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La folle idea “ambientalista” del governo contro il nuovo hub delle merci a Malpensa

Giovanni Seu

Il ministero dell’Ambiente è riuscito a mettere d’accordo soggetti non sempre compatibili: industriali, sindacati, amministratori e la Sea. Per una volta, sono tutti concordi: lo stop all’ampliamento di Cargo City, nei pressi dell'aeroporto è una sciaugura 

Facendo ricorso all’ironia si può dire che il ministero dell’Ambiente è riuscito a mettere d’accordo soggetti non sempre compatibili: industriali, sindacati, amministratori e, ça va sans dire, la Sea, per una volta concordi nel ritenere una sciagura lo stop all’ampliamento di Cargo City di Malpensa. In realtà c’è poco da ridere se si pensa che va in fumo la parte più importante  del protocollo d’intesa del Masterplan di Malpensa siglato dopo lunghe trattative proprio il 6 giugno dell’anno scorso: tutti gli enti del territorio (sindaci, Provincia di Varese, Regione, Sea ed Enac) avevano stabilito l’espansione del Cargo in 44 ettari a sud della Cargo City, un’area nota come “brughiera del Baggio” situata fuori dal sedime dell’aeroporto, che sarebbe stata compensata da una serie di interventi di riqualificazione a verde.

 

Il tema adesso è capire quali potrebbero essere le ricadute. Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda, non ha dubbi sul loro carattere negativo: “Il mancato ampliamento della Cargo City di Malpensa – spiega al Foglio – rappresenta certamente un’occasione persa per lo sviluppo dell’economia di questo territorio che, come noto, è il motore del paese. Milano e la Lombardia sono luoghi centrali del fare impresa e importanti nodi di interscambio, profondamente interconnessi con il resto d’Italia e d’Europa grazie alle filiere produttive. Purtroppo, i limiti imposti dal ministero al progetto di espansione non consentono all’aeroporto di gestire la potenziale crescita del traffico merci, con un danno ulteriore a livello occupazionale e con il conseguente aumento del trasporto su gomma verso altri aeroporti europei, con ricadute negative in termini di traffico, di inquinamento e anche erariali per lo stato”.

 

La speranza di Spada è che il governo riveda in fretta la sua decisione: “Le imprese avrebbero bisogno di un maggiore supporto per valorizzare la straordinaria capacità di export che dimostrano costantemente. Le ultime dichiarazioni del Ministro Giancarlo Giorgetti fanno però ben sperare su un possibile ripensamento: Malpensa e l’ampliamento della Cargo city sono strategiche per la crescita delle imprese e per l’economia di tutto il paese”. 

 

Valutazioni non dissimili arrivano da Luigi Liguori, segretario generale della Filt Cgil di Varese: “Il traffico delle merci a Malpensa è cresciuto in modo considerevole durante la pandemia in quanto assicurava velocità e maggiore sicurezza rispetto a quello via terra, determinando un risvolto occupazionale significativo: oggi considerando anche l’indotto, questa realtà vale 5 mila posti di lavoro. E’ bene fare una valutazione a 360 gradi, stabilire una strategia che arresti le conseguenze di questa scelta che rischiano di essere pesanti, c’è il rischio che gli operatori utilizzino altri hub”. Quanto alla possibilità di ampliare il cargo all’interno del sedime, come sostengono gli ambientalisti, Liguori non nasconde le perplessità: “Non è realizzabile, il cargo deve espandersi in continuità, non può funzionare con superfici separate. Credo che la strada da seguire sia un’altra, per l’ambiente si può fare molto realizzando le compensazioni”. 

 

La palla adesso è nelle mani della Regione. Claudia Terzi, assessore alle Infrastrutture, è durissima contro la decisione del ministero: “Il piano di sviluppo di Malpensa punta sul cargo, confermandolo primo aeroporto italiano per la movimentazione di merci, con una quota di mercato pari a circa il 65 per cento del traffico aereo merci di tutta Italia, quindi il più importante punto di riferimento per l’air cargo nel centro-sud dell’Europa. Il settore merci si conferma una calamita per gli investimenti di molte società, con un trend in costante crescita. A fronte di questi numeri, è chiaro che bloccare l’espansione della Cargo City prevista da Sea al di fuori dell’attuale sedime significa inferire un duro colpo per il potenziale sviluppo dell’aeroporto e del sistema economico legato al comparto aereo non solo lombardo ma di tutto il nord Italia”. A breve ci sarà un’iniziativa politica per Malpensa: “In linea con quanto già annunciato dal presidente Attilio Fontana, stiamo valutando varie ipotesi per non limitare lo sviluppo delle attività aeroportuali, come previsto dal masterplan di Sea. Per noi oggi è doveroso offrire una soluzione positiva alle esigenze di sviluppo dell’aeroporto, condivise con i comuni dell’area, dal mondo produttivo e dagli operatori del settore”.