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La fake news sull'obbligo per l'Italia di reintrodurre l'abuso d'ufficio
Non è vero che la direttiva anti corruzione approvata dal Parlamento europeo obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. Il giurista Stortoni: "Nel nostro sistema penale vi sono già fattispecie penali che soddisfano gli obblighi previsti dalla direttiva"
No, non è vero che la direttiva anti corruzione approvata giovedì dal Parlamento europeo obbligherà l’Italia a reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. E’ questa la vera notizia sul provvedimento adottato a Bruxelles, attorno al quale si è invece scatenata un’opera surreale di disinformazione e strumentalizzazione politica. Chi pensava che il periodo delle fake news in materia di giustizia fosse finito col referendum è costretto a ricredersi.
Gran parte degli organi di informazione ha completamente travisato i contenuti della direttiva, pubblicando la notizia secondo cui il testo “prevede l’abuso d’ufficio come reato” (alcuni quotidiani hanno pure prefigurato il rischio di una procedura di infrazione contro l’Italia). Una falsità, subito alimentata dai partiti di opposizione. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha scritto sui suoi profili social che “è arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia: il governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Partito democratico. L’eurodeputato Alessandro Zan ha parlato di “sonora sberla al governo”. “Un’altra tegola si abbatte sul governo e sul ministero della Giustizia: la nuova direttiva anticorruzione europea, nonostante le rassicurazioni del ministro, ripristina nuovamente l’abuso d’ufficio”, hanno affermato Debora Serracchiani e Federico Gianassi, rispettivamente responsabile giustizia e capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, annunciando anche un’interrogazione al governo. E’ intervenuto persino il presidente dell’Autorità anticorruzione, Giuseppe Busia, auspicando che “l’Italia colmi fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio”.
Peccato che la direttiva non imponga affatto all’Italia di reintrodurre il reato in questione. Dalla bozza iniziale del testo, proposta nel 2023, è stato stralciato l’articolo riferito all’“abuso d’ufficio”, sostituito all’articolo 7 da un articolo intitolato “esercizio illecito di funzioni pubbliche”. Nell’articolo la direttiva chiede che gli stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”.
Una formulazione che non implica alcun obbligo per l’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, come conferma al Foglio il giurista Luigi Stortoni, professore emerito di Diritto penale dell’Università di Bologna. “La prescrizione di cui all’articolo 7 della direttiva è estremamente generica per cui non è agevole determinare il contenuto del ‘dovere’ di penalizzazione degli stati. Nel caso dell’Italia, inoltre, la norma penale deve comunque essere – per obbligo costituzionale – determinata e tassativa. Ne consegue un’ampia discrezionalità degli stati”, afferma Stortoni. Per il giurista bisogna tenere in considerazione che l’articolo 7 della direttiva “richiede la doverosa penalizzazione solo delle condotte ‘gravi’ del pubblico ufficiale, condotte quindi contraddistinte da un elemento che ne giustifichi la penalizzazione. Condotte inerenti alla ‘esecuzione’ o consistenti nell’ ‘omissione’ di attività d’ufficio”.
Alla luce di tutto ciò, Stortoni ricorda che “l’omissione di atti d’ufficio è già punita (articolo 328 del codice penale)”, mentre quanto alle condotte che devono avere un dato di “gravità” che richieda la previsione a titolo di reato “è da chiedersi se nel nostro ordinamento non ve ne siano già”. “La risposta mi sembra possa essere positiva”, prosegue Stortoni, evidenziando che il nostro ordinamento già punisce “le condotte caratterizzate dal ‘mercimonio’ della funzione, attraverso le numerosissime fattispecie di corruzione (articoli 318-322 c.p.), le condotte di abuso di potere caratterizzate dalla ‘costrizione’ finalizzata all’ottenimento di utilità (articolo 317 c.p.), l’induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319 quater), e le condotte abusive per ottenere o distrarre beni o utilità (il reato di peculato previsto all’art. 314 e quello di indebita destinazione di denaro o cose mobili previsto all’art. 314 bis)”.
Insomma, conclude Stortoni, “nel nostro sistema penale vi sono già fattispecie penali che soddisfano gli obblighi previsti dalla direttiva”. Dunque nessun obbligo da Bruxelles, nessun vuoto normativo, nessun rischio di infrazione. Solo sciatteria informativa e propaganda politica.