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"petulanti litanie"
Nordio relaziona sulla giustizia e manda in tilt il Pd su Bettini e il referendum
Alla Camera il ministro loda la “manifestazione di sincerità” espressa sul referendum da Bettini (che pur essendo favorevole alla riforma voterà No per andare contro il governo Meloni) creando imbarazzo tra i dem
Più che una seduta sull’amministrazione della giustizia, oggi alla Camera è andata in scena una seduta sullo stato confusionale della sinistra attorno al referendum sulla giustizia. A far scattare il dramma nel Pd è stato proprio il Guardasigilli Carlo Nordio, che presentando al Parlamento la relazione annuale sulla giustizia del 2025 ha parlato anche della riforma costituzionale e della “manifestazione di sincerità” espressa da un “membro dell’opposizione, che ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto estremamente politico che sarà pro o contro Meloni, lui voterà contro”. Il ministro è stato interrotto dalle proteste che si sono levate dai banchi dell’opposizione. “E’ stato l’onorevole Bettini, lo abbiamo letto sui giornali”, ha replicato Nordio allargando le braccia, generando silenzio e imbarazzo tra i deputati del Partito democratico.
In effetti, sarà difficile per il Pd liberarsi dalle parole di sincerità espresse sul referendum da uno dei suoi principali fondatori. Così come sarà difficile liberarsi da quella “petulante litania”, come l’ha definita Nordio (attirandosi per la seconda volta le proteste dei deputati dem), secondo cui il governo con la riforma “vuole mettere il pubblico ministero sotto l’esecutivo”. “Oggi la Costituzione non riconosce al pm le stesse garanzie riconosciute al giudice. Con il nuovo articolo 104 della Costituzione, invece, eleviamo il pubblico ministero alla stessa dignità, autonomia e indipendenza del giudice”, ha sottolineato Nordio. Ma c’è da immaginarsi che litania proseguirà. Anche perché lo stato confusionale non sembra circoscritto al Pd, ma a tutta l’opposizione, che alla risoluzione unitaria della maggioranza a favore della relazione del ministro Nordio (poi approvata sia alla Camera sia al Senato) ha opposto ben sei risoluzioni alla Camera e altre cinque al Senato (tutte bocciate).
La relazione del ministro Nordio si è concentrata soprattutto sull’impiego dei fondi del Pnrr, la cui attuazione “ha rappresentato il motore principale delle riforme e degli investimenti”. “Al 31 dicembre 2025 – ha riferito il ministro – su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse Pnrr assegnate al ministero della Giustizia, sono stati rendicontati pagamenti per un totale di 1,98 miliardi, pari al 72,91 per cento, quindi perfettamente in linea con i target”. Questi investimenti hanno portato il sistema a raggiungere quasi tutti gli obiettivi concordati con Bruxelles sulla riduzione dell’arretrato in materia civile e penale e dei tempi medi di conclusione dei procedimenti, nonché sulla digitalizzazione dei fascicoli giudiziari. Su un target, però, il Guardasigilli ha glissato: quello sulla riduzione del 40 per cento della durata media dei procedimenti civili (il cosiddetto “disposition time”) entro il 30 giugno 2026. L’obiettivo concordato con l’Ue appare infatti al momento un miraggio, se si considera che oggi la riduzione si attesta a -27,8 per cento.
Altri punti interrogativi aleggiano sul tema del sovraffollamento carcerario, su cui – nonostante la nomina di un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria – non si registrano miglioramenti. Il ministro ha invece sottolineato la riduzione del 10 per cento dei suicidi in carcere: 79 contro i 91 del 2024. “Se non è l’inizio della fine diciamo che è la fine dell’inizio”, ha detto Nordio. E lo si spera.