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Che si fa nel Consiglio regionale della Lombardia? Niente. Il km zero delle leggi 

Cristina Giudici

Cosa sta accadendo all’interno della Regione descritta come la locomotiva del paese? Tra l'inerzia generale e le tensioni interne l'attività legislativa è ormai paralizzata

Fate con calma per carità. La Regione Lombardia è come una Ferrari che va a 30 all’ora anche senza bisogno di autovelox. E di questo si dovrebbe occupare e preoccupare il segretario della Lega, Matteo Salvini, invece di fare battaglie scomposte di retroguardia. Perché a giudicare dalle attività legislative finora approdate nell’aula del Consiglio regionale emerge una sorta di paralisi istituzionale, manco fosse un Comune con vocazione a km zero.

A quasi un anno dall’insediamento della giunta Fontana, le leggi regionali approvate, al netto della legge di bilancio e relativi assestamenti, si contano sulle dita di mezza mano. Due nel 2024: il distaccamento di territori del comune di Borgo Virgilio e aggregati al Comune di Bagnolo San Vito e quella bipartisan sull’istituzione del servizio di psicologia delle cure primarie, voluta dall’Ufficio di presidenza della commissione Sanità (Patrizia Baffi  di Fratelli d’Italia, Roberto Anelli della Lega e Carmela Rozza del Pd) per cercare di tappare le enormi falle, fra le tante del sistema sanitario, nella cura del disagio mentale. Andando a ritroso, anche nel 2023 si trovano  pochissime proposte di legge approdate in aula sia da parte della maggioranza sia dalle opposizioni.

Oltre a quelle relative al bilancio e al suo assestamento, sono state proposti 17 progetti di legge di cui solo 4 approvati. “Questa legislatura è tolemaica e troppo conservativa: nelle commissioni appena si dice una cosa sensata, che sembra mettere d’accordo tutti, arriva una telefonata dai piani alti della giunta che blocca tutto”, spiega il consigliere del Pd Simone Negri, già sindaco di Cesano Boscone, interpellato dal Foglio in Consiglio regionale. “Eccessiva incompetenza e continui veti interni fra correnti e rivoli di correnti nella maggioranza”, sintetizza Carmela Rozza, mentre alcuni esponenti di Forza Italia alzano le spalle e liquidano la faccenda (seria) così: “Abbiamo fatto troppe leggi nella legislatura precedente” e un consigliere di Fratelli D’Italia invece ammette: “C’è una tale inerzia che sono pochi i consiglieri a voler metter la firma su progetti di legge che resteranno nelle commissioni e non vedranno mai la luce per via delle diatribe interne alla maggioranza”.

Cosa sta accadendo all’interno della Regione che ancora oggi si descrive come la locomotiva del paese? A giudicare dalle attività legislative, poco. Solo per fare qualche esempio (viene da dire esilarante) si va dal progetto di legge sull’istituzione della giornata regionale della lingua lombarda (Lega) alle norme a favore degli emigranti e delle loro famiglie (Fdi) all’ortoterapia (Lega). Dalla tutela, valorizzazione, promozione e sostegno di bande musicali, fanfare, cori e gruppi folk (Lega) alle norme per il sostegno e la valorizzazione dei lombardi nel mondo e della relativa mobilità internazionale (Giunta). Qualche norma sembra avere una cifra più regionale, come le disposizioni sull'attuazione della disciplina regionale finalizzata alla riduzione del consumo del suolo (Giunta) o quelle per garantire l’assistenza primaria ai cittadini senza dimora (Majorino), ma per il resto si va avanti con mozioni e lavori in commissione che lì si fermano. Il M5s ha presentato la proposta per l’istituzione del Reddito energetico regionale (vabbè), Fdi le norme a favore degli emigranti e delle loro famiglie (okkey).

Di 11 leggi regionali approvate nel 2023, 5 sono relative al bilancio o regolamenti interni, il resto riguarda fusioni e incorporazioni di Comuni legate ai referendum, modifiche del Testo unico (del 2008) in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale per garantire ai consumatori maggiori opportunità di scelta in una logica di libera concorrenza di mercato; disposizioni per la promozione delle azioni di sostenibilità del sistema agroalimentare realizzate dai distretti del cibo; il conferimento ai Comuni di funzioni in materia di bonifica di siti contaminati; modifiche ed integrazioni alla legge del 2014 sulla libertà di impresa, il lavoro e la competitività concernenti il riconoscimento e la valorizzazione dei musei di impresa in Lombardia. Roba forte insomma. Ora che l’assessore Guido Bertolaso ha illustrato alle commissioni Sanità e Sostenibilità sociale il piano socio-sanitario 2023-2027 per individuare una prospettiva sui prossimi vent’anni e affrontare il progressivo invecchiamento della popolazione, sono cominciate le audizioni. E forse, chissà, si comincia a litigare apertamente e magari anche a lavorare non più a Km zero.  
 

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