La Presidente di Assocalzaturifici e Micam Giovanna Ceolini (foto ANSA)

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Fashion Link Milano, anche le grandi Fiere vincono il loro slalom

Dal 21 febbraio fino a fine settimana, il progetto metterà in relazione tutte le principali fiere con un unico titolo di ingresso. Una risposta a un’esigenza reale dei compratori

In quella showroom permanente che è diventata Milano, tutta una “week” assortita per otto mesi all’anno, capita che le fiere più attese della moda, ormai use a presentarsi insieme per ottimizzare le presenze di buyer ed espositori, vadano a sovrapporsi con le Olimpiadi e che non ne nasca il patatrac solo perché la voglia di ripartenza del settore è tale da aguzzare l’ingegno. Dunque Lineapelle, la più importante realtà fieristica conciaria mondiale, costretta ad anticipare all’11-13 febbraio le date di apertura a causa dell’occupazione dei “suoi” padiglioni a Rho-Fiera per alcune location di gara, ha scontato un calo di 16 mila presenze rispetto alla scorsa edizione invernale, ma ha registrato anche una maggiore focalizzazione sul prodotto e soprattutto sul servizio da parte di operatori e buyer che, pur costretti a diminuire i giorni di permanenza a causa del costo degli alberghi e del timore di un traffico in realtà inesistente (molto gradito il progetto tecnico-espositivo Après-Ski, che intercetta la tendenza festaiolo-montana del momento).

E allo stesso modo, pur andando nuovamente a sovrapporsi con le ultime date delle Olimpiadi (tutti contano che l’hockey statunitense non arrivi in finale, perché in quel caso l’arrivo di Donald Trump imporrebbe misure di sicurezza che la città pronta alla fashion week non ha nessuna voglia di vedere in atto), è chiaro l’obiettivo unitario e strategico del progetto Fashion Link Milano che, dal 21 febbraio fino a fine settimana, metterà in relazione tutte le principali fiere con un unico titolo di ingresso: Milano fashion&Jewels, Sì Sposaitalia Collezioni, The One Milano, Micam e Mipel (Lineapelle tornerà a unirsi a queste manifestazioni dal prossimo settembre). Dice la presidente di Micam e Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, di aspettarsi molto da questo network che risponde, appunto, a un’esigenza reale dei compratori: “La congiuntura resta difficile, e per quanto noi si lavori molto sull’incoming di stranieri, grazie anche al supporto di Ice, sono proprio cambiati i modi e i tempi sia nelle scelte sia nelle richieste di servizio”. Si resta meno in fiera, si cerca di farsi venire delle idee e di stabilire dei contatti entro un massimo di ventiquattr’ore. “Bisogna velocizzare”, aggiunge.

Per l’edizione 101 di Micam, non a caso, ha chiamato un pool di architetti, che hanno progettato un nuovo layout e un hub di coworking, condiviso con la fiera della pelletteria, Mipel.  Insieme, le cinque manifestazioni presenteranno l’offerta di 1.777 brand di cui il 45 per cento proveniente dall’estero e buyer principalmente da Germania, Grecia, Spagna, Cina, Giappone, Corea del Sud, India; e poi Turchia, Emirati, Sudafrica, Canada, Usa e le ex repubbliche sovietiche. Per la rabbia dei tassisti milanesi, già furenti per il poco business olimpico, anche in questo caso ci saranno navette dedicate. Ceolini si dice ottimista. Pur sapendo che la battaglia, adesso, sarà sugli sgravi fiscali e sul protocollo contro il caporalato, che al momento è in corso di definizione con tempistiche e coefficienti molto adatti al comparto tessile, per niente su quello calzaturiero.

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