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Da Grande Brera, M4 e carcere di Opera un bel progetto con i detenuti 

Francesca Amé

La fermata M4 Sforza-Policlinico diventerà uno spazio d’arte underground. Un'idea a più tappe per liberare la creatività di chi per troppo tempo è rimasto recluso e ai margini. Metro, arte e libertà

La fermata M4 Sforza-Policlinico è pronta a diventare uno spazio d’arte underground, grazie al progetto “M4 Linea d’Arte”, che non è la solita operazione di urban decor, ma una forma di riscatto sociale, e ci piace raccontarla. Nasce sotto l’egida della Grande Brera in collaborazione con Metropolitana 4 e la Casa di reclusione di Milano-Opera (che è una delle carceri meglio funzionanti in un sistema cittadino segnato da gravi problemi: a San Vittore l’indice di sovraffollamento è del 208 per cento). L’obiettivo: liberare la creatività di chi per troppo tempo è rimasto recluso e ai margini. Ci pensa l’artista Francesco “Moscolo” Andreotti, che già a Opera aveva realizzato il murales “Parole silenziose” con alcuni detenuti. Questa volta porterà un gruppo di detenuti in articolo 21 (cioè che hanno il permesso di lavorare fuori dal carcere) alla fermata della Blu per realizzare altri due nuovi interventi artistici. Primo appuntamento tra marzo e aprile nel ventre della stazione: al piano binari sarà realizzato un grande dipinto astratto su Pvc pensato per catturare lo sguardo delle persone di passaggio.

Consiste in forme leggere e colorate (giallo, rosa, porpora) ispirate a foglie che fluttuano nello spazio, un modo per trasformare l’attesa del treno in un momento di viaggio interiore. Poi, tra maggio e giugno, “M4 Linea d’Arte” uscirà allo scoperto, arrampicandosi sul torrino dell’ascensore esterno, in via Sforza. Qui Andreotti ha progettato un sofisticato gioco prospettico: attraverso una simmetria visibile solo da un preciso punto di osservazione lungo le scale mobili, il murale restituirà allo sguardo di chi osserva la facciata della storica Ca’ Granda. Una sorta di miraggio urbano, visto che oggi il gioiello del Filarete è parzialmente nascosto proprio dalle nuove strutture della metro. E anche un invito a rallentare, a cercare l'angolazione giusta, a riscoprire la memoria della città. 

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