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Peter Sagan non può essere una maglia qualsiasi

Quando si schiererà al via del Tour de France il prossimo 6 luglio, il campione slovacco vestirà la divisa della sua squadra: non accadeva dal 13 giugno 2011

1 Luglio 2019 alle 11:44

Peter Sagan non può essere una maglia qualsiasi

Foto LaPresse

Quando il 6 luglio a Bruxelles si schiererà al via della prima tappa del Tour de France per Peter Sagan non sarà un giorno come un altro. E non tanto perché raggiungerà le otto partecipazioni alla Grande Boucle, pareggiando così le presenze di Jan Svorada (velocista che ha corso tra il 1991 al 2005), lo slovacco, anche se solo per pochi mesi (dopo la divisione della Cecoslovacchia, preferì la cittadinanza ceca), che ha sinora corso di più in Francia. Ben altro stupirà il corridore della Bora-Hansgrohe.

 

La sorpresa arriverà in camera, al momento della vestizione, nell'esatto momento nel quale tirerà fuori dalla borsa la maglia che dovrà indossare: quella della squadra, quella che non si è mai messo addosso nonostante per quei colori corra già da due anni e mezzo. A quel nero e a quei cinque toni di verde che vedeva coprire schiena e petto dei suoi compagni non è mai stato abituato. Così come non si era abituato a vedersi bardato del giallo fluo della Tinkoff o del verde acido della Cannondale. Tinte che mal gli donavano, tinte buone per gli altri, non certo per lui, che ha sempre considerato il ciclismo, almeno quello su strada, come "una costrizione alla fantasia e alla libertà" e proprio per questo se ne è costruita una sua. Una fantasia di sprint e scatti. Una fantasia cromatica, molto più sobria di quella che gli "stilisti" della lycra propongono ormai da anni per trasformare il mondo delle biciclette in una sorta di carnevale a pedali.

 

Peter Sagan era dal 13 giugno 2011 che aveva scelto di imporre la sua sobrietà stilistica, almeno in corsa (giù dalla bici si sa si è liberi di fare ciò che si vuole, anche di trasformarsi in un Johnny Depp). Maglia rigorosamente bianca con qualche striscia sul petto. Che fossero quelle blu e rosse di campione nazionale slovacco oppure quelle iridate di campione del mondo era lo stesso. Per oltre nove anni chi guarda il ciclismo ha visto Sagan così vestito. Tre Mondiali vinti di fila tra il 2015 e il 2017 e sei campionati nazionali. L'ultimo quello del 2018, che sapendo com'era duro il tracciato iridato di Innsbruck era meglio prevenire.

 

A ventinove anni e mezzo Sagan ha pensato bene di voler fare quello che faceva da giovane, rientrare nella norma estetica del gruppo, vedere l'effetto che fa confondersi fra gli altri. Almeno sino alla prima occasione buona per bardare ancora le sue spalle di colori più sobri e più adeguati alla sua stirpe. Il giallo è un'obbiettivo parziale, ma irresistibile, il verde (classifica a punti del Tour) un traguardo raggiungibile ancora (ne ha già conquistate sei in carriera).

 

Intanto guarderà il fratello Juraj coperto dai colori che sono stati suoi per molto tempo, ma che "gli donano molto, quasi più che ha me", ha detto domenica dopo la conclusione del campionato nazionale.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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