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una ricognizione
Da Augusto Barbera a Bobo Craxi: la galassia di sinistra schierata per il Sì al referendum sulla giustizia
Deputati, senatori, filosofi e professori. All'interno dei partiti e nel mondo della giustizia sono tante le personalità che hanno deciso di schierarsi apertamente a favore della riforma Nordio, decidendo di scendere nel merito della questione senza calcoli elettorali
A meno di una settimana dal voto del 22 e 23 marzo sul referendum della giustizia, gli schieramenti sembrano ormai ben definiti. La riforma Nordio ha trovato grande sostegno tra i partiti di maggioranza, mentre l'opposizione ha concentrato i suoi sforzi per il No. In mezzo c'è tutta quella galassia - di sinistra e di centrosinistra - che invece ha tagliato il campo a metà e si è schierata per il Sì. Riformisti e progressisti, del mondo politico e non solo, che a volte vengono considerati dei traditori per non aver ceduto a logiche di appartenenza militare, preferendo scendere nel merito della questione, senza troppi calcoli elettorali.
La prima sfumatura si coglie nel Pd: se infatti la segretaria dem Elly Schlein ha duramente contrastato la riforma nelle utlime settimane, tra le fila del suo partito alcune importanti personalità voteranno Sì. In primis la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, che ha parlato di "una riforma giusta", che "va sostenuta anche se varata dal centrodestra". E poi una sfilza di esponenti dem di rilievo che orbitano intorno al partito e che si sono riuniti sotto il Comitato "Sinistra per il Sì". Tra questi c'è Stefano Ceccanti (ex deputato del Pd), Anna Paola Concia (già deputata Pd, femminista, attivista dei diritti civili), Cesare Salvi (già parlamentare del Partito Democratico), Enrico Morando (ex Parlamentare dem e viceministro con i governi Renzi e Gentiloni) e tanti altri che si legano professionalmente a incarichi che riguardano il mondo della giustizia, ma ci torniamo dopo.
Tra i partiti si registra il Sì anche del partito di Carlo Calenda, Azione. "La riforma era nel nostro programma", ha detto più volte Calenda, fugando ogni dubbio su cosa voterà. Mentre +Europa mantiene una posizione più ambigua: anche se storicamente i Radicali sono a favore della separazione delle carriere (e lo sono anche per questa riforma), lo scontro quotidiano che viene ingaggiato col governo non ha permesso una campagna referendaria particolarmente entusiasmante. Basta farsi un giro sui social del partito per capire quanto dopotutto non sia una questione troppo pubblicizzata. Matteo Renzi, invece, ha dato libertà di voto a tutti gli elettori di Italia viva, il partito del quale è il leader. Alcuni esponenti dello stesso, però, hanno lavorato apertamente per il Sì. Tra questi c'è Raffaella Paita, convinta che "la giustizia italiana abbia bisogno di una riforma e che sia del tutto salutare una separazione di ruoli tra pubblici ministeri e giudici”. Ma ancora, una delle posizioni più nette arriva dal Partito socialista italiano: "Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista", ha detto il segretario Enzo Maraio. Una scelta che trova d'accordo i socialisti di oggi e di ieri, da Bobo Craxi a Fabrizio Cicchitto.
Poi ci sono le personalità che forse incidono di più sul voto, cioè coloro che hanno lavorato per una vita intera all'interno della magistratura, conoscendone i funzionamenti, i pregi e i difetti. A rappresentarle c'è Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro progressista. È il frontman del mondo progessista per il Sì. Da sabato 21 febbraio è in edicola con Il Foglio un nuovo volume dove Ermes Antonucci intervista proprio Barbera, così da poter rispondere punto per punto a ogni domanda che arriva dal fronte del No.
E infine dal mondo accademico e intellettuale, come la filosofa e storica Claudia Mancina,componente della Direzione del Pd. A unirsi ci sono anche Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio, portatori sani della cultura politica della Quercia, ovvero l'identità del Partito Democratico della Sinistra (PDS). Tra questi non si può dimenticare Marco Minniti, ex ministro dell'interno nonché figura chiave del governo D'Alema.