Al processo contro Davigo depone Storari e sembra di stare sulla Luna

Ermes Antonucci

Il pm milanese ascoltato come teste nel procedimento in corso a Brescia per rivelazione di segreto d'ufficio a carico dell'ex consigliere del Csm. Al centro della vicenda la consegna dei verbali secretati di Amara

“Tutto quello che è successo e sta succedendo mi sembra lunare”. Così il pm milanese Paolo Storari ha definito il processo in corso a Brescia per rivelazione di segreto d’ufficio a carico dell’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, nel corso del quale ieri è stato ascoltato come teste indagato in procedimento connesso (è stato assolto in primo grado in rito abbreviato). L’aggettivo utilizzato da Storari, “lunare”, sembra adattarsi perfettamente alla vicenda in questione, a partire però proprio dalla condotta tenuta dal pm di Milano, che nell’aprile 2020 consegnò a Davigo i verbali secretati degli interrogatori resi dall’avvocato Piero Amara relativi alla fantomatica “loggia Ungheria”, come risposta all’inerzia a suo dire praticata dai vertici della procura (all’epoca guidata da Francesco Greco). Anziché segnalare il presunto stallo delle indagini alla procura generale, o seguire la procedura prevista dalle circolari del Csm (invio di un plico riservato al comitato di presidenza del Csm), Storari decise di passare le carte coperte da segreto direttamente a Davigo.

 

“Io non sono amico di Davigo, non andavo con lui a pranzo, sono invece amico della dottoressa Alessandra Dolci, a capo della Dda, che è la sua compagna”, ha dichiarato Storari in aula. “A quel punto lo chiamo e gli chiedo di parlargli. Lui mi dice ‘io sono componente del Csm, siamo davanti a fatti estremamente gravi, a me il segreto non è opponibile’. Io metto i verbali Word sulla chiavetta e li porto a casa sua. Io avevo i verbali Word per lavorarci. I Pdf li aveva la dottoressa Pedio. Gli do i verbali in Word non per sotterfugio, ma perché quelli avevo. Lui dice ‘fammi leggere e ci rivediamo’. Due giorni dopo torno a casa sua e lui mi dice: ‘I fatti che riferisce questo qui sono gravissimi. Ci penso io ad avvertire il consiglio del Csm. Tu devi tutelarti e cominciare a scrivere, non lasciare più nulla a livello verbale, ma scrivi’”. Che si trattasse di una modalità irrituale, ha aggiunto Storari, “non mi ha nemmeno sfiorato”: “Ora so la procedura, io non la conoscevo, confesso che non conoscevo le circolari”. E pensare che chiunque può trovare queste famose circolari con una semplice ricerca su Google.

 

Altrettanto lunare appare essere il comportamento di Davigo, ora imputato. Dopo aver convinto Storari a consegnargli le carte, infatti, l’ex pm simbolo di Mani pulite ne rivelò il contenuto in maniera informale non solo al vicepresidente del Csm e al procuratore generale della Cassazione (componenti del comitato di presidenza del Csm), ma anche a svariati consiglieri del Csm e al senatore Nicola Morra, soprattutto per avvertirli delle accuse – non riscontrate e probabilmente calunniose – circa la partecipazione del consigliere Sebastiano Ardita alla “loggia Ungheria”.

 

Lunare, infine, sembra rivelarsi anche la condotta tenuta dall’allora procuratore Greco, dall’aggiunto Laura Pedio e dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che all’epoca stavano portando avanti il processo “del secolo” contro Eni per presunta corruzione in Nigeria, poi finito con l’assoluzione di tutti gli imputati. E’ indubbio, come affermato ieri in aula da Storari, che la procura milanese abbia considerato Amara come un soggetto con “credibilità a geometra variabile”. Se da un lato infatti le “rivelazioni” di Amara sulla fantomatica loggia Ungheria sono state trattate con grande cautela, dall’altro, come raccontato da Storari, Greco e Pedio non si sono posti grandi problemi a portare a Brescia “due righe” estrapolate dai verbali in cui Amara affermava di aver saputo da un avvocato che i legali di Eni e del suo amministratore delegato avevano “avvicinato il presidente del collegio” del processo con al centro le vicende della Nigeria, ricevendo “assicurazione che sarebbe andato bene”. Un atto finalizzato a mettere in dubbio l’imparzialità del collegio giudicante.

 

“Io mi sono dissociato da questa iniziativa – ha sottolineato Storari – l’ho saputo a cose fatte. In questa circostanza Pedio e Greco hanno dato importanza alle dichiarazioni di Amara”, ma “non è stato fatto alcun atto investigativo, né è stato avvisato il Csm” sul caso della presunta loggia. Non solo, Storari ha anche rivelato di aver parlato con De Pasquale, il quale gli disse: “Secondo me questo fascicolo, queste dichiarazioni devono rimanere nel cassetto per due anni”.