il caso

Gratteri ora assegna patenti di onestà sul referendum. E il fronte del No tace

Ermes Antonucci

L'incredibile dichiarazione del procuratore di Napoli ("Le persone perbene voteranno No, gli indagati e i massoni voteranno Sì") non è un'opinione ma un anatema, oltre che un insulto a milioni di italiani. Il Csm apre una pratica. Ma Anm e Pd restano in silenzio

C’è un punto in cui la legittima partecipazione al dibattito pubblico sconfina nella predica morale, e dalla predica si scivola facilmente nella scomunica. Le incredibili parole pronunciate sul referendum dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, in una  intervista video al Corriere della Calabria (“Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”) appartengono a quest’ultima categoria: non sono un’opinione, ma un anatema. Oltre che un insulto a milioni di italiani pronti a votare in favore della riforma Nordio.

 

Come evidenziato dall’Unione camere penali, con le sue affermazioni Gratteri “riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto”. Divide il corpo elettorale in giusti e reprobi, in puri e impuri. Da una parte “le persone perbene”, dall’altra un indistinto coacervo di indagati, imputati, poteri occulti. In sfregio alla presunzione di innocenza e a un dibattito sano, ancorato al merito della riforma Nordio.

 

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è detto “basito dalla grave dichiarazione” di Gratteri, accusandolo di “alzare e di parecchio i toni dello scontro politico”. Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha invitato a “un dibattito sobrio”. Oltre sessanta magistrati schierati per il Sì hanno preso posizione scusandosi con i cittadini “che si sono sentiti oltraggiati” dalle parole di Gratteri, ricordando che “la cultura della giurisdizione è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera”, e sfidando provocatoriamente il procuratore di Napoli: “Sig. Gratteri, ci indaghi tutti”. Netta anche la reazione del vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani: “Quello di Gratteri, insieme a quello del Partito democratico di ieri, è il miglior spot a favore del Sì. Minacciare, aggredire, insultare chi la pensa in maniera diversa è veramente antidemocratico. Per questo mi pare che le parole di Gratteri siano un attacco alla libertà di ciascuno”.

 

Che un procuratore della Repubblica – cioè un magistrato che esercita l’azione penale in nome del popolo italiano – scelga di utilizzare categorie morali per orientare un voto politico è un fatto che dovrebbe inquietare chiunque abbia a cuore la separazione dei poteri. Non perché ai magistrati sia vietato avere opinioni, ma perché la forza della loro funzione risiede nella sobrietà, nell’equilibrio, nella consapevolezza del peso delle parole. Mentre il vicepremier Matteo Salvini annuncia di voler denunciare il procuratore, il Csm apre una pratica, che si affianca alla segnalazione alla Corte di Cassazione "per valutare l'eventuale sussistenza di profili disciplinari".

 

Ma a sorprendere, ancor più delle parole di Gratteri, è il silenzio del fronte del No. Se davvero quella parte rivendica di difendere i diritti dei cittadini, dovrebbe essere la prima a dire che nessun magistrato può distribuire patenti di onestà in base alla scheda elettorale. Invece dall’Associazione nazionale magistrati, dal Pd e da tutto il centrosinistra non è giunta alcuna presa di distanza dalle dichiarazioni di Gratteri. Che uno dei principali sponsor del No insulti gli italiani evidentemente non è un problema.
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]