Le vere oscenità della lettera di Tiziano Renzi

Il circo della gogna dà il peggio di sé su una missiva penalmente irrilevante
14 FEB 22
Ultimo aggiornamento: 19:11
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(foto Ansa)

Da oggi pomeriggio diversi organi di informazione stanno divulgando i contenuti di una lettera che Tiziano Renzi scrisse al figlio Matteo il 5 marzo del 2017, cioè poche settimane dopo le dimissioni di quest’ultimo da presidente del Consiglio. La lettera è stata depositata dalla procura di Firenze nel procedimento contro Tiziano e la moglie Laura Bovoli, imputati per la bancarotta di tre cooperative. I difensori avevano chiesto di considerarla inammissibile, facendo leva sulle garanzie costituzionali a tutela della corrispondenza dei parlamentari. Il tribunale ha però rigettato l’istanza, ritenendo implicita nella nozione di corrispondenza “un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna di plico a terzi per il recapito”.
In questo caso, la missiva è stata rinvenuta nel computer di Tiziano, ma non è chiaro se sia stata effettivamente inviata. Prima di acquisire il documento i magistrati avrebbero probabilmente potuto svolgere un controllo più approfondito sulla destinazione della missiva, dato che se questa fosse stata effettivamente inviata si sarebbe di fronte a una probabile violazione di una garanzia parlamentare prevista dalla Costituzione. Ma non è l’unico problema. La lettera è stata acquisita perché conterrebbe riferimenti ad alcuni affari gestiti dalla famiglia Renzi. Anziché essere depositato soltanto nelle sue parti penalmente rilevanti, il documento è stato acquisito integralmente. Risultato: i giornali hanno diffuso i contenuti della missiva ignorando le parti rilevanti e riportando solo i giudizi privati e penalmente irrilevanti espressi nella lettera da Tiziano Renzi nei confronti di suo figlio e di alcuni componenti del “giglio magico”. Piuttosto che fare cronaca giudiziaria, i media hanno messo in piedi la solita gogna e il solito sputtanamento (già in passato, peraltro, sono state pubblicate conversazioni penalmente irrilevanti tra Matteo Renzi e suo padre, e persino intercettazioni tra il padre dell’ex premier e il suo avvocato). Uno scempio giudiziario, mediatico e deontologico.