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L'Anm denuncia il governo all'Ue in nome del posto fisso per tutti
L’Associazione nazionale magistrati pretende che il governo stabilizzi tutti gli addetti all'Ufficio per il processo, assunti a tempo determinato. Per questo ha chiesto di essere audita dalla Commissione europea. Un'iniziativa tanto grave sul piano istituzionale quanto surreale sul piano dei contenuti
Con un’iniziativa tanto grave sul piano istituzionale quanto surreale sul piano dei contenuti, l’Associazione nazionale magistrati ha chiesto di essere audita dalla Commissione europea per denunciare le inadempienze del governo italiano nell’attuazione del Pnrr. Per il sindacato delle toghe, il governo Meloni, a partire dal ministro Nordio, non sta rispettando gli impegni “assunti in sede europea” sulla stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il processo (Upp), a cui sono stati destinati 2 miliardi e 827 milioni di euro, ovvero il 78 per cento delle risorse del Pnrr sulla giustizia, con l’obiettivo di smaltire l’arretrato e ridurre la durata dei procedimenti giudiziari. Gli addetti all’Upp, per lo più giovani laureati o avvocati, supportano i magistrati attraverso attività di ricerca, studio e predisposizione di bozze di provvedimenti. Inoltre svolgono funzioni di raccordo con le cancellerie e le segreterie, anche con mansioni tipicamente amministrative. Al momento sono in servizio quasi 9.000 unità.
L’iniziativa dell’Anm è innanzitutto grave perché, come sottolineato dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, si assiste a un sindacato dei magistrati che “denuncia, ingiustificatamente, il proprio paese all’Unione europea e se ne infischia delle ripercussioni sull’immagine dell'Italia”. Ma l’azione dell’Associazione presieduta da Cesare Parodi è soprattutto surreale nei suoi contenuti. Sembra quasi portare la firma di Checco Zalone, che nel suo film “Quo vado?” ha ben descritto l’ossessione italica per il posto fisso nel pubblico impiego.
Dopo l’approvazione del Pnrr da parte delle istituzioni europee, infatti, a partire dal 2021 si sono tenuti in Italia più concorsi per il reclutamento di funzionari addetti all’Ufficio per il processo e sono stati assunti complessivamente circa diecimila addetti con contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno 2026, cioè il termine entro cui il nostro paese ha concordato con Bruxelles il raggiungimento degli obiettivi sulla riduzione dell’arretrato in materia civile e penale e dei tempi medi di conclusione dei procedimenti.
Fin da subito, quindi, è stato comunicato ai vincitori del concorso che il loro contratto sarebbe stato a tempo determinato. Anche per queste ragioni le modalità di reclutamento sono state piuttosto semplificate: anziché affrontare prove scritte e orali su svariate materie, come è sempre accaduto nei concorsi per i funzionari della giustizia, gli addetti all’Upp hanno affrontato soltanto una prova scritta con 40 domande a risposta multipla (le famose crocette) su tre materie (di cui una era la lingua inglese).
Fin dall’inizio, inoltre, il governo non ha fornito alcuna garanzia di stabilizzazione futura. Nel testo del Pnrr, infatti, si legge che l’ipotesi di una stabilizzazione degli addetti all’Upp nel lungo periodo sarebbe stata presa in considerazione soltanto “se possibile”.
L’attività svolta dai funzionari dell’Upp ha certamente aiutato il sistema giudiziario italiano a raggiungere (quasi) tutti i target concordati con Bruxelles, in particolare nel settore penale. Nel settore civile, invece, appare un miraggio l’obiettivo della riduzione del 40 per cento della durata media dei procedimenti (ferma al -27,8 per cento).
A ogni modo, come nella migliore tradizione italiana, subito dopo aver vinto i concorsi gli addetti all’Upp hanno cominciato a chiedere a gran voce la loro stabilizzazione, cioè la loro assunzione a tempo indeterminato. Pur non avendo mai fatto promesse, il governo ha deciso che dopo il 30 giugno 2026 saranno stabilizzati 6.000 addetti, per non disperdere gli ottimi risultati raggiunti fino a oggi.
Lo sforzo, però, viene ritenuto insufficiente non solo dai rappresentanti degli addetti all’Upp (circa 9.000), ma anche dall’Anm, secondo cui il governo dovrebbe assumere tutti a tempo indeterminato. Come nel film di Checco Zalone, appunto.
Così l’Anm è arrivata alla decisione incredibile di “denunciare” il governo italiano a Bruxelles.