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il guardasigilli
Nordio non teme il ricorso sul referendum e sfida l'Anm al confronto in tv
"Non è ragionevole pensare che, di fronte alla semplicità di un quesito che è già stato ammesso dalla Corte di Cassazione, vi sia un’altra iniziativa che ripete le stesse cose", dice il ministro della Giustizia, che punge le toghe: "Hanno paura di confrontarsi con me"
“Non temo il ricorso sul referendum. Il ricorso, da un punto di vista tecnico, è inutile perché secondo la Costituzione quando vi è una delle condizioni per il referendum (la raccolta delle firme o l’iniziativa dei parlamentari o dei consigli regionali) le altre diventano superflue”. Mostra sicurezza il ministro della Giustizia Carlo Nordio, subito dopo aver presentato alla Camera il suo libro “Una nuova giustizia” (Guerini e Associati). Ad ascoltare la presentazione del volume una platea di prim’ordine, composta non soltanto dai vertici di Via Arenula (il viceministro Sisto, i sottosegretari Ostellari e Delmastro, quest’ultimo con mezzo Dap al seguito), ma anche ministri (Ciriani, Musumeci, Zangrillo, Roccella), i presidenti di Camera e Senato Fontana e La Russa, deputati e senatori (da Mulè a Gasparri). Presente in sala anche Giovanni Minoli. Il Tar del Lazio ha fissato al 27 gennaio l’udienza per discutere il ricorso presentato contro la delibera del Consiglio dei ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data per la votazione referendaria, ma Nordio non teme sorprese: “Non è ragionevole pensare che, di fronte alla semplicità di un quesito che è già stato ammesso dalla Corte di Cassazione, vi sia un’altra iniziativa che ripete le stesse cose”. Per questo il Guardasigilli si mostra già proiettato alle urne e punge l’Associazione nazionale magistrati sul tanto atteso confronto televisivo: “Mi sono detto disponibile un mese fa. Ritengo che il ministro dovrebbe confrontarsi con il rappresentante dell’Anm e non con il semplice rappresentante del Comitato del No. Però loro evidentemente hanno paura di confrontarsi con me, perché le loro obiezioni sono insostenibili”.
Durante la presentazione del libro, Nordio ha parlato di un’Anm “terrorizzata dal sorteggio”, previsto per l’elezione sia dei componenti togati dei due nuovi Csm sia per l’elezione di una parte dei membri dell’Alta corte disciplinare. Il ministro ha sottolineato che il sorteggio “avverrà nell’ambito di un canestro di persone ultraqualificate”, mentre l’Alta corte “porrà fine a una giustizia domestica dove vi è una ‘baratteria’ politica che viene fatta tra le correnti della magistratura. Si crea una stanza di compensazione in cui alla fine ci si difende a vicenda”. A dimostrarlo in modo emblematico è stato lo scandalo Palamara, definito da Nordio “l’abisso più vergognoso della nostra magistratura”: “Fu messo il coperchio sopra la pentola. C’erano dentro tutti, invece il Csm si accontentò di eliminare quattro dei suoi componenti e per il resto ha fatto finta di nulla”. Sulla separazione delle carriere, il ministro ha attaccato: “Non esiste nei paesi dittatoriali, come qualcuno vuole farci credere, ma è un principio comune a tutti i governi e a tutte le istituzioni democratiche”.
Una separazione delle carriere che, nelle intenzioni dei sostenitori della riforma, garantirà a pieno la terzietà del giudice. Finalmente, verrebbe da dire, se si considera che “sono almeno centomila le persone arrestate ingiustamente dall’inizio degli anni 90 a oggi”, come ha evidenziato ieri il deputato Enrico Costa (Forza Italia), presentando il testo “Alle 4 del mattino: storie di vite stravolte” nella sala stampa di Montecitorio. “Come si arriva a questa cifra? Perché alle 32.262 persone che hanno ottenuto dallo stato la riparazione per ingiusta detenzione, bisogna aggiungere gli innocenti che non hanno ottenuto un indennizzo perché se lo sono visto respingere per una giurisprudenza vergognosa che rigetta circa il 50 per cento delle richieste. Poi ci sono coloro che hanno subìto una misura cautelare che non doveva essere applicata e non hanno presentato la domanda per ottenere un risarcimento per le ragioni più svariate”, ha spiegato Costa.
“Ma chi chiede gli arresti e chi li concede è mai stato chiamato a rispondere?”, si è domandato il deputato azzurro. A ben vedere, ha notato, “tutti i magistrati interessati hanno proseguito serenamente la loro carriera, forti di valutazioni di professionalità positive al 99 per cento dispensate dal Csm delle correnti”. Alla conferenza stampa hanno preso parte Gian Domenico Caiazza (presidente del Comitato Sì Separa), Francesca Scopelliti (presidente del Comitato cittadini per il Sì), Francesco Petrelli (presidente dell’Unione camere penali italiane), Giuseppe Benedetto (presidente della Fondazione Einaudi), il senatore Pierantonio Zanettin (FI), e anche due vittime della malagiustizia: Antonio Lattanzi, incarcerato 83 giorni da innocente, e Angelo Massaro, che ha trascorso 21 anni in carcere per un errore giudiziario.