europa ore 7

La trilaterale sovranista contro la realtà dell'Ue

Nuovi numeri sulle dosi, l'Ema contro la Germania, l'inflazione che torna a salire e le variazioni del costo del lavoro tra paesi membri

David Carretta

Viktor Orbán, Mateusz Morawiecki e Matteo Salvini si incontreranno a Budapest per porre le fondamenta per una nuova alleanza di partiti nazionalisti dentro all'Unione europea, che suona un po' come un ossimoro. I gruppi, le incompatibilità e gli obiettivi 

Viktor Orbán, Mateusz Morawiecki e Matteo Salvini oggi si ritroveranno a Budapest per un un vertice a tre che dovrebbe porre le fondamenta per un'alleanza delle forze sovraniste nell'Unione europea. Almeno è questa è l'intenzione dichiarata del primo ministro ungherese, dopo che il suo Fidesz ha lasciato il Partito popolare europeo prima di esserne espulso. Ma l'operazione è più complicata di quanto appaia a prima vista. E la ragione fondamentale è semplice: un'alleanza europea di partiti nazionalisti è un ossimoro politico. Non a caso martedì Matteo Salvini si è limitato a dire che la trilaterale di Budapest si limiterà a un accordo su “una carta dei valori e degli obiettivi comuni”. Negli ultimi 20 anni gli euroscettici e gli eurofobi hanno conquistato peso elettorale. Ma non sono stati in grado di avere un impatto serio sull'Ue prima di tutto perché non sono riusciti a mettersi d'accordo tra loro. Al Parlamento europeo e dentro la Commissione rimangono marginali o totalmente esclusi. Dove contano i sovranisti è al Consiglio, quando arrivano al governo nel loro paese, come nel caso di Orbán in Ungheria e del PiS in Polonia (senza dimenticare il governo tutto populista Conte 1 in Italia con la maggioranza anti-europea Lega e M5s). Il veto, nelle politiche in cui ancora esiste di diritto o di fatto, permette loro di rallentare l'Ue. Ma finora non sono riusciti a invertire il senso di marcia.

La trilaterale di Budapest è improbabile che abbia un effetto sistemico sull'Ue, ma è comunque rilevante. Al Parlamento europeo esistono due gruppi delle destre sovraniste e nazionaliste. Quello considerato più estremista è Identità e democrazia, dove convivono la Lega di Salvini, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Alternativa per la Germania. Quello considerato più moderato è quello dei Conservatori e riformatori europei, dove sono alleati i polacchi del PiS, gli spagnoli di Vox e Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. I temi generali che li accomunano sono molti: la chiusura delle frontiere agli immigrati, l'avversione per la condivisione di sovranità, l'allergia alle regole, la fascinazione per gli uomini forti. Ma incompatibilità personali e divergenze politiche legate alle priorità nazionali hanno impedito una riunificazione. Per i sovranisti dell'Est è inconcepibile accogliere migranti dall'Italia. Per il PiS è impossibile immaginare un'alleanza con partiti pro-russi come la Lega o il Rassemblement National. L'attitudine pro-Cina di Orbán rischia di essere difficile da digerire per Salvini. Ma l'incontro tra Orbán, Morawiecki e Salvini potrebbe porre le basi per il futuro, in particolare in vista delle elezioni europee del 2024. Un gruppo unico di sovranisti e nazionalisti al Parlamento europeo nella prossima legislatura potrebbe anche essere benefico, perché permetterebbe l'emergere di una vera opposizione nella democrazia dell'Ue.

Nel frattempo, però, l'Ue sembra intenzionata a una resa dei conti su un altro elemento che accomuna i sovranisti e nazionalisti: il disprezzo per lo stato di diritto. La Commissione ieri ha deciso di portare davanti alla Corte di giustizia dell'Ue la Polonia per contestare la legge sul potere giudiziario entrata in vigore nel febbraio 2020. “Agiamo per la protezione dell'indipendenza dei giudici e dello stato di diritto in Polonia”, ha detto il commissario alla Giustizia, Didier Reynders: “La legislazione contestata viola l'indipendenza della giustizia in Polonia ed è incompatibile con la primazia del diritto dell'Ue”. La Commissione ha chiesto alla Corte Ue di applicare misure provvisorie, sospendendo l'applicazione di alcuni parti della legge polacca, per evitare “un danno grave e irreparabile all'indipendenza della giustizia in Polonia e all'ordine giuridico dell'Ue”, ha spiegato Reynders.

 


Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di giovedì 1 aprile, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.


 

Il manuale di Thierry Breton - Oggi è giovedì e sul Foglio c'è la rubrica “EuPorn - il lato sexy dell'Europa”, che è la sorella maggiore di questa newsletter. Paola Peduzzi e Micol Flammini spiegano tutto (o quasi) sul Mr Wolf dell’Europa: se hai un problema, chiama il commissario francese, Thierry Breton, imprenditore, politico, scrittore con un gran gusto del futuro. A partire dai vaccini.

 

107 milioni di dosi nel primo trimestre - La Commissione europea ha annunciato che entro la fine della settimana saranno stati distribuiti agli stati membri 107 milioni di dosi, una cifra di poco superiore ai 106 milioni che erano stati promessi da Ursula von der Leyen per il primo trimestre dell'anno durante il Vertice in videoconferenza del 25 febbraio. La società farmaceutica che ha superato gli obiettivi in termini di forniture è Pfizer-BioNTech con 67,5 milioni di dosi. Moderna è poco sotto quanto promesso con 9,8 milioni di dosi. Chi non ha rispettato nessun impegno è AstraZeneca con 29,8 milioni di dosi rispetto ai 120 milioni previsti dall'accordo di acquisto anticipato. AstraZeneca ha più volte modificato i suoi obiettivi: da 120 a 80 milioni in dicembre, da 80 a 32 milioni in gennaio, da 32 a 40 milioni in febbraio, Alla fine in marzo aveva garantito 30 milioni di dosi. “E' sull'orlo”, ha detto ieri la portavoce della Commissione, Dana Spinant: “Siamo a poche dosi dai 30 milioni”.

 

68,3 milioni di dosi esportate - La Commissione ha anche aggiornato i dati sulle dosi esportate dal 1 febbraio, quando è entrato in vigore il meccanismo sulla trasparenza e il controllo delle esportazioni dei vaccini. Fino a lunedì 29 marzo, ci sono state 484 domande di esportazione, di cui solo una è stata rigettata. Il totale delle dosi esportate negli ultimi due mesi è di 68,3 milioni verso 41 paesi extra-Ue. Il dato tuttavia non include le dosi esportati prima del 31 gennaio e quelle destinate a Covax.

 

600 mila dosi Pfizer-BioNTech in meno ordinate dall'Italia - L'Italia ha ordinato 617.834 dosi in meno del vaccino di Pfizer-BioNTech di qui alla fine di giugno, rispetto a quelle a cui avrebbe avuto diritto con la ripartizione pro-rata basata sulla popolazione che era stata originariamente proposta dalla Commissione europea. E' quanto emerge da un documento riservato, su cui abbiamo messo le mani. Si tratta del compromesso proposto dalla presidenza portoghese del Consiglio dell'Ue per tentare di trovare un compromesso su un meccanismo correttivo della distribuzione delle dosi con l'Austria e altri paesi che hanno sbagliato gli ordini dei vaccini. Sul Foglio ci siamo posti due interrogativi: perché il governo di Giuseppe Conte non ha ordinato tutte le dosi Pfizer-BioNTech a cui aveva diritto e, soprattutto, perché non ha approfittato di quelle a cui avevano rinunciato altri paesi? La Germania, che ha fatto man bassa delle dosi snobbate da altri, dovrebbe raggiungere un tasso di vaccinazione del 61,04 per cento contro il 57,14 dell'Italia.

 

10 milioni di dosi da ridistribuire - Gli ambasciatori dei 27 non hanno trovato un accordo sul compromesso portoghese nella riunione di ieri del Coreper. Se ci saranno segnali di intesa nella notte, la presidenza portoghese è pronta convocare un altro Coreper questa mattina. La sua proposta è usare 3 milioni di dosi su 10 milioni che Pfizer-BioNTech anticiperà dal terzo al secondo trimestre per compensare i paesi che hanno sbagliato gli ordini. Ma l'Austria di Sebastian Kurz, che ha ordinato solo il 91,9 per cento delle dosi Pfizer-BioNTech a cui aveva diritto, non dovrebbe ricevere alcun vaccino in più. Il compromesso prevede 1,2 milioni alla Bulgaria, 684 mila alla Croazia, 603 mila alla Slovacchia, 377 mila alla Lettonia e 42 mila all'Estonia. Anche la Repubblica ceca, che ha ordinato il 100 per cento del pro rata di Pfizer-BioNTech ma ha rinunciato a dosi Moderna e Johnson&Johnson, beneficerebbe dalla correzione con circa 143 mila dosi. Secondo il compromesso portoghese, gli altri 7 milioni di dosi verrebbero ripartiti con il sistema pro rata in base alla popolazione.

 

L'Ema contro la Germania su AstraZeneca - "I benefici del vaccino per evitare decessi e ricoveri superano i rischi”, ha detto ieri il direttore dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema), Emer Cooke, in una conferenza stampa convocata dopo la decisione della Germania di sospendere la somministrazione di AstraZeneca per le persone con meno di 60 anni per una serie di eventi tromboembolici. “Un nesso causale non è dimostrato, ma è possibile e ulteriori analisi sono in corso”, ha spiegato Cooke. In quello che appare come una critica della scelta tedesca, il direttore dell'Ema ha detto che “non ci sono prove che giustificano restrizioni nell'uso del vaccino nelle diverse classi di età”. Il comitato di farmacovigilanza continua a collaborare con le autorità nazionali. La raccomandazione su AstraZeneca potrebbe essere aggiornata nella prossima riunione plenaria del 6-9 aprile. Ma Cooke ha precisato che l'unica modifica potenziale è l'inserimento di altri “avvertimenti” nelle informazioni prodotto.

 

L'amico Putin spia l'Italia - La Commissione non ha voluto commentare l'arresto di un militare in Italia che stava passando informazioni alla Russia. Anche la Nato ha reagito con il silenzio. Sul Foglio Daniele Raineri spiega perché le informazioni Nato passate dalla talpa ai russi potrebbero non essere cruciali.

 

Macron ritorna in lockdown - Il presidente francese, Emmanuel Macron, ieri ha annunciato un lockdown per le prossime quattro settimane. Mauro Zanon sul Foglio spiega perché Macron ha rinunciato alla cosiddetta "eccezione francese" sulle scuole, imponendo una chiusura di tre settimane (e molta Dad). Nel frattempo in Belgio, il tribunale di Bruxelles ha ordinato allo stato di porre fine entro 30 giorni alle misure restrittive imposte per decreto da ottobre, pena multa. La ragione: serve una legge discussa e votata dal Parlamento. Il governo ha annunciato ricorso.

 

L'inflazione torna a salire nella zona euro - L'inflazione annuale nella zona euro sale all'1,3 per cento a marzo rispetto allo 0,9 per cento di febbraio, secondo la stima flash pubblicata ieri da Eurostat. A incidere sull'andamento dei prezzi è soprattutto l'energia con un aumento annuale del 4,3 per cento rispetto a -1,7 per cento a febbraio. Tra gli stati membri, è la Germania a registrare l'inflazione più alta con il 2,0 per cento.

 

Il costo orario del lavoro varia da 6,5 a 45,8 euro nell'Ue - Nel 2020 il costo medio orario del lavoro è stimato a 28,5 euro per l'Unione europea e a 32,3 euro per l'area euro, in aumento rispetto ai 27,7 euro  e ai 31,4 euro del 2019, secondo i dati pubblicati ieri da Eurostat. Il costo orario del lavoro più basso è stato registrato in Bulgaria con 6,5 euro, seguita da Romania (8,1) e Ungheria (9,9). Il paese con il costo orario del lavoro più alto è la Danimarca con 45,8 euro, seguita da Lussemburgo (42,1) e Belgio (41,1). L'Italia con 29,8 euro si colloca appena sopra la media Ue e sotto quella della zona euro.

 


Accade oggi in Europa

- Commissione: chiusura per Pasqua

- Eurostat: dati sulla stagione del campeggio nel 2020