Divergenze Parallele
Caiazza (Sì Separa) vs Maruotti (Anm): le ragioni del Sì e del No sul referendum sulla giustizia
Nel video-podcast del Foglio il confronto tra il presidente del Comitato "Sì Separa - Fondazione Einaudi" e il segretario generale dell'Anm in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati
È vero che se al referendum sulla riforma della giustizia dovesse vincere il Sì, ci sarebbe un pericolo di assoggettamento del pubblico ministero (pm) al potere politico? E quali sono i benefici e gli aspetti negativi della separazione delle carriere di magistrati giudicanti e requirenti? Secondo l'avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa - Fondazione Einaudi, anche con la riforma, il testo dell'art. 104 della Costituzione è chiaro: "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere [...]". Il che vuol dire che anche nella sua nuova formulazione si "vieta la sottoposizione della magistratura alla politica a livello costituzionale. E vietarlo a livello costituzionale significa che qualunque altra legge ordinaria dovesse andare in contrasto con questo principio è una legge fuori dalla Costituzione che verrebbe annullata dalla Corte costituzionale, su iniziativa degli stessi magistrati".
Ospite del video-podcast del Foglio "Divergenze Parallele", l'avvocato Caiazza si è confrontato con il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) Rocco Gustavo Maruotti, secondo cui, invece, quello del possibile assoggettamento politico del pm non è solo un timore, ma "una conseguenza assolutamente immediata della modifica dell'art. 104 della Costituzione di cui si è mantenuto come un simulacro il primo comma, ma a cui poi sono stati modificati tutti i commi successivi, dal secondo al sesto, che regolano la composizione, il funzionamento e i poteri del Consiglio superiore della magistratura (Csm)". La creazione di due Csm diversi per giudici e pm e la creazione così di una separazione delle carriere, secondo Maruotti impedisce ai magistrati "la possibilità di riconoscersi in un unico organo di governo autonomo" che quindi "perde quella garanzia di tutela, autonomia e indipendenza rispetto al potere politico".
A cambiare, con la creazione dei due Csm, è anche il metodo in cui vengono scelti i componenti e una parte delle funzioni che svolge. Membri laici e togati verranno scelti tramite sorteggio, mentre il compito di svolgere la funzione disciplinare nei confronti dei magistrati verrà scorporata dal Consiglio superiore e affidata a un'Alta corte disciplinare. Anche su questo si sono confrontati Caiazza e Maruotti all'interno della puntata disponibile oltre che sul Foglio anche su tutte le piattaforme video e audio.