Andrea Reale (foto LaPresse)

l'intervista

“Al referendum voto Sì”, dice Andrea Reale, giudice e membro del direttivo dell'Anm

Ermes Antonucci

Il giudice della Corte d'appello di Catania: "La separazione delle carriere consente la piena attuazione del principio del giusto processo. Il sorteggio è un fortissimo antidoto alle degenerazioni correntizie”

“Al referendum voterò Sì. La scelta è frutto di una lunga riflessione, perché su alcuni aspetti della riforma costituzionale avevo dei forti dubbi. Ma il confronto con autorevoli giuristi, avvocati e colleghi mi ha convinto del fatto che nel testo della riforma vengono preservate tutte le prerogative di autonomia e indipendenza della magistratura oggi esistenti”. Lo dice al Foglio Andrea Reale, giudice della Corte d’appello di Catania e membro del Comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati. E’ il secondo componente del direttivo dell’Anm, dopo la giudice Natalia Ceccarelli, a schierarsi per il Sì, rompendo il fronte unico dell’opposizione dell’Anm alla riforma Nordio. 

 

“Nella mia carriera ho svolto anche le funzioni di giudice delle indagini preliminari e mi sento di escludere che, fino a oggi e nell’attuale assetto, i gip abbiano mai sottoposto una persona indagata a una misura cautelare soltanto perché il pm era loro amico o collega. Questa è una bufala e va spiegata ai cittadini. Ciò detto, la separazione delle carriere rappresenta la conseguenza inevitabile della riforma del processo in senso accusatorio e consente di dare piena attuazione all’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo”, afferma Reale. 

 

Il sorteggio delegittima la magistratura? “Assolutamente no, anzi valorizza le singole individualità dei magistrati, che attuano la giurisdizione perché hanno vinto il concorso e per dettato costituzionale (articolo 107) si distinguono fra loro soltanto per diversità delle funzioni svolte”, replica Reale. “Il magistrato che esercita compiti delicatissimi ogni giorno in un’aula di giustizia è assolutamente capace e idoneo a svolgere le funzioni di alta amministrazione che deve svolgere il componente del Csm. Il sorteggio è un fortissimo antidoto alle degenerazioni correntizie”. 

 

C’è chi dice dal fronte del No, incluso il presidente dell’Anm Cesare Parodi, che col sorteggio verrebbe meno il carattere rappresentativo del Csm. “Si confonde il lato associativo della magistratura con il lato istituzionale – replica Reale –. Nessuno vuole sottrarre all’associazionismo il doveroso pluralismo. Nessuno mai ha detto di abolire le correnti. Il punto è rendere di nuovo imparziale e trasparente il funzionamento del Csm, che è un organo istituzionale di alta amministrazione della magistratura, dove la rappresentanza politica non deve entrare. Proprio questa logica di rappresentanza ha portato il Csm a macchiarsi di scelte basate sull’appartenenza, anziché sul merito e sui principi di buon andamento ed efficienza della giustizia”. 

 

D’altronde, prosegue Reale, “le correnti non hanno mai fatto alcuna selezione basata sulla preparazione tecnico-amministrativa dei candidati, e gli scandali che si sono susseguiti ne sono la conferma più lampante”. Da giorni il presidente Parodi risponde alle critiche sull’influenza delle correnti citando un dato: su circa 9.000 iscritti all’Anm solo 2.000 sarebbero iscritti alle correnti. “Proprio questo dato dimostra in realtà che un’esigua minoranza, che è meno del 25 per cento degli iscritti all’Anm, di fatto controlla in modo quasi militare sia l’Anm sia il Csm”, risponde Reale, sottolineando che quasi tutti i consiglieri togati del Csm sono iscritti o vicini alle correnti (eccezion fatta per Andrea Mirenda, eletto appunto tramite sorteggio) e che al direttivo dell’Anm soltanto due componenti su trentasei non hanno tessere di correnti. 

 

“Sarà importante, però, che le leggi attuative stabiliscano una serie di criteri per l’eleggibilità al Csm, come l’anzianità di servizio (almeno la terza o quarta valutazione di professionalità, come già previsto dalla legge Cartabia) e l'assenza di demeriti e problemi disciplinari, valutando  se inserire nel ‘paniere’ chi abbia svolto incarichi direttivi e semidirettivi o nei consigli giudiziari”, aggiunge Reale. Lo stesso dicasi per il sorteggio dei laici: “Per rendere effettivo il sorteggio sarà necessario che la legge attuativa preveda una platea iniziale di almeno 1.500 professori universitari e avvocati”.

 

Reale giudica infine positiva l’istituzione dell’Alta corte disciplinare: “Affidando la funzione disciplinare a un organo esterno al Csm si dà finalmente piena terzietà a un’attività di tipo giurisdizionale. Il Csm non può continuare a mantenere contemporaneamente le funzioni amministrative e, con riferimento al solo disciplinare, quelle giudiziarie. Questa è un’anomalia”, conclude Reale.
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]