europa ore 7

L'Italia isolata sui migranti

Bruxelles e la spesa contro la disinformazione, bocciature e condanne della Corte Ue, i vaccini donati da Biden e la lista dei paesi senza restrizioni all'ingresso

David Carretta

Soltanto tre paesi hanno accettato di procedere a delle "relocation" da Lampedusa. Parigi e Berlino non soltanto non si sono offerti di accogliere richiedenti asilo, ma accusano Roma di bloccare i progressi sul Patto su migrazione e asilo. Per Bruxelles il dibattito è "politicamente tossico". Le posizioni italiane e il problema Danimarca

    L'Italia rischia di ritrovarsi isolata, se cercherà di forzare la mano sul dossier migranti al Consiglio Affari interni di martedì prossimo e al Consiglio europeo del 24 e 25 giugno. Un accordo politico sul nuovo Patto su migrazione e asilo è impensabile. Un'intesa su una soluzione ponte per aiutare l'Italia nel periodo estivo è considerata improbabile. Anche Germania e Francia, che in passato si erano mostrate sensibili alle richieste di solidarietà dell'Italia promuovendo l'accordo di Malta del settembre del 2019, si stanno tirando indietro. Non solo Berlino e Parigi non hanno offerto di accogliere richiedenti asilo dopo la richiesta di Roma di inizio maggio per gli aumenti degli sbarchi a Lampedusa, ma accusano l'Italia di bloccare ogni progresso sul Patto su migrazione e asilo.

    Finora solo tre paesi hanno accettato di procedere a delle “relocation” da Lampedusa. L'Irlanda accoglierà 10 richiedenti asilo, la Lituania altri 10 e il Lussemburgo meno di 10. La soluzione ponte per l'estate non è all'ordine del giorno del Consiglio Affari interni, anche se il ministro Luciana Lamorgese potrà sollevarla durante il pranzo di martedì durante una discussione sui flussi di migranti. A livello di capi di stato e di governo – ci ha detto una fonte dell'Ue – “non c'è appetito” per un dibattito considerato “politicamente tossico”. Gli unici progressi prevedibili sia al Consiglio Affari interni sia al Consiglio europeo è sulla dimensione esterna delle politiche migratorie. Tradotto: più sostegno per azioni dirette in Libia, ma nessun aiuto in termini di ricollocamenti automatici di migranti che arrivano in Italia. A proposito di Libia, il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, ne ha parlato in una lunga conversazione con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

    Le ragioni dell'isolamento dell'Italia sono diverse. Innanzitutto gli altri paesi non ritengono che i numeri degli sbarchi possano considerarsi come una vera e propria emergenza migranti. La Germania ha ritirato fuori un vecchio argomento: le sue richieste di asilo sono cinque volte più elevate che in Italia (100 mila circa contro 20 mila). Inoltre alcuni accusano l'Italia di aver provocato uno stallo nei negoziati sul Patto su migrazione e asilo. Roma guida il fronte dei paesi del Mediterraneo, che si oppone alla cosiddetta “procedura di frontiera”. Il meccanismo proposto dalla Commissione costringerebbe i paesi di primo ingresso a creare dei centri simili a quelli delle isole in Grecia, dove rinchiudere i migranti in attesa delle decisioni sull'asilo o di un probabile rimpatrio.

    In realtà, a Bruxelles, l'Italia ha inviato alcuni segnali di flessibilità nel negoziato sul Patto su migrazione e asilo. L'idea dei diplomatici italiani è di accettare di spacchettare i diversi provvedimenti legislativi, permettendo un accordo su quelli in cui un'intesa è vicina. In cambio gli altri paesi dovrebbero impegnarsi a una “sunrise clause” (una clausola alba): i vari regolamenti e direttive del Patto su migrazione e asilo entrerebbero in vigore solo una volta che c'è accordo su tutto. In un editoriale il Foglio spiega che la battaglia dell'Italia contro la “procedura di frontiera” è quella giusta, ma serve un modo per rassicurare Germania e Francia sulla loro principale preoccupazione: fermare i movimenti secondari. Finché l'Italia userà i movimenti secondari come valvola di sfogo, lasciando partire i migranti verso i paesi del nord, un meccanismo di solidarietà serio e permanente non ci sarà. Al massimo, in caso di emergenza vera, l'Ue lancerà programmi di relocation volontari per pochi centinaia di richiedenti asilo.

    Nel frattempo la Commissione si trova di fronte al problema Danimarca. Ieri il Parlamento di Copenaghen ha approvato una nuova legge che permetterà di processare le richieste di protezione internazionale al di fuori dell'Europa. La Danimarca potrà inviare i richiedenti asilo in un paese terzo, dove procedere alla valutazione. Il ministro danese per l'Immigrazione, Mattias Tesfaye, ha detto al Financial Times di aver individuato "una manciata di paesi" dove trasferire i migranti che chiedono asilo. L'Alto commissario Onu per i rifugiati ha denunciato una "spaventosa corsa verso il basso" contro i principi del diritto internazionale. La Commissione "condivide le preoccupazioni espresse dall'Alto commissario per i rifugiati dell'Onu, sia sulla compatibilità rispetto agli obblighi internazionali della Danimarca, sia sul rischio di minare le fondamenta del sistema internazionale di protezione dei rifugiati", ha detto un portavoce. La Commissione ha dubbi sul rispetto delle regole dell'Ue sulle procedure di asilo e sulla protezione dei rifugiati. 

     


    Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di venerdì 4 giugno, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.


     

    La Corte dei conti critica il piano dell'Ue contro la disinformazione - Il piano d'azione dell'Unione europea contro la disinformazione non è al passo con le minacce emergenti ed è incompleto, secondo una relazione speciale della Corte dei conti pubblicata ieri. I giudici contabili ritengono che sia necessario un maggiore coordinamento a livello di Ue e che gli stati membri debbano essere più coinvolti nel sistema di allerta rapido. Una delle misure strategiche del piano d’azione era stata l’istituzione di un sistema di allerta rapido per coordinare le risposte e le azioni comuni tra gli Stati membri, le istituzioni dell'Ue e altre organizzazioni come la Nato e il G7. La Corte ha rilevato che questo sistema ha facilitato la condivisione di informazioni, ma non ha condotto a un coordinamento delle attività comuni volte a individuare i responsabili della disinformazione e a formulare risposte come inizialmente previsto. Secondo i giudici di Lussemburgo, la Commissione ha presentato il piano d'azione per la democrazia europea nel 2020, con misure contro la disinformazione, senza chiarire esattamente in che modo esso sia collegato al piano d'azione dell'Ue del 2018 contro la disinformazione.

    Quanto spende l'Ue per la lotta alla disinformazione? - Pochissimo, secondo la relazione della Corte dei conti: meno di 50 milioni di euro tra il 2015 e il 2020. Nel corso del periodo preso in esame dai giudici contabili dell'Ue, le risorse stanziate sono perfino calate (le cifre sono arrotondate): circa 5,1 milioni nel 2015, 2,1 milioni nel 2016, 4,7 milioni nel 2017, 14,6 milioni nel 2018, 10,6 milioni nel 2019, 12,2 milioni nel 2020. L'ammontare complessivo include le risorse per il Servizio europeo di azione esterna (Eeas) e per le diverse direzioni generali della Commissione (compresi i programmi di ricerca per un totale di 4 milioni di euro). Il piano di azione dell'Ue prevedeva 50-55 funzionari incaricati nella StratCom. A ottobre erano appena 37 membri, di cui una parte distaccati dagli stati membri o con contratti di 6 anni. "Alla luce della pandemia di Covid-19 e il carico di lavoro aggiuntivo che ha creato per le task force, c'è il rischio che l'Eeas, con l'attuale distribuzione e numero di funzionari, avrà capacità insufficiente per mantenere il passo con i nuovi trend e sviluppi come le fonti di minaccia e le strategie e le tattiche di disinformazione emergenti", si legge nella relazione. I giudici contabili ritengono che i mandati e le risorse di queste task force dovrebbero essere riesaminati alla luce delle nuove minacce emergenti.

    La Corte Ue boccia il ricorso di Orbán contro il Pe sull'articolo 7 - La Corte di giustizia dell'Unione europea ha bocciato il ricorso presentato dall'Ungheria contro il Parlamento europeo sulla risoluzione che ha attivato la procedura dell'articolo 7 del trattato per violazione sistematica dei principi fondamentali. Il governo di Budapest aveva contestato la decisione di non tenere conto delle astensioni nel conteggio dei voti favorevoli e contrari. Secondo i giudici di Lussemburgo, le astensioni dei parlamentari non devono essere conteggiate al fine di stabilire se sia stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei voti espressi richiesta dall'articolo 354 del trattato. La Corte ha spiegato che i parlamentari che si sono astenuti in occasione del voto hanno agito con cognizione di causa, essendo stati previamente informati del fatto che le astensioni non sarebbero state prese in considerazione nel calcolo dei voti espressi.

    Gli ungheresi possono chiedere asilo nel resto dell'Ue - C'è un passaggio interessante nella sentenza della Corte di giustizia dell'Ue sull'Ungheria. Come ha notato Federica Bianchi, corrispondente dell'Espresso, facendo una domanda ieri alla Commissione, i giudici di Lussemburgo hanno riconosciuto la possibilità per gli altri stati membri di concedere l'asilo ai cittadini ungheresi dopo l'avvio della procedura dell'articolo 7. Il trattato ha un protocollo (il numero 24) secondo il quale “gli stati membri dell'Ue, dato il livello di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali da essi garantito, si considerano reciprocamente paesi d'origine sicuri a tutti i fini giuridici e pratici connessi a questioni inerenti l'asilo”. In sostanza c'è un divieto di riconoscere l'asilo a cittadini di altri stati membri. In fondo l'Ue è un club di democrazie. Ma ci sono alcune eccezioni, in particolare legate alla procedura dell'articolo 7. Quando viene attivata uno stato membro può “in deroga” esaminare una domanda d'asilo presentata da un cittadino del paese oggetto di tale procedura. “Ne discende che l'adozione della risoluzione” da parte del Parlamento europeo “produce l'effetto immediato di revocare il divieto che incombe, in linea di principio, sugli stati membri di prendere in esame o di dichiarare ammissibile all'esame una domanda d'asilo presentata da un cittadino ungherese”, hanno detto i giudici di Lussemburgo.

    La Corte Ue boccia il limite di età per diventare notaio in Italia - La Corte di giustizia dell'Ue considera discriminatoria la norma italiana secondo cui le persone con più di 50 anni non possono partecipare al concorso notarile. Secondo i giudici di Lussemburgo, il quadro di norme europee in favore della parità di trattamento in materia di lavoro deve essere interpretato nel senso che esso si oppone a una regolamentazione nazionale che fissa un limite di età di 50 anni per poter partecipare al concorso per l'accesso alla professione di notaio.

    La Corte Ue condanna la Germania per la qualità dell'aria - La Corte di giustizia dell'Ue ha condannato la Germania per aver violato le norme sulla qualità dell'aria, superando il modo sistematico e persistente i valori limiti per il biossido di azoto (NO2) tra il 2010 e il 2016. I giudici di Lussemburgo hanno constatato che la Germania è venuta meno all'obbligo di provvedere a che i piani per la qualità dell’aria stabiliscano misure appropriate affinché il periodo di superamento dei valori limite sia il più breve possibile. Secondo la Corte, il fatto che uno Stato membro superi i valori limite fissati per il NO2 dalla direttiva non è sufficiente da solo per considerare che sia venuto meno all'obbligo di provvedere a che il periodo di superamento dei valori limite fissati per l’inquinante in questione sia il più breve possibile. Tuttavia, dopo l'analisi dettagliata del fascicolo, la Corte ha stabilito che la Germania non ha manifestamente adottato per tempo misure appropriate affinché il periodo di superamento dei valori limite fissati per il NO2 fosse il più breve possibile nelle 26 zone interessate.

    Biden donerà 25 milioni di vaccini, l'Ue ne ha esportati oltre 250 milioni - L'Amministrazione Biden ha annunciato che donerà 25 milioni di vaccini ai paesi a basso e medio reddito, oltre che ad alcuni partner, per contribuire alla vaccinazione globale. Covax è il principale strumento per distribuire 19 milioni di dosi: circa 6 milioni andranno all'America meridionale e centrale, 7 milioni all'Asia e 5 milioni all'Africa. Altri 6 milioni di dosi saranno riservati a Messico, Canada, Corea del sud, Cisgiordania e Gaza, Ucraina, Kosovo, Haiti, Georgia, Egitto, Giordania, Iraq e Yemen, nonché i funzionari delle Nazioni Unite. Nel frattempo, noi possiamo dare gli ultimi dati sulle esportazioni dall'Ue. Dal 31 gennaio all'1 giugno, sono state approvate 1.144 richieste di esportazione per un totale di 245 milioni di dosi verso 46 paesi. Questi dati non includono i vaccini prodotti nell'Ue destinati a Covax e quelli esportati prima del 30 gennaio. I principali beneficiari delle esportazioni dall'Ue sono Giappone (102,9 milioni), Regno Unito (23,7), Turchia (18), Canada (16), Svizzera (12,7), Arabia Saudita (10.8); Messico (8,8), Corea del sud (4,5), Singapore (4,4) e Australia (3,7).

    L'Ue lascia fuori il Regno Unito dai viaggi liberi, Londra richiude i viaggi al Portogallo - Il Consiglio dell'Ue ha aggiornato la lista dei paesi a cui non si applicano restrizioni all'ingresso come le quarantene, lasciando fuori gli Stati Uniti e il Regno Unito malgrado il calo dei contagi. L'Ue si è limitata ad aggiungere il Giappone alla lista bianca che comprende già Australia, Israele, Nuova Zelanda, Ruanda, Singapore, Corea del Sud e Thailandia. Malgrado una Raccomandazione dell'Ue non vincolante, alcuni stati membri come Grecia, Croazia e Spagna hanno già annunciato la riapertura degli ingressi anche dai paesi che non sono sulla lista bianca per le persone vaccinate. Nel frattempo, il Regno Unito ha tolto il Portogallo dalla sua lista verde dei paesi a cui non si applica la quarantena obbligatoria. La ragione sarebbe un aumento dei contagi in Portogallo della mutazione del Nepal della variante indiana. L'annuncio ha provocato una caduta delle azioni delle compagnie aeree e dei tour operator.

    Test regionale prima delle elezioni legislative in Germania - Domenica gli elettori della Sassonia-Anhalt andranno alle urne in un test importante per la Cdu a quattro mesi dalle elezioni legislative del 26 settembre in Germania. In questo Land dell'est, i conservatori che governano dal 2002 subiscono le pressioni dell'estrema destra di Alternativa per la Germania. Gran parte dei sondaggi indica che la Cdu è ancora in testa, ma AfD è al secondo posto a poca distanza. Ma, secondo un sondaggio della scorsa settimana, AfD potrebbe superare la Cdu in quello che sarebbe un risultato catastrofico per il nuovo leader del partito di Angela Merkel, Armin Laschet. Domenica da tenere d'occhio anche i risultati dei Verdi che a settembre aspirano a diventare la prima forza del paese, ma nell'ex Ddr non sono mai riusciti a decollare.

    Macron lascia planare il dubbio sulla sua ricandidatura - Nella migliore tradizione francese, Emmanuel Macron ieri ha lasciato planare un dubbio su una sua candidatura per un secondo mandato come presidente. Parlando di "decisioni difficili" che dovranno essere prese durante l'estate, alcune delle quali "non renderanno possibile" la sua candidatura, Macron ha detto che è "troppo presto" per dire cosa farà nel 2022. In realtà, Macron è già in campagna elettorale. In vista delle regionali del 20 e 27 giugno, oltre che delle presidenziali della primavera del prossimo anno. Secondo un sondaggio Harris Interactive pubblicato mercoledì, Marine Le Pen sarebbe davanti a Macron al primo turno, ma uscirebbe sconfitta al ballottaggio.

     


    Accade oggi in Europa

    - Consiglio: riunione dei ministri delle Telecomunicazioni

    - Consiglio di cooperazione Ue-Kyrgyzstan

    - Consiglio: riunione del Coreper

    - Commissione: la presidente von der Leyen riceve il presidente della Slovenia, Borut Pahor, e il presidente della Tunisia, Kais Saied

    - Commissione: il commissario Gentiloni partecipa al G7 dei ministri delle Finanze

    - Parlamento europeo: il presidente Sassoli riceve il presidente della Slovenia, Borut Pahor, e il presidente della Tunisia, Kais Saied

    - Comitato economico e sociale: ECI (Empower citizens to impact) Days 2021

    - Eurostat: dati sul fatturato e la produzione nel settore dei servizi nel primo trimestre; dati sul commercio al dettaglio di aprile; dati sulla mortalità e l'aspettativa di vita nel 2019 e 2020

    Accade domani in Europa

    - Commissione: il commissario Gentiloni partecipa al G7 dei ministri delle Finanze

    - Commissione: discorso del commissario Wojciechowski al Food Forum 2021 organizzato dalla European House Ambrosetti