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Davide Rebellin, storia infinita

Il corridore veneto ha 47 anni, corre come professionista da ventisei stagioni e ancora ha il "cuore colmo di entusiasmo all’idea di risalire sulla mia bici, sudare con gioia e progredire"

20 Agosto 2018 alle 15:53

Davide Rebellin, storia infinita

Foto tratta dal profilo Facebook di Davide Rebellin

Roma. Magari questa volta smette davvero. O forse no, non ancora, perché c’è tempo, anche a 47 anni compiuti da poco. Tempo per fare il professionista, correre per davvero, mica solo per diletto. E’ dal 1992 che la vita di Davide Rebellin va avanti così. Ventisei anni con un numero sulla schiena, una bicicletta sotto di sé, la gioia di pedalare che non si corrode. “Mi alzo ogni mattina con un cuore colmo di entusiasmo all’idea di risalire sulla mia bici, sudare con gioia e progredire”. Lo aveva detto un anno fa, vale ancora oggi. Perché non pensioni quattro generazioni di ciclisti se a spingerti non è la passione, l’amore, la testardaggine di non sentirsi troppo vecchio. Basta cambiare obiettivi, avere voglia di osservare nuovi orizzonti, quelli che magari non fanno pedigree, ma tant’è. Rebellin ha conquistato già tutto quello che voleva conquistare, tappe al Giro e tutte le grandi classiche delle Ardenne, ora corre soltanto per la bicicletta: l’ama per quello che è, “un mezzo perfetto”, almeno per Margherita Hack.

 

Quest’anno è partito dagli Emirati arabi uniti, ha vagato tra Tunisia, Algeria ed Europa, ha rivisto scorci valloni e terre francesi, si è tenuto alle spalle ragazzi che potrebbero essere suoi figli e gente che ha gareggiato al Giro e al Tour. Si è pure tolto la soddisfazione di vincere in cima al Mount Murdjadjo, nella frazione più dura del Tour International de la Wilaya d’Oran, Algeria.

 

“Trovo ancora la voglia di lottare per la vittoria perché ho ancora la passione di gareggiare, provo ancora dopo una lunga giornata di allenamento la profonda soddisfazione di essere migliorato”, ha detto a Sportfair. Rebellin ha lo spirito indomito di chi non può smettere di fare ciò che ha sempre fatto, perché è ciò che più lo appaga. E non gli basta, non può bastare d’altra parte, perché “pedalare non basta mai”, scrisse Curzio Malaparte. “La fortuna è che l’andare in bicicletta non ha una data di scadenza. Il ciclismo non è come gli altri sport che a un certo punto si smettono di praticarli, a pedalare si continua sempre”.

 


 

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Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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