Ab Urbe Condita. Prima Decade. Manoscritto miniato su pergamena, metà XV secolo  

GranMilano

Il ritrovamento sul mercato antiquario di un codice miniato di Ippolita Maria Sforza

Francesca Amé

Storia di un manoscritto gioiello del Rinascimento milanese, contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe Condita di Tito Livio, che ora è pronto per l’asta. Intanto fino a sabato è in mostra al pubblico a Palazzo Crivelli, nel cuore di Brera

Negli stessi anni in cui Memling dipingeva vicino a Bruges la sua Crocifissione, Ippolita Maria Sforza, figlia del duca di Milano, andava in sposa ad Alfonso II d’Aragona, duca di Calabria e poi re di Napoli. Le nozze si celebrarono nella città di Partenope e la giovane Sforza portò in dote, tra le altre cose, un raffinato codice miniato contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe Condita di Tito Livio.

La milanese Ippolita era una delle donne più colte del suo tempo: venne educata per scelta paterna in modo completo, al pari dei fratelli maschi. Eccelleva nell’arte raffinata della falconeria e studiava per ore latino, francese, spagnolo e aveva nozioni di greco antico. Ippolita Maria Sforza è stata anche una straordinaria bibliofila, anche questa un’eccezione in un ambito di quasi esclusivo dominio maschile (non solo allora). Ancor prima di sposarsi e avendone le possibilità economiche, Ippolita commissionava manoscritti miniati, appagata dal piacere della conoscenza e da quello procurato dall’estetica. Quando convolò a Napoli, da Milano portò con sé bauli di gioielli e abiti, ma anche volumi. Tra Bibbie e testi devozionali – Ippolita era uno spirito libero e piuttosto gagliardo – aggiunse anche i grandi classici latini, che alla fine non risultarono letture puramente astratte. Ippolita le sfruttò nei delicati equilibri politici del tempo, sul turbolento asse Milano-Napoli: persino Lorenzo de’ Medici ne apprezzava l’acuta intelligenza e la capacità di mediazione tanto da chiamarla come procuratrice a firmare il trattato di pace che mise alle lotte dopo la congiura dei Pazzi. Ebbene, un tassello prezioso di questa antica storia milanese è venuto alla luce dopo secoli: il manoscritto di Tito Livio che fu parte della biblioteca, quasi tutta dispersa, che Ippolita aveva al Castello Sforzesco e che trasferì a Napoli, pezzo pregiato del Rinascimento lombardo, uno dei tre finora noti, è stato incredibilmente ritrovato sul mercato antiquario e sarà battuto all’asta il prossimo 25 febbraio da Il Ponte, dopo essere messo in mostra al pubblico a Palazzo Crivelli, nel cuore di Brera, per tre giorni, da oggi a sabato. Chi se lo aggiudicherà?

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