Giuseppe Marra (foto Ansa)
il caso
La storia del giudice Marra, che ricevette da Davigo i verbali segreti di Amara e non denunciò
Il magistrato protagonista del fuorionda con Grosso (presidente del Comitato del No) non è nuovo a vicende discutibili sotto il profilo dell’opportunità. Il caso dei verbali segreti ricevuti da Davigo, mai denunciati e poi distrutti
Non si placano le polemiche per il fuorionda in cui Enrico Grosso (presidente del Comitato del No istituito dall’Anm) è stato pizzicato, prima di un evento sul referendum, a dialogare con il presidente del tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, sul merito di una causa ancora pendente e che li vede coinvolti entrambi, nei rispettivi ruoli di avvocato e giudice. Una causa non da poco, poiché potrebbe portare addirittura alla decadenza dell’attuale presidente della Regione, Renzo Testolin. Ma non è la prima volta che il giudice Marra finisce al centro di vicende discutibili per un magistrato sotto il profilo dell’opportunità. Da giugno 2019 al gennaio 2023, Marra è stato membro togato del Consiglio superiore della magistratura per la corrente Autonomia e indipendenza, fondata dall’ex pm Piercamillo Davigo, poi condannato in via definitiva per rivelazione di segreto d’ufficio per il caso dei verbali di Amara sulla loggia Ungheria. Si dà il caso che Marra sia stato coinvolto anche in questa vicenda, con una condotta che ha addirittura portato all’apertura di un’indagine nei suoi confronti con accuse molto gravi.
Nella primavera del 2020 Davigo (all’epoca membro del Csm) si fa consegnare dal pm milanese Paolo Storari i verbali degli interrogatori resi da Amara, coperti da segreto, e poi ne rivela il contenuto a svariati componenti del Csm, contribuendo a quella che è stata definita una “fuga di notizie senza precedenti” (i verbali finirono per essere recapitati pure ad alcuni giornali). Tra i consiglieri a cui Davigo rivela il contenuto dei verbali c’è, appunto, proprio il suo amico e collega di corrente Giuseppe Marra. L’ex pm di Mani pulite dice a quest’ultimo che Amara aveva parlato dell’esistenza di una presunta loggia massonica di cui facevano parte anche due consiglieri del Csm, cioè Sebastiano Ardita e Marco Mancinetti (la storia della “loggia Ungheria” si è poi rivelata infondata in sede giudiziaria). Lo scopo di Davigo è soprattutto quello di mettere in guardia il suo collega dall’avere contatti con Ardita, che all’epoca faceva ancora parte della corrente davighiana ed era legato a Marra da un rapporto di amicizia. Davigo non si limita a mostrare i verbali segreti a Marra, ma gliene lascia persino una copia sulla sua scrivania.
Cosa fa Marra? Anziché denunciare la palese violazione del segreto investigativo, conserva i verbali nel suo ufficio. Nei mesi seguenti, il contenuto dei verbali finisce inevitabilmente sui giornali e nel marzo 2021, durante le indagini sulla diffusione illecita dei verbali, vengono disposte perquisizioni a carico di Marcella Contrafatto, segretaria di Davigo al Csm. Appresa la notizia, Marra chiede e ottiene un incontro con Davigo, per capire se a lasciare i verbali sulla sua scrivania era stato lui stesso o la sua segretaria. Davigo risponde di essere stato lui. Dopo qualche settimana Marra distrugge i verbali. “Li strappai, li misi in una busta grande e la buttai in un cassonetto della spazzatura”, dirà Marra al processo ai danni di Davigo.
Il comportamento di Marra non è passato inosservato. Nel gennaio 2023 il gup di Roma, Nicolò Marino, proscioglie Contrafatto dall’accusa di calunnia, ma censura fortemente la condotta non solo di Davigo, ma anche di Marra: “E’ veramente allarmante che un magistrato togato, componente del Csm, prima di distruggere i verbali, si sia confrontato con il dott. Davigo, raggiungendolo a Milano, per verificare se gli stessi fossero stati portati sul suo tavolo direttamente da lui o tramite la Contrafatto; evidentemente aveva ben chiaro come la disponibilità di quei verbali apparisse, oltre che ingiustificata, anche imbarazzante”. Per queste ragioni, Marino ritiene che Marra avrebbe commesso i reati di omessa denuncia e di soppressione di corpo del reato. La prima accusa viene rivolta anche nei confronti di un altro consigliere del Csm dell’epoca, Giuseppe Cascini.
In seguito agli accertamenti di Marino, la procura di Roma ha poi deciso di iscrivere nel registro degli indagati Marra e Cascini. Dell’esito del procedimento non si è più saputo nulla (si può ipotizzare quindi che sia stato archiviato, anche se sarebbe interessante conoscerne le motivazioni).
Nonostante la vicenda a dir poco controversa, nell’aprile 2025 il plenum del Csm ha nominato Marra come nuovo presidente del tribunale di Aosta. Il resto, incluso il caso Grosso, è storia.