il caso
La paradossale campagna per il No di Giovanni Salvi, ex pg della Cassazione
L'ex magistrato è tra i più attivi contro la riforma Nordio, ma da procuratore generale della Cassazione fu lui a trasformare lo scandalo Palamara in un'amnistia generalizzata per le toghe, spingendo la politica a intervenire
“Se noi magistrati ci fossimo autoriformati non si sarebbe giunti a questa riforma da parte della politica”, ha detto ieri al Foglio in modo efficace la giudice Natalia Ceccarelli, componente del direttivo dell’Anm. Ed è paradossale che tra i più attivi sostenitori del No al referendum ci sia oggi l’ex magistrato Giovanni Salvi, che proprio nel periodo successivo allo scandalo Palamara è stato procuratore generale della Cassazione, quindi titolare dell’azione disciplinare nei confronti delle toghe. Se lo scandalo si è risolto in una sorta di amnistia generalizzata (esclusa la punizione di pochi capri espiatori) è proprio a causa di una serie di decisioni adottate da Salvi e che vale la pena ricordare.
La giustizia disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti nella celebre riunione all’Hotel Champagne dell’8 maggio 2019 è stata rapidissima. Luca Palamara (ex presidente dell’Anm ed ex leader di Unicost) è stato radiato, mentre gli altri cinque magistrati (nel frattempo dimessisi dal Csm) sono stati sanzionati con la sospensione dalle funzioni su richiesta della procura generale della Cassazione. A quel punto, però, la giustizia disciplinare si è fermata di fronte all’ondata di melma emersa dalle chat trovate nel cellulare di Palamara.
Il 22 giugno 2020, il pg della Cassazione Giovanni Salvi ha adottato una circolare in cui si stabilisce che tutti i magistrati che avevano praticato “attività di autopromozione” con Palamara non avevano commesso illecito disciplinare. Insomma, se nel corso di una procedura al Csm per decidere chi nominare a capo di una procura o di un tribunale un magistrato aveva scavalcato un proprio collega grazie al rapporto personale intrattenuto con Palamara e a un’attività di autopromozione, questo magistrato non aveva commesso alcun illecito: così stabilì Salvi.
Non pago, Salvi ha poi adottato una nuova circolare in cui si stabiliva che “anche con riguardo a condotte scorrette gravi l’illecito disciplinare può tuttavia risultare non configurabile quando il fatto è di scarsa rilevanza”. Come una condotta gravemente scorretta possa essere considerata di scarsa rilevanza non è dato sapersi.
Infine, Salvi ha adottato un’ulteriore circolare in cui ha stabilito che, a differenza di quella penale, l’archiviazione disciplinare non può essere comunicata al cittadino (o al suo avvocato) che ha segnalato l’abuso disciplinare del magistrato, riservandosi il potere di interdirne la conoscenza anche al magistrato indagato, all’Anm e perfino al Csm.
Il risultato di tutto ciò, come sottolineò nel giugno 2022 Rosario Russo (ex sostituto procuratore generale della Cassazione) in una missiva inviata alle massime istituzioni del paese, è che, se si escludono le sanzioni adottate nei confronti di Palamara e dei colleghi che si ritrovarono all’Hotel Champagne, “non si ha notizia che tutte le gravissime e numerose scorrettezze documentate dalle famose chat siano state trattate e sanzionate in sede disciplinare o abbiano provocato il trasferimento d’ufficio”.
Non solo. Come abbiamo raccontato nell’inchiesta pubblicata lunedì, diversi consiglieri del Csm beccati a “brigare” con Palamara per le nomine (come Nicola Clivio e Massimo Forciniti) sono stati pure promossi dallo stesso Csm, cioè hanno ottenuto una valutazione di professionalità positiva relativa proprio al periodo delle loro interlocuzioni con Palamara.
A rendere paradossale il caso Giovanni Salvi non è tanto la sua distanza ideologica dal fratello Cesare Salvi (ex ministro del Lavoro con D’Alema e Amato ed ex dirigente del Pds e dei Ds, favorevole alla riforma Nordio), ma il fatto che l’ex pg della Cassazione oggi sia impegnato in prima fila a sostenere il No al referendum senza rendersi conto di aver contribuito al clima politico che poi ha portato alla riforma costituzionale. “Non penseremo mica che il sistema Palamara ruotasse soltanto attorno a cinque magistrati? Sono stati salvati tutti quelli che, appartenendo a determinate correnti, sono stati protetti e le loro intercettazioni non sono mai state pubblicate”, ha detto Carlo Nordio pochi giorni fa in televisione.
Come se non bastasse, per propagandare il No Salvi celebra la giustizia disciplinare dei magistrati. “E’ la più severa a livello europeo”, ha detto all’assemblea del No svoltasi a Roma un mese fa. Peccato che, come abbiamo evidenziato su queste pagine, i dati del Consiglio d’Europa smentiscano questa affermazione, dimostrando che non è affatto vero che il Consiglio superiore della magistratura italiano sia il più severo nel valutare sul piano disciplinare le condotte delle toghe (anzi, il tasso di magistrati sanzionati si colloca al di sotto della media europea: 0,4 per cento contro lo 0,76 per cento).
Un altro dato è certo: è anche a causa delle decisioni di Salvi se dopo lo scandalo Palamara la magistratura italiana non ha condotto alcuna reale pulizia al suo interno, né portato avanti una seria autocritica delle sue distorsioni.