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Percentuali e referendum
Numeri e parole che servono al Sì per vincere. Parla Giuseppe Calderisi
"La via del contrasto alle decisioni della magistratura politicizzata che ostacola l’azione del governo su immigrazione e sicurezza avvalora la tesi - infondata - che la riforma intenda sottoporre la magistratura al controllo del governo", dice l'ex parlamentare radicale e di Forza Italia
Che cosa servirebbe al governo per vincere il referendum? Ne parliamo con Giuseppe Calderisi, grande esperto di regolamenti istituzionali, già parlamentare radicale e di Forza Italia e componente del Comitato scientifico della Fondazione Magna Carta. “Si può partire”, dice, “dall’affluenza alle urne necessaria perché il Sì possa vincere. Secondo diversi sondaggi usciti negli ultimi giorni, più sale l’affluenza più il Sì può farcela - dipenderà dalla capacità del centrodestra di portare al voto i propri elettori. Ma, a mio avviso, la percentuale si colloca a un livello decisamente più alto rispetto alle percentuali uscite”. Calderisi parte dai dati assoluti, e cioè dai “51,5 milioni di elettori, di cui 46 ml in Italia e circa 5,5 ml all’estero. Si prenda poi come riferimento i referendum abrogativi del giugno 2025: il campo largo portò allora a votare oltre 13 ml di elettori (12,250 ml in Italia, 780 mila all’estero, dato da tenere in grande considerazione). E’ un valore rilevante, considerando che era certa e nota la mancanza del quorum. Difficile ritenere che per il referendum sulla giustizia non aumenti. Ipotizziamo che possa crescere da 1 a 2 milioni circa per complessivi 14-15 ml (Italia più estero). I Sì, pertanto, dovrebbero essere almeno 15 ml”.
In base al precedente referendum confermativo del 2016, si può considerare, dice Calderisi, “una stima di circa mezzo milione di schede non valide (incluse le bianche). Occorrerebbe pertanto che andassero a votare almeno 30,5 ml di elettori, pari a un’affluenza complessiva (Italia più estero) di oltre il 59 per cento; il che significa che, in Italia, l’affluenza deve essere di circa il 61,5 per cento, altrimenti il referendum potrebbe vincere sul territorio nazionale (la sera del 23 marzo), ma perdere nel complesso (la mattina dopo). Infatti all’estero i No, grazie all’azione della Cgil, potrebbero arrivare a quasi 1 milione contro i 3-400 mila Sì”. “Il fronte del No”, dice Calderisi, si sta rafforzando, mentre l’elettorato di centrodestra deve essere ancora mobilitato, ma è opinabile l’efficacia della comunicazione della maggioranza”. In che senso? “La via del contrasto alle decisioni della magistratura politicizzata che ostacola l’azione del governo su immigrazione e sicurezza avvalorano la tesi - infondata in base al testo della legge costituzionale - che la riforma intenda sottoporre la magistratura al controllo del governo; pertanto rafforzano la comunicazione del No. E pesa molto l’incapacità culturale di Meloni e di FdI di comunicare una riforma liberale e di civiltà giuridica, volta a tutelare i diritti del cittadino qualunque”.
Che cosa dovrebbe fare la premier? “Prenda alcuni dei tantissimi casi di mala giustizia in cui cittadini qualunque sono stati messi alla gogna, per essere assolti dopo molti anni, solo perché giudici non terzi non hanno verificato il fondamento delle inchieste dei pm; ed esponga i numeri patologici di proscioglimenti e assoluzioni tardivi”.