giustizia

Le azioni disciplinari riaccendono lo scontro fra Nordio e le toghe

Ermes Antonucci

I procedimenti aperti a carico dei magistrati fiorentini e torinesi alimentano le tensioni tra governo e giudici. La corrente di sinistra Area: "Nordio intimidisce i magistrati impegnati in indagini che riguardano i potenti"

Si prospettano settimane movimentate sul fronte della giustizia. Ad alimentare le tensioni tra politica e magistratura non sono soltanto i progetti di riforma proposti dal ministro Nordio, ma anche le vicende che vedono diverse toghe al centro di procedimenti disciplinari. Il caso più noto è quello che coinvolge i due pubblici ministeri di Firenze, Luca Turco e Antonino Nastasi, autori delle indagini contro Matteo Renzi sull’ex fondazione Open.

 

Secondo le verifiche effettuate dagli ispettori di Via Arenula, i due pm si sarebbero resi responsabili di illeciti disciplinari dovuti a “grave violazione di legge determinata da ignoranza grave e inescusabile”, in particolare per aver trattenuto copia dei documenti sequestrati sui dispositivi di uno degli indagati, Marco Carrai, nonostante la Cassazione, annullando i sequestri, avesse ordinato di distruggerli. Una di queste copie venne addirittura trasmessa dai pm al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. La notizia è arrivata pochi giorni dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima l’acquisizione delle e-mail e delle chat di Renzi effettuata da Turco e Nastasi, senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento. Spetterà alla procura generale della Cassazione, retta da Luigi Salvato, decidere se inviare i due magistrati davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. 

 

La stessa valutazione dovrà essere effettuata dal pg della Cassazione nei confronti di altre due toghe, stavolta torinesi: il pm Gianfranco Colace e la giudice Lucia Minutella. In questo caso, come raccontato su queste pagine un anno fa, il malcapitato è l’ex senatore Stefano Esposito, intercettato oltre 500 volte, dal 2015 al 2018, cioè per tre anni durante il suo mandato parlamentare, senza la necessaria autorizzazione del Senato. Le intercettazioni vennero realizzate indirettamente, nei confronti di un imprenditore amico di vecchia data del senatore, nell’ambito di un’indagine denominata “Bigliettopoli”. Nonostante Esposito già dopo sole tre settimane fosse stato identificato come interlocutore abituale dell’imprenditore, sia il pm che il gup ignorarono le prerogative riconosciute dalla Costituzione ai senatori.

 

A marzo dell’anno scorso, così, Esposito è stato rinviato a giudizio per corruzione e turbativa d’asta insieme ad altre diciotto persone, sulla base di circa 130 intercettazioni ottenute senza l’autorizzazione del Parlamento. E’ notizia di questi giorni che la procura generale della Cassazione ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei due magistrati torinesi

 

Già solo queste due vicende sono bastate a riaccendere le tensioni tra politica e magistratura. In una nota la giunta toscana dell’Associazione nazionale magistrati ha definito la scelta di Nordio di esercitare l’azione disciplinare contro Turco e Nastasi “un’ulteriore dimostrazione del disegno di discredito e delegittimazione da tempo in atto contro la magistratura”. “L’iniziativa in questione”, ha sostenuto l’Anm toscana, “viene in essere a coronamento di articolata campagna mediatica caratterizzata da attacchi diretti alla professionalità e correttezza dei singoli magistrati titolari dell’indagine, i quali, evitando ogni esposizione mediatica, sostengono le ragioni dell’accusa, e lo fanno unicamente nel processo”.

 

Ieri anche Area, la corrente delle toghe di sinistra, è intervenuta contro il Guardasigilli, sostenendo che le iniziative disciplinari sono finalizzate a intimidire i magistrati. “Ancora una volta il ministro intimidisce i magistrati che si azzardano ad esercitare le proprie prerogative anche in indagini o in processi scomodi che riguardano condotte dei potenti”, ha affermato Area utilizzando un linguaggio paragrillino. Come se esercitare una legittima prerogativa prevista dalla Costituzione, come ha fatto Nordio, costituisse di per sé un affronto alle toghe. Come se le due vicende oggetto dell’azione disciplinare non meritassero di essere chiarite, innanzitutto proprio a tutela del prestigio della magistratura.