Andrea Mirenda
l'intervista
“Le correnti hanno ignorato il monito di Mattarella”. Parla Andrea Mirenda (Csm)
Il consigliere indipendente del Csm: "Non sono bastati i moniti dei presidenti Scalfaro, Ciampi, Napolitano e, da ultimo, quelli ripetuti e accorati di Mattarella a porre un freno alle logiche subordinanti della correntocrazia, prima e vera minaccia all’indipendenza del magistrato"
“Appena il capo dello stato si è allontanato, è subito andato in scena il solito teatrino fatto di contrapposizioni nette e logiche di sodalità tanto evidenti quanto intollerabili”. Non usa mezzi termini Andrea Mirenda, consigliere indipendente del Csm, nel commentare lo “spettacolo” messo in scena dalle correnti al plenum di mercoledì del Csm dopo il monito del presidente Mattarella. Il Consiglio si è spaccato in due su tre nomine importanti. “Il pericolo di logiche politiche sottese alle nomine non è affatto cosa futura, legata alla pretesa sprovvedutezza di chi sarà sorteggiato, ma è invece realtà odierna sulla quale Anm e i satelliti del No astutamente non dicono nulla”, attacca Mirenda.
Le nomine che hanno spaccato il plenum del Csm sono state quelle del nuovo procuratore di Venezia (14 voti per Alessandra Dolci, 14 per Sebastiano Ardita: la prima ha prevalso per maggiore anzianità), del nuovo procuratore di Potenza (Camillo Falvo ha ottenuto 14 voti, contro gli 11 per Maurizio Cardea), e del procuratore aggiunto di Milano (anche qui 14 voti per Calogero Piscitello e 14 per Sergio Demontis: il primo ha prevalso per anzianità). Impossibile non notare come, ancora una volta, le correnti si siano spaccate su nomine che riguardano le procure. “Le procure costituiscono il boccone ghiotto del nominificio. L’ho ricordato anche nell’ultimo plenum. Su di esse, specie quando di rilievo, si scatenano gli appetiti delle correnti, resi oltremodo evidenti dal numero degli aspiranti comparato a quello degli uffici giudicanti”, afferma Mirenda. Perché tutto questo interesse per le procure? “La risposta è agevole e va rintracciata nella struttura gerarchica di quell’ufficio e nella straordinaria incidenza delle sue iniziative nei rapporti sociali e politici del nostro paese. Intuibile, allora, la corsa delle correnti all’accaparramento delle nomine, sovente secondo logiche di contiguità politica rese a suo tempo più che evidenti nello scandalo dell’Hotel Champagne”, spiega il consigliere indipendente.
In molti nelle ultime settimane citano un dato per sostenere che in realtà il sistema correntizio sarebbe ormai un lontano ricordo: l’80 per cento delle delibere viene approvato dal Csm all’unanimità. Ma questo dato significa veramente che quel sistema spartitorio è stato superato? “Ai tempi della consiliatura di Palamara, come orgogliosamente rivendicava nel 2017 l’allora consigliere Galoppi, le nomine erano quasi sempre unanimi. Come agì il correntismo lo sappiamo bene: tre a me, due a te, uno a loro, 1/2 agli altri... L’80 per cento odierno non pare, quindi, un gran vanto e men che meno un dato rassicurante”, risponde Mirenda. “Le decisioni unanimi odierne sono sovente precedute da una messe di revoche non sempre agevolmente spiegabili, tanto da giungere a prestigiose nomine direttive con un solo aspirante. Comunque, la gran parte di esse attengono a incarichi giudicanti minori, non rilevanti ai fini del consenso interno. Il conflitto deflagra, invece, lì dove c’è la polpa correntizia. Basterà citare l’ultima seduta di plenum, dove le proposte contrapposte, accompagnate da motivazioni pletoriche, riguardavano proprio tre procure”.
Nei giorni scorsi abbiamo ricordato su queste pagine i numerosi richiami avanzati dal capo dello stato negli ultimi anni in favore di maggiore trasparenza nelle decisioni del Csm. Appelli che sembrano rimasti inascoltati. “Direi proprio di sì. Dalla Scuola superiore della magistratura ai posti alla Dna, passando per le principali procure italiane e per l’allegra spartizione delle presidenze delle commissioni, della dirigenza dell’ufficio studi e delle altre varie articolazioni consiliari, a me pare – ma posso sbagliare – che di trasparenza se ne veda assai poca. Di lottizzazione quanta ne vuole…”, nota Mirenda.
Nel suo monito di mercoledì Mattarella ha richiamato tutti al rispetto del Csm come istituzione. Ma le correnti, con la loro presenza al Consiglio e il ricorso sistematico a logiche di appartenenza anziché di merito, il Csm lo rispettano? “Assolutamente no. E non sono bastati i moniti dei presidenti Scalfaro, Ciampi, Napolitano e, da ultimo, quelli ripetuti e accorati del presidente Mattarella a porre un freno alle logiche subordinanti della correntocrazia, prima e vera minaccia all’indipendenza del magistrato”, afferma Mirenda.
“Diciamolo chiaramente – prosegue il consigliere – l’onore e il prestigio del Csm sono offesi principalmente dal mercantilismo delle correnti. Quale credibilità avrà mai la discrezionalità tecnica esercitata da conventicole prone all’arbitrio in favore dei sodali? In questa situazione ci sarà sempre un cono d’ombra terribile. Potremmo, poi, discutere a lungo se ciò sia o meno espressione di gruppi di potere esterni all’organo consiliare ma resta un fatto incrollabile: l’offesa arrecata al prestigio del Csm dall’interno è quella più pericolosa, quella contro cui è poi difficile difendersi, perché nascosta nelle pieghe di regole solo apparenti”, conclude Mirenda.