Inter-Juve,
il dito e la luna

Il calcio, ha ragione Allegri, non è come lo raccontano, come vogliono venderlo, pieno di ripartenze, di tagli e di schemi che oggi funzionano e domani no. Il calcio è tecnica e sentimento, è una squadra che sembra aver finito la benzina ma trova l’attimo per non morire, anzi per uccidere chi stava per ucciderla

Davide D'Alessandro

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29 Aprile 2018 alle 01:39

Inter-Juve,il dito e la luna

Higuain dopo l'incornata vincente

Poi, quando sembra finita, c’è la Juve, c’è sempre la Juve, che non muore mai, almeno così dicono, anche se a Madrid e a Torino, contro il Napoli, si era schiantata al suolo proprio un attimo prima del fischio finale. Se il calcio è un mistero buffo senza fine bello, la partita delle luci a San Siro, senza la nebbia e il freddo di Vecchioni, ha un calore infinito. Il calcio, ha ragione Allegri, non è come lo raccontano, come vogliono venderlo, pieno di ripartenze, di tagli e di schemi che oggi funzionano e domani no. Il calcio è tecnica e sentimento, è una squadra che sembra aver finito la benzina ma trova l’attimo per non morire, anzi per uccidere chi stava per ucciderla.

Se piangi o se ridi non lo decide l’ultima trovata geniale provata e riprovata in allenamento, ma un guizzo, un’invenzione, una furbata, talvolta una banalità. C’è il gusto amaro della sconfitta, il portiere di Umberto Saba che “contro terra cela la faccia”, e la gioia esplosiva di una vittoria insperata. Poi c’è il contorno, la recriminazione, la rabbia per un fallo non visto, per un altro eccessivamente punito. Robetta. Il calcio ha dentro di sé la forza di cui vivere e far vivere. È un gioco ma, di più, è esemplare metafora della vita. Il resto, che importa?

Che importa se uno scudetto si ferma per la settima volta consecutiva a Torino o se, dopo gli anni di Maradona, torna sotto il Vesuvio? Importa il suo fascino, la sua naturale bellezza, il suo mistero buffo senza fine bello. Importa il pianto e il grido che suscita, la prima emozione e l’ultimo brivido. Mercoledì all’Olimpico, dopo 34 anni, torna Roma-Liverpool. Uscendo da quello stadio, dopo la bruciante delusione ai calci di rigore, un giornalista scrisse che guardava la luna. Ecco, molti, mentre guardano le partite di calcio, continuano a fissare il dito. Invece è la luna che bisogna ammirare. Questa sera, oltre le luci di San Siro, è bianconera. Domani chissà.

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Insegno Ermeneutica filosofica all'Università di Urbino Carlo Bo, PhD in Etica e filosofia politico-giuridica, saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, e La vita del potere, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    30 Aprile 2018 - 17:05

    non c'è santo che tenga: 2 interventi pressoché uguali come gravità MA sanzionati in modi diametralmente opposti. Ecco: sono milanista e non ho MAI MAI tifato CONTRO altre squadre ma mi sipermetta di dire che l'artificiosità del calcio è tutta qui. Il calcio? una recita teatrale con copione predeterminato. ok, ammettiamo qualche possibilità , qualche piccola arbitrarietà attuativo/interpretativa. Ma non mi si venga a raccontare che è ancora uno sport, per favore..

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  • odradek

    odradek

    29 Aprile 2018 - 22:10

    Io continuo a riguardare l'intervento da scimmia drogata di Pjanic addosso a Rafinha, proprio in faccia all'arbitro e, si, interrogo la luna. Mentre la stantia retorica sul calcio ronza, fastidiosa, in sottofondo.

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    • Davide D'Alessandro

      30 Aprile 2018 - 15:03

      bisognerebbe riguardarsi anche la tripletta di Simeone che va oltre il presunto errore arbitrale...

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