica! “ Ma no, non è tempo di polemiche. Come diceva mia nonna : bisogna parlà  pooc e fa andà i man. Qui c’è una buona amministrazione, una buona economia che va sostenuta”. Stava parlando delle banche tedesche… “Ma no, parliamo della Città metropolitana, o della disgregazione delle istituzioni, che è la vera crisi”.

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