Giulio Prosperetti (foto Ansa)
l'intervista
"La riforma Nordio migliora la giustizia. Voterò Sì". Parla Prosperetti, vicepresidente emerito della Consulta
"La separazione delle carriere consente di completare la riforma del processo in senso accusatorio, il sorteggio elimina la logica correntizia al Csm", dice l'ex giudice della Corte costituzionale Giulio Prosperetti. "Contrastando la riforma, la sinistra difende il codice Rocco"
“Non è vero che la riforma Nordio riduce l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. La separazione delle carriere tra pm e giudici consente di completare la riforma del processo in senso accusatorio del 1989, mentre il sorteggio elimina la logica correntizia all’interno del Csm. Tutti i membri togati oggi votano secondo le indicazioni delle correnti per decidere su valutazioni, nomine e anche sanzioni disciplinari dei magistrati. Questo è inaccettabile”. Lo dice al Foglio Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale (è stato giudice alla Consulta dal 2015 al dicembre 2024), tra i promotori del Comitato “Popolari per il Sì” al referendum, che ieri il Tar del Lazio ha confermato si terrà il 22 e 23 marzo, respingendo i ricorsi dei comitati del No. Prosperetti commenta anche le recenti dichiarazioni espresse dal cardinale Matteo Zuppi: “Chi ci ha intravisto un invito a votare No ha frainteso le parole di Zuppi”.
“La separazione delle carriere è una conseguenza logica della riforma Vassalli del 1989”, spiega Prosperetti, affrontando la prima novità prevista dalla riforma costituzionale. “Accusare e giudicare sono due vocazioni diverse. Con la riforma del processo in senso accusatorio il pm è stato posto sullo stesso livello del difensore dell’imputato, ma a causa di fattori politici la riforma non è stata completata. E’ avvenuta una separazione solo formale: poiché le carriere sono rimaste unificate, il pm ha continuato a essere per certi versi compagno di scrivania del giudice”, afferma Prosperetti.
“E’ paradossale che la carriera di un giudice dipenda dalle decisioni di un Consiglio superiore della magistratura composto anche da consiglieri eletti tra i pubblici ministeri”, evidenzia il vicepresidente emerito della Consulta, per poi soffermarsi su un’argomentazione molto utilizzata dal fronte del No: quella secondo cui le molte assoluzioni sarebbero la dimostrazione dell’imparzialità dei giudici rispetto ai pm. “Io direi che il dato dimostra il contrario. La verità è che almeno la metà dei processi che terminano con l’assoluzione doveva essere archiviata, quindi il cittadino innocente non doveva essere rinviato a processo, subendo magari il carcere o gli arresti domiciliari, e comunque anni di accuse che hanno distrutto la sua reputazione. La vera pena nel nostro sistema è il processo, e l’essenza della separazione delle carriere sta proprio in questo. Soltanto un giudice dell’udienza preliminare veramente indipendente e distaccato dal pm può decidere in una posizione di piena autonomia e terzietà se mandare o meno un cittadino a processo”, sottolinea Prosperetti.
Prosperetti ricorda anche che “la separazione delle carriere era prevista nel programma del 1994 del Partito popolare italiano”, un dato che sembra essere stato dimenticato da diversi politici provenienti dalle file del Ppi, come Rosy Bindi e Giovanni Bachelet, oggi schierati sul No. “Ma soprattutto – prosegue Prosperetti – questa riforma è sempre stata voluta dalla sinistra, che invece oggi la contrasta. Praticamente la sinistra oggi difende il codice Rocco”.
Prosperetti non intravede alcun attentato alla magistratura neanche nell’introduzione del sorteggio per l’elezione dei togati al Csm: “Come ha ben sottolineato il presidente emerito della Corte costituzionale, Augusto Barbera, il Csm non è un organo di rappresentanza politica dei magistrati. Non è il parlamentino delle toghe, ma un organo di garanzia della loro autonomia e indipendenza. La legge ordinaria stabilirà le procedure precise del sorteggio, ma non si può sostenere, come fanno in molti, che con questo strumento rischiano di finire al Csm magistrati impreparati. Ma come, un magistrato può infliggere l’ergastolo a un cittadino e poi non sarebbe in grado di decidere sugli aspetti che riguardano la carriera dei colleghi?”. “Ricordo inoltre – prosegue Prosperetti – che oggi il sorteggio è previsto in Costituzione per integrare la Corte costituzionale nei procedimenti di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica, così come per la composizione del Tribunale dei ministri e per la selezione dei giudici popolari della Corte d’assise. Insomma, la previsione del sorteggio non è una stranezza”.
Negli ultimi giorni hanno fatto discutere le dichiarazioni espresse dal cardinale Zuppi: “Chi ci ha intravisto un invito a votare No ha frainteso le sue parole”, dice Prosperetti. Però Zuppi ha parlato di “equilibrio di potere da preservare”. “Più che un equilibrio dei poteri da preservare c’è un equilibrio da ristabilire”, replica Prosperetti: “C’è una magistratura che accusa, che conduce indagini, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, spesso spendendo milioni per intercettazioni, che però si confronta con una magistratura giudicante che non è messa nelle condizioni di prendere decisioni in maniera completamente autonoma e terza. La riforma mira a risolvere questa situazione”.