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La lezione di un pm al prof. Barbero sul referendum: "Si è riscoperto influencer, meglio si occupi di guerre puniche"
"Il Csm dominato dalle correnti. Come vi sentireste a sapere che il giudice e pm che quel giorno vi processano, al pomeriggio si scambiano voti, promesse, accordi e interdizioni sindacali?", dice Gennaro Varone, che smonta pezzo per pezzo le argomentazioni dello storico
"Il professor Barbero, scoprendosi influencer, invita a votare no al referendum. Sarebbe come se io, con i miei 37 anni di giurisdizione penale e civile, volessi correggerlo sulle guerre puniche". Gennaro Varone, pubblico ministero a Pescara, smonta pezzo per pezzo le argomentazioni del noto prof. e volto televisivo torinese Alessandro Barbero contro il referendum sulla giustizia. Nella sua perorazione a favore del no, le inesattezze del professore sono parecchie: dai "membri togati, cioè quelli che rappresentano i magistrati, tirati a sorte" fino alla convinzione che avremo “un Csm, anzi due, anzi tre organismi, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui”.
La disamina del pm si concentra sull'esigenza di un Consiglio superiore della magistratura libera dalle correnti. "Si tratta dell'organo che stabilisce chi dovrà guidare tutti gli uffici giudiziari italiani, dal più piccolo al più grande – spiega nel suo video –. Eleggere i membri del Csm impone di formare dei comitati elettorali, che dovranno formare le liste dei candidati e sostenerli con il voto". Si tratta di vere e proprie associazioni private. Sono quelle che intendiamo come "correnti", e ripropongono interamente l'arco costituzionale, con magistrati iscritti alla corrente di estrema destra, estrema sinistra e centrosinistra. "Ciò significa che tutti i magistrati iscritti a una corrente sono anche schierati politicamente – dice il pm –. Valutate voi quanto sia opportuno".
Per eleggere i membri del Csm occorrerà poi fare campagna elettorale. "Chi si candida a un organo politico può promettere anche la luna, ma il Consiglio è un organo di amministrazione. E il candidato quindi non può, nè dovrebbe, promettere nulla". Il suo compito infatti sarebbe esclusivamente quello di valutare strettamente il merito dei candidati, ma qui viene il nodo centrale. "Immaginate se i componenti di una qualunque commissione di concorso fossero eletti dai candidati che loro dovranno esaminare. Quando il commissario si troverà davanti al candidato che lo ha fatto eleggere e a un candidato che ha votato per un suo avversario, potrà mai essere imparziale? – si chiede il pm –. In una materia così delicata, non essere ingenui sia un dovere intellettuale".
Proprio su tema dell'imparzialità (e della sua assenza) appare cruciale prendere in considerazione una separazione delle carriere. Prosegue il magistrato: "Nel Csm, così come nelle correnti, oggi siedono indifferentemente giudici e pm, ognuno dei quali si occupa della carriera dell'altro scambiandosi continuamente voti, promesse, accordi, interdizioni. Volete che in questo sistema non maturino stime, amicizie, crediti, gratitudini elettorali fra giudici e pm?". Al contrario di quanto affermato da Barbero, è oggi (prima di un ipotetica vittoria del Sì al referendum) che "il Csm è dominato dalla politica, ma non da quella che possiamo mandare a casa dal voto elettorale. Ma dalla politica fatta di scambi sindacali fra correnti", osserva Varone: "Un magistrato non dovrebbe appartenere a nessuna formazione politica, ma solo alla propria coscienza e alla legge. Come vi sentireste sapendo che il giudice e pm che quel giorno vi processano, alla mattina svolgono il processo nell'aula penale, e al pomeriggio vanno in una camera comune a scambiarsi voti, promesse, accordi e interdizioni sindacali?". Da qui, la sua decisione: "Voterò Sì al sorteggio dei componenti del Csm. Non nel mio interesse, ma per liberare la magistratura italiana dalle appartenenze".