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l'editoriale dell'elefantino

Nel paese del No non cambia nulla, a parte per i magistrati e per Rep. che comincerà a dire No in greco

Giuliano Ferrara

Ora che la destra per il No ha battuto la sinistra per il Sì, la magistratura continuerà a promuoversi e a sanzionare i negligenti attraverso le correnti del Csm unico, preparando ulteriori rese dei conti 

Bel colpo. Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò. No! Il sottile fascino del No, salvo che per la riduzione del numero dei parlamentari con due maggioranze diverse e opposte, per uno straccio di federalismo che oggi tutti dannano, per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e si è visto come è andata, per l’abolizione delle preferenze che ora si rivendicano e rimpiangono, ha avuto modo di prevalere ancora. Pessimo il No, pessimi i No travestiti da Sì. Eliminazione del Senato, modello Westminster, potere di revoca dei ministri al primo ministro, è No, sempre No, “graduidamente”. L’unico No che ebbe un costo, e fu a suo modo magico, quello sulla scala mobile, con la rinuncia a una ventina di migliaia di lire in busta paga, fu estorto da Craxi dicendo: “Se passa il Sì mi dimetto un minuto dopo”. Per il resto, cari concittadini, stronzi meravigliosi, con il 75 per cento di No a Napoli ve lo meritate Pappagone, e anche Alberto Sordi.

La destra del No, che non si è mai vista ma ha operato fattivamente coordinata da Delmastro e da Bartolozzi, ha battuto la sinistra per il Sì, che si è vista anche troppo, bella con molta anima e pochi voti. Di Pietro le ha prese da Gratteri. Meloni da Schlein, senz’altro. Schlein forse da Conte, mai così pimpante. Il Foglio dal Fatto, che ora può accedere tranquillamente al finanziamento pubblico. Sopravvive solo il Nì di Renzi, questo stupendo furbacchione, che ha prevalso su Calenda, uomo di fortissimi princìpi. Ma non è una cosa seria, come sempre. Non ci saranno conseguenze apprezzabili. Questa primavera civile non sopravviverà all’estate. Oppure porterà a un governo di sinistra plurale, che farà più o meno le stesse cose di quello fascioliberale.

Gli unici per cui cambia qualcosa sono i magistrati. Non saranno responsabilizzati, non saranno depoliticizzati. Continueranno a promuoversi e a sanzionare i negligenti attraverso le correnti del Csm unico. Cantano “Bella Ciao” e ballano, stappano champagne e si preparano a ulteriori rese dei conti, peraltro già preannunciate. Cambia qualcosa anche per i cittadini comuni, che in fatto di diritti a un giusto processo con un giudice terzo e non orientato politicamente saranno sottoposti a una forte regressione. L’importante è che non cambino la politica estera e di difesa, per non parlare del bilancio pubblico; a parte alcune ambiguità e debolezze, sono un ancoraggio essenziale di un paese o di una nazione leggermente sbandati su altri piani, dove si voterebbe No anche all’abrogazione dei forni crematori e dell’antisemitismo e Sì all’abrogazione degli aiuti all’Ucraina, visto come vanno le cose. Il giornalismo ha fatto la sua figura. Si è detto che non avrebbero votato in molti e questo sarebbe stato il segno della vittoria del No. Sbagliato. Si è detto tutto e il contrario di tutto, sottolineando che la campagna referendaria era incomprensibile e violenta, invece è stata conflittuale, felicemente conflittuale, e comprensibilissima. Ma cambia anche qualcosa nel giornalismo. Il partito del No ha avuto in Repubblica la solita grande tribuna, ora, perfezionata la vendita, è il partito dell’Ochi, del No in greco moderno.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.