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GranMilano - una poltrona che scotta /1

2026, inizia la lunga corsa per Palazzo Marino. Chi è Anna Scavuzzo 

Fabio Massa

Vicesindaco da due legislature e quasi sindaco un paio di volte. L'ex insegnante di fisica ha annunciato che lei ci starebbe a correre per la carica di prima cittadina. Ci starebbe, se ci saranno le primarie, che a questo punto con lei in campo sono più difficili da evitare

Anna Scavuzzo è una abituata a sgobbare. A Palazzo Marino questa sua dote è conclamata. Si mette d’impegno e – una pagina dopo l’altra con pazienza certosina – studia. Quando si siede attorno a un tavolo con i dirigenti, loro sanno che lei ha letto tutto. Ma proprio tutto. Non è poco. In più ha la dote di essere caparbia (i critici dicono: testona). Forse è proprio per questo che, in tempi non sospetti, aveva messo nel mirino il posto di prima cittadina. Scenario difficile, perché Anna Scavuzzo non appartiene alla schiera dei favoriti al conclave: Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi in primis. E’ naturalmente una outsider, nella corsa alle elezioni che in questo 2026 avrà il suo culmine nella scelta delle candidature, a sinistra come a destra. Eppure lei ci ha provato, gettando il cuore oltre l’ostacolo in una intervista al Corriere della Sera. Era nei fatti, intendiamoci: per la sua storia personale e per l’ultima difficilissima decisione di prendersi in carico l’urbanistica e soprattutto la vicenda di San Siro. Sgobbona sì, ma non solo sulle piccinerie. Sgobbona sì, ma con una visione politica. Perché poi è sempre stata questa la critica avanzata ad Anna Scavuzzo: studia, ma di politica capisce poco. Eppure proprio quella scelta di gestire la vicenda delicatissima di San Siro, arrivata in porto con mille problematiche e spaccature, è stata una scelta molto politica e ben condotta. 

 

Ma chi è, Anna Scavuzzo? Ad agosto l’ex insegnante di fisica entrata a Palazzo Marino nella consiliatura Pisapia compirà 50 anni. Nella sua giovinezza l’ambiente scout, lo stesso di Renzi al quale la stringe un antico rapporto. Poi lo staff della Rete civica di Milano, e poi l’insegnamento. Nel 2015 inizia a pensare attivamente alla politica. Aveva i capelli a caschetto, corti, e diceva: “Il mio impegno sarà rivolto principalmente ai bambini – ai luoghi in cui crescono, a ciò che mangiano, all’aria che respirano – e ai giovani, perché Milano torni a essere vitale e stimolante, aperta e accogliente verso le novità del mondo”. Quando si vota, nel 2016, le sue 1.044 preferenze le prende nella lista civica di Giuliano Pisapia. Dietro di lei Elisabetta Strada con 441, i compianti Franco Bomprezzi con 344 e Nanni Anselmi con 185. Un bel distacco. Va in Consiglio, non entra in giunta. Rimane due anni nel suo gruppo consiliare. Perché poi a livello nazionale arriva Matteo Renzi. Con un cambio abbastanza repentino decide di entrare nei dem. Scrive: “La svolta che sta compiendo il Partito democratico, a partire dall’elezione di Pietro Bussolati a Milano, dimostra che apertura, modernità e concretezza possono caratterizzare un progetto politico convincente e anche vincente, con cui sono in sintonia da tempo”.

 

Addio Pisapia, inizia il percorso nel Pd che è naturalmente moderato e riformista. Del resto in rampa di lancio c’è Beppe Sala, che vince nel 2016. Scavuzzo non arriva prima nel Pd, ma quinta: 2.207 preferenze. Però raddoppia il consenso in un partito che è di fatto la spina dorsale della vittoria di Sala. Anche per questo Sala la nomina vicesindaco. Fin qui l’amministrazione. Intanto coltiva il suo “orticello”: prima di tutto i riformisti, e i cattolici. E’ una corrente enorme, in prima battuta. Ma poi Renzi crolla e alla fine esce. C’è chi lo segue, come Eugenio Comincini. E chi invece lo critica, malgrado le comuni origini: tra questi c’è sicuramente Anna Scavuzzo. No, il Pd non bisogna mollarlo. Anche se l’aria è cambiata, e ci sono nuove figure. Faranno la stessa scelta di rimanere, in quel lontano 2019, Simona Malpezzi, Lorenzo Guerini, Franco Mirabelli ed Emanuele Fiano. Rimarrà nel Pd anche Tommaso Cerno, che poi litigherà con la segreteria metropolitana e infine imboccherà una brusca svolta a destra fino ad arrivare alla odierna direzione del Giornale. Tempi lontani. In mezzo, qualche tempo prima, per Scavuzzo, anche un ruolo di “quasi sindaco” nel periodo forse più buio dell’amministrazione Sala. E’ il dicembre 2016. Sono passate poche settimane dalle urne e alle ore 22 del 15 dicembre si apprende che Beppe Sala è indagato per falso ideologico nella vicenda di Expo. Il sindaco si infuria: dopo tutto quello che ho fatto, senza mai pensare ai miei interessi, pure indagato. Si autosospende, si macera nel dubbio se dimettersi subito oppure se andare avanti. Intanto i poteri vanno alla vice Scavuzzo. Che è là, pronta, malgrado sia appena entrata in giunta. Tempi passati: Expo è stato il successo che lancia Milano. E che lancia pure Scavuzzo, che però inciampa e deve combattere pure su mille fronti: uno su tutti il trasferimento della scuola di Via Vivaio. Tira dritto. Caparbia, per alcuni. Testona, per altri.

 

2021, nuova campagna elettorale (per modo di dire). Si arriva dal Covid, Sala non deve neppure correre: passeggia. Il più votato nel Pd è Pierfrancesco Maran, la seconda più votata è lei. Raddoppia ancora le preferenze: 4.563 voti. Riconfermata vicesindaco. Ha sempre il caschetto, ma i capelli sono appena più lunghi. Intanto la sua corrente, nel complicato equilibrio del Pd, è quella legata a ‌Stefano Bonaccini. Si chiama Energia popolare e nel 2023 lei ne è la referente regionale insieme a Davide Casati. L’avventura di Bonaccini si infrange contro la sorpresa Schlein. Però l’amministrazione a Milano chiama, ci sono ancora emergenze. La bufera dell’inchiesta dell’urbanistica, lungamente annunciata, colpisce il vertice di Palazzo Marino: Sala ma soprattutto l’assessore Giancarlo Tancredi. Si fa avanti la solita Scavuzzo. La stessa che quasi un decennio prima aveva retto il Comune durante l’autosospensione del primo cittadino: gestisce il caso stadio e prende le deleghe all’Urbanistica. Che rimarranno a lei anche nel prossimo rimpasto, che toccherà più che altro la sicurezza e poco altro. Per parafrasare: tanto mal di pancia per nulla.

 

Pochi giorni fa, l’annuncio che lei ci starebbe, a correre. Ci starebbe, se ci saranno le primarie. Che a questo punto con lei in campo sono più difficili da evitare. Anche perché nel frattempo Bonaccini è entrato nell’orbita Schlein. Dicono i suoi sostenitori: come può la segretaria nazionale impedire a una donna, peraltro che non è a lei ostile, di correre dopo che ha conquistato almeno un posto alla gara? Replicano gli altri: ma la segretaria nazionale davvero metterà il naso nelle vicende milanesi? Riflettono gli ultimi: ma ha ancora il supporto compatto di tutti i cattolici, dopo le ultime uscite pro Ambrosoli? Chissà. Intanto lei sta là, vicesindaco da due legislature e quasi sindaco un paio di volte. E attende gli eventi. Ha studiato Fisica, ma sa che la politica non è una scienza politicamente esatta.

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