Giusi Bartolozzi (foto Ansa)

la fine della zarina

Bartolozzi si dimette dopo aver mandato Nordio allo sbaraglio e aver sconquassato il ministero

Ermes Antonucci

La capo di gabinetto del ministro Nordio si è dimessa, lasciando dietro di sé macerie. E' stata lei la mente strategica dietro la comunicazione fallimentare della campagna referendaria, ed è stata lei a far scappare per disperazione quasi tutti i dirigenti di Via Arenula

Finisce l’èra della zarina di Via Arenula. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, si è dimessa dopo il tonfo del referendum. Lascia dietro di sé macerie, sotto ogni punto di vista. E’ stata lei la mente strategica dietro la comunicazione fallimentare della campagna referendaria, incentrata sullo scontro frontale con la magistratura. E’ stata lei a far scappare, per disperazione, quasi tutti i dirigenti del ministero. Lascia lo stesso giorno delle dimissioni del sottosegretario Delmastro, a cui è legata da una strettissima amicizia. 

 

A Giusi Bartolozzi gli storici attribuiranno la frase scritta sulla lapide della riforma della giustizia, tanto voluta da Nordio e attesa  dal centrodestra. Quella “magistratura è un plotone d’esecuzione”, gridata durante un dibattito in una tv locale siciliana a pochi giorni dal referendum. La rappresentazione plastica della strategia, se così si può definire, elaborata da Bartolozzi per affrontare la campagna elettorale sul piano della comunicazione: l’opposizione frontale alle toghe. Proprio lei che è magistrata: è stata giudice civile a Gela, a Palermo e poi alla corte d’appello di Roma, per poi essere eletta alla Camera nel 2018 con Forza Italia (partito che ha lasciato nel 2021). E’ stata Bartolozzi a suggerire al Guardasigilli Nordio di citare un’espressione usata in passato dal magistrato Nino Di Matteo per criticare le degenerazioni correntizie al Csm: “Meccanismo paramafioso”. Ma un conto è che lo dica un pm, qualche problema emerge se a dirlo è il ministro della Giustizia. E infatti a queste sparate ha fatto seguito un rafforzamento del fronte del No, stretto nella sua pur retorica difesa dell’indipendenza della magistratura e della Costituzione. 

 

Ma se Bartolozzi è stata ribattezzata da questo giornale la “zarina” del ministero di Via Arenula è per un’altra ragione: fin dal suo insediamento, tra una sfuriata e l’altra, Bartolozzi ha accentrato nelle sue mani tutte le decisioni più importanti che competono al ministero, scavalcando in maniera sistematica i vari capi dipartimento e gli uffici di diretta collaborazione del ministro Nordio. Come risultato di queste ingerenze, hanno deciso di lasciare il loro incarico a Via Arenula, in ordine sparso: l’originario capo di gabinetto di Nordio (Alberto Rizzo), la direttrice dell’ispettorato generale (Maria Rosaria Covelli), il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Giovanni Russo), il capo del Dipartimento affari di giustizia (Luigi Birritteri), il capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria (Gaetano Campo), il direttore generale dei sistemi informativi automatizzati (Vincenzo De Lisi), la capo ufficio stampa (Raffaella Calandra). Una fuga senza precedenti nella storia italiana.

 

Poi il coinvolgimento nel caso Almasri. Bartolozzi è indagata con l’accusa di false informazioni rese al Tribunale dei ministri. E’ l’unica protagonista della vicenda a non godere dello scudo dell’autorizzazione a procedere (negata dal Parlamento in favore di Nordio, Piantedosi e Mantovano). Per difenderla la maggioranza intende sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

 

Il regno di Bartolozzi al ministero è stato segnato anche da retroscena surreali, come quello che abbiamo raccontato nell’ottobre 2025: la zarina vietò al viceministro Sisto e al sottosegretario Ostellari di accedere con le loro auto di servizio al parcheggio del ministero della Giustizia. Poi un giorno un uomo diede fuoco a un’auto proprio nei paraggi del ministero e Bartolozzi fu costretta a revocare il divieto. Prima dell’incidente si era salvato, mantenendo il posto auto, solo l’altro sottosegretario, Delmastro, grazie all’amicizia con Giusi.

Ora i compagni di parcheggio di Via Arenula sono caduti, lo stesso giorno. 
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]