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Le cinque bufale di Pd, M5s e Avs sul referendum sulla giustizia
Magistrati indeboliti, il pericolo dei decreti attuativi, il sorteggio come strumento antidemocratico, l'Alta Corte controllata dalla politica e il pm super poliziotto. Tutti gli slogan dell'opposizione che non hanno aderenza con la realtà
Si chiude una campagna referendaria segnata da toni accesi e contrapposizioni nette. Ma accanto al confronto nel merito, non sono mancate semplificazioni e ricostruzioni controverse. Molte critiche avanzate dal fronte del No, infatti, vengono contestate da giuristi ed esperti. Ecco un’analisi delle principali accuse per capire cosa prevede davvero la riforma.
"L'obiettivo della riforma è indebolire l'autonomia della magistratura", dice il Pd
Alla base di questa accusa, scritta nelle slide del sito del Pd dove sono elencati i motivi per cui votare No, ci sarebbe la volontà del governo di sottoporre il pubblico ministero (pm) all'esecutivo. La segretaria del Pd Elly Schlein ha detto esplicitamente che la riforma avrà come conseguenza la sottoposizione del pm al governo. Questa tesi non trova fondamento nel testo della riforma. Augusto Barbera, ex presidente della Corte Costituzionale e cinque volte parlamentare per il Pci, nel libro intervista del Foglio uscito il 21 febbraio a cura di Ermes Antonucci, dice che il testo della riforma "non solo conferma le garanzie di autonomia e indipendenza per la magistratura previste dalla Costituzione vigente, ma le rafforza, perché esclude la possibilità che si possa incidere sulle garanzie di indipendenza dei pm con la legge ordinaria, imponendo invece il ricorso alla legge costituzionale. Qualunque norma che, entrata in vigore la riforma, dovesse attentare a quella indipendenza, dovrebbe essere sanzionata dalla Corte Costituzionale".
Attualmente, l'articolo 104 della Costituzione stabilisce che "la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". La riforma Nordio aggiunge a questa frase la seguente espressione: "Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente". Proprio come dice Barbera: una conferma di quanto oggi sta scritto e un rafforzamento delle garanzie di autonomia e indipendenza del pm.
"Le conseguenze concrete della riforma dipenderanno dalle leggi successive". L'allarme del M5s
Se dovesse vincere il Sì, alcuni aspetti della riforma dovranno trovare completamento attraverso i decreti attuativi. Quest'ultimi definiranno i dettagli operativi del nuovo sistema (come peraltro già avviene oggi). Tra i punti principali, i decreti stabiliranno il numero totale dei componenti dei due nuovi Csm (mantenendo però l'attuale proporzione tra magistrati e membri laici), le regole pratiche per estrarre a sorte i magistrati e, soprattutto, i due paletti che determinano quanto la politica potrà influenzare la scelta dei membri laici: la maggioranza richiesta al Parlamento per approvare la lista dei candidati e il numero di persone che dovranno farne parte prima che intervenga il sorteggio finale.
Il problema, e qui sta la bufala, è che detta così sembra che il governo possa fare come gli pare, stabilendo una maggioranza semplice per definire l'elenco dei candidati laici, così che questi possano essere espressione dell'esecutivo in carica. Non è così. Secondo il costituzionalista Giovanni Guzzetta, intervistato da questo giornale, è "fantadiritto". “La dottrina costituzionale - ha detto Guzzetta - ritiene che l’articolo 64 della Costituzione, che prevede il ricorso alla maggioranza semplice, non sia applicabile all’elezione di organi di garanzia, come il Csm. In altre parole, sulla base dei princìpi costituzionali è doveroso per il legislatore prevedere delle maggioranze qualificate per l’elezione dei componenti di tali organi. Quindi siamo nel mondo della fantasia, si tratta di un’affermazione priva di fondamento. Siamo al puro complottismo”.
Un dettaglio non da poco, dato che "maggioranza qualificata" significa avere i 2/3 dei voti o i 3/5, il che non permetterebbe alla maggioranza attuale di fare il bello e il cattivo tempo sulla definizione delle liste, ma sarebbe necessario un confronto anche con le opposizioni per definire la platea dei sorteggiabili per i due Csm e per l'Alta Corte a rappresentanza della quota laica. La premier Giorgia Meloni, nell'intervista al podcast di Mr. Marra e Fedez, ha detto che l'idea è quella di mantenere l'attuale impianto che prevede una maggioranza di tre quinti dei componenti del Parlamento.
Un'altra accusa molto frequente è quella secondo cui se i laici all'interno del Csm saranno dieci, la maggioranza potrebbe stilare un elenco di undici nomi e poi procedere al sorteggio, di fatto rendendo inutile il sorteggio stesso. Ma i decreti attuativi, oltre a essere controfirmati dal presidente del Repubblica, che difficilmente potrà accettare uno scenario del genere, devono anche rispettare i "principi e criteri direttivi" stabiliti dalla legge. In breve: se il metodo previsto per l'elezione è quello del sorteggio, stilare una lista così esigua di nomi tradirebbe la volontà del legislatore costituzionale, determinando una violazione degli articoli 101 e 104 che tutelano l'indipendenza della magistratura. Se anche si decidesse di mettere in atto una tale follia, gli strumenti per fermarla non mancherebbero di certo (la legge attuativa finirebbe dritta alla Corte costituzionale, che difficilmente esprimerebbe un giudizio favorevole).
"Il sorteggio al Csm è antidemocratico", accusa Avs
I motivi che hanno portato Avs a scrivere questa frase come ragione per votare No rimangono oscuri, ma il sorteggio non rappresenta un metodo inedito per il Csm e le istituzioni del paese. Innanzitutto, come scritto da Ermes Antonucci, "da ben nove anni il Csm ha deciso di sua iniziativa di usare il sorteggio" per selezionare i "magistrati che devono far parte delle commissioni d'esame per l'accesso in magistratura". Una questione di grande rilevanza: cosa c’è di più importante di stabilire chi può o meno diventare magistrato?
Non solo. La Costituzione prevede che a giudicare il presidente della Repubblica nei casi di alto tradimento o di attentato alla Costituzione sia la Corte Costituzionale integrata da sedici cittadini, che sono estratti a sorte da un elenco di quarantacinque cittadini scelti dal Parlamento in seduta comune. Anche la Corte d'Assise, che si occupa dei reati più gravi come omicidi o stragi, è composta, oltre che da due magistrati di professione, anche da sei semplici cittadini che vengono estratti a sorte e giudicano avendo lo stesso peso dei giudici, applicando il principio costituzionale della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia, secondo l'art. 102 della Costituzione.
Secondo i fautori del No, inoltre, il sorteggio non dovrebbe essere adottato perché al Csm potrebbero finirci magistrati impreparati. Antonio Leone, più volte parlamentare e consigliere laico del Csm dal 2014 al 2018, parlando con il Foglio ha detto che questa accusa è in realtà "una sciocchezza perché i magistrati sono valutati nel novantanove per cento dei casi come tutti bravi e competenti. Chi sostiene questo, peraltro, non conosce come funziona il Csm, la cui attività si basa principalmente sul lavoro della burocrazia interna (centro studi, magistrati segretari, funzionari, ecc.). Ecco perché non ha senso dire che al Csm devono andare solo i magistrati più preparati”.
Un'altra balla a cui spesso ricorre il fronte del No, ben descritta da un intervento pubblicato sul Foglio del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, è che il Csm sia un organo di rappresentanza e che dunque chi ne fa parte deve essere di diretta emanazione elettiva. Ma, secondo Mulè, "si tratta di un’eresia perché il Csm non è affatto organo di rappresentanza ma unicamente di alta amministrazione. Significa che il Csm si occupa di nomine, promozioni, trasferimenti e non deve, non può occuparsi di politica (che invece pretende il sistema elettivo dovendo rappresentare il popolo)". D'accordo su questo punto anche Guido Melis, ex deputato del Pd e storico della magistratura, che su queste colonne ha detto che il sorteggio è "l’unico strumento per togliere questa cappa che opprime tantissimi giovani e validi magistrati, che sono soprattutto donne”.
Secondo il Pd "l'Alta Corte è un tribunale politico per colpire i giudici"
Il fronte del No dimentica di dire che i giudici provenienti dalla magistratura costituiranno l’ampia maggioranza nell’Alta corte: 9 su 15. Altri tre giudici saranno nominati dal presidente della Repubblica e altri tre eletti tramite sorteggio dal Parlamento. Quindi non c'è nessuna possibilità che "la politica" controlli l'Alta Corte.
Anche Fabrizio Merluzzi, noto avvocato penalista e presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012, a questo giornale ha detto che nella costituzione di un'Alta Corte non ci vede "nulla di scandaloso. La riforma della legge professionale ha tolto ai consigli dell’ordine di appartenenza la funzione disciplinare proprio perché questo assetto non garantiva terzietà. Mi chiedo allora perché un’Alta corte di giustizia, che peraltro sarà composta per tre quinti da magistrati, dovrebbe rappresentare un pericolo".
Inoltre, il viceministro Francesco Paolo Sisto, parlando con il Foglio ha spiegato perché l'Alta Corte sarà utile per i cittadini: “Un organo autonomo e indipendente di disciplina rende più responsabile il giudice, che dovrà riflettere meglio su ogni scelta, e questo rappresenta un indubbio vantaggio per il cittadino sul piano delle garanzie”.
A ben vedere, anzi, grazie all'istituzione di questo nuovo organo si ottiene un rafforzamento del ruolo del capo dello stato, come sottolineato da Lorenza Violini, giurista e professoressa di Diritto costituzionale alla Statale di Milano: "Oggi il presidente ha un potere di raccordo con gli altri poteri dello stato e le funzioni di ordinaria amministrazione sono in realtà portate avanti dal vicepresidente del Csm e dai membri eletti dal Parlamento. Che nella formazione di questo nuovo organo ci possa essere un contributo diretto del presidente della Repubblica è un fattore positivo”.
"I pm non saranno più imparziali, ma super accusatori verso i cittadini comuni", dice il M5s
Accanto all'accusa di una sottomissione del pm all'esecutivo, c'è anche quella del pm "super-poliziotto", che perderebbe l'imparzialità diventando un avvocato dell'accusa, disinteressato alla ricerca di prove a discolpa degli indagati. In realtà, la riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.
Per quanto riguarda il rapporto tra pm e polizia giudiziaria, utilizzando ancora le parole di Augusto Barbera si può facilmente capire come il rischio descritto dalle opposizioni sia fuori dalla realtà. "L'articolo 112 della Costituzione stabilisce che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria", a testimonianza di come il collegamento tra pm e polizia esista già oggi. "La polizia dipende dal pm e su questo non cambierà niente - continua - I pm eserciteranno l'azione penale e non dovranno rispondere al potere politico. L'azione penale rimane obbligatoria non essendo stato toccato l'articolo 112 della Costituzione. D'altronde la parola ultima e decisiva su ogni iniziativa giudiziaria spetterà sempre al giudice, terzo, imparziale e soggetto solo alla legge". Mentre sul pubblico ministero che andrebbe solo alla ricerca di condanne, soprattutto nei confronti dei cittadini e dei più deboli, Barbera dice che non capisce "perché dovrebbe avvenire questo. Un pm che ha coscienza del proprio ruolo e ha onestà professionale porterà avanti l'accusa quando avrà in mano gli elementi per poterlo fare. E quindi tenendo conto anche di ciò che può essere portato a difesa dell'indagato. Non cambierebbe nulla".