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La guerra di Macron a Schengen

La Francia dopo gli attentati pensa a un nuovo Patto su migrazione e asilo e il presidente vuole portare le prime proposte al Consiglio europeo di dicembre

David Carretta

Parigi assumerà la presidenza di turno dell'Ue nel 2022, nel pieno della campagna presidenziale e il capo dell'Eliseo potrebbe voler portare lo scalpo del trattato nella sfida contro Marine Le Pen. Ma la rifondazione di Schengen fermerebbe il terrorismo? Uno sguardo alla storia recente 

Emmanuel Macron ieri ha lanciato la sua offensiva contro l'Europa senza controlli alle frontiere di Schengen. In nome della lotta al terrorismo, in visita al confine con la Spagna, il presidente francese ha detto di volere una “rifondazione in profondità” delle regole dello spazio Schengen e un “maggiore controllo” alle frontiere interne. “Farò delle prime proposte al Consiglio europeo di dicembre”, ha annunciato Macron, senza nascondere qual è il suo obiettivo: “la Francia è uno dei principali paesi di arrivo dell'immigrazione secondaria” (cioè quando i migranti arrivati nei paesi di primo ingresso si trasferiscono verso altri stati membri). “Voglio cambiare profondamente le regole del gioco”, ha detto Macron. Il presidente francese ha anche fatto un legame tra immigrazione e terrorismo, sottolineando che “sempre più spesso” le reti di trafficanti “sono legate alle reti terroriste”.

 

Alcuni commentatori parlando di “svolta” del mandato Macron, che abbandona le vesti dell'europeista per indossare quelle del presidente legge e ordine. In realtà, la rifondazione di Schengen è un vecchio ritornello dei presidenti francesi, che lo stesso Macron aveva iniziato a usare nel 2019. Le sue dichiarazioni però assumono una rilevanza particolare nel momento in cui l'Ue inizia a dibattere della proposta di un nuovo Patto su migrazione e asilo. La Francia avrà la presidenza di turno dell'Ue nel 2022, nel pieno della campagna presidenziale. E Macron potrebbe portare lo scalpo di Schengen nella campagna elettorale contro Marine Le Pen.

 

Lo slogan della rifondazione di Schengen era stato inventato da Nicolas Sarkozy. Nel settembre del 2015, a un anno e mezzo dalla campagna elettorale successiva, l'ex presidente gollista aveva rilasciato una intervista al settimanale ultra-conservatore Valeurs Actuelles per dire che "oggi Schengen non funziona più". E per tutto il 2016 e 2017 Sarkozy aveva martellato sulla necessità di rifondare/riformare/rinnovare Schengen. Nell'aprile 2019 Macron ha preso il testimone: in una conferenza stampa l'attuale presidente ha spiegato che lo spazio Schengen "non funziona più" e che occorre "rifondare la nostra politica migratoria".

 

Nel 2019 l'idea di Macron era una mini-Schengen: cacciare i paesi che non accettano la solidarietà sui migranti, ma anche costringere Italia e Grecia a chiudere il rubinetto dei movimenti secondari. Chi non ci sta è fuori. L'Europa deve avere "un diritto di asilo rifondato", anche "a costo che sia una Schengen con meno Stati", aveva detto Macron. L'obiettivo era "lottare più efficacemente contro quelli che abusano" del diritto d'asilo spostandosi da un paese all'altro per andare nel paese preferito. Dopo la decapitazione del professore Samuel Paty e l'attentato alla basilica di Notre-Dame di Nizza, ora l'accento è più sul terrorismo. Ieri Macron ha insistito soprattutto su questa minaccia. Ma più controlli alla frontiera interna fermano i terroristi?

 

Per rispondere a questa domanda, che rischia di diventare centrale nel negoziato sul Patto su migrazione e asilo, basta guardare alla storia recente. La Francia ha già reintrodotto i controlli alle frontiere interne, sospendendo di fatto Schengen. Lo ha fatto nel 2015 dopo il Bataclan e da allora i controlli sono sempre rimasti in vigore. Un elenco dei principali attacchi subiti dalla Francia mostra che i controlli alle frontiere non sono la bacchetta magica: il 14 luglio 2016 la Promenade des Anglais a Nizza, il 20 aprile 2017 i Campi Elisi, l'1 ottobre 2017 la stazione di Marsiglia, il 23 marzo 2018 Carcassone e Trebes, l'11 dicembre 2018 il mercatino di Natale a Strasburgo. In realtà, anche il 13 novembre del 2015, erano in vigore controlli alle frontiere interne della Francia con gli altri paesi, incluse quelle terrestri. Motivo: in vista della Conferenza Onu sul clima. Ma non hanno impedito al commando che ha colpito Parigi di attraversare tranquillamente la frontiera tra Belgio e Francia. Se poi si guardano gli autori degli attentati, si scopre che molti di loro avevano passaporto europeo. La rifondazione di Schengen non ferma l'homegrown terrorism.

 


Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di venerdì 6 novembre, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.


 

Accordo sul meccanismo sullo stato di diritto! - La presidenza tedesca dell'Ue e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto che dovrebbe di permettere di sospendere i fondi europei per i paesi che violano principi fondamentali come l'indipendenza della giustizia. Il Parlamento europeo ha ottenuto una definizione più ampia delle violazioni che possono essere sanzionate con lo stop ai fondi: non più solo quelle che hanno un impatto diretto sul bilancio europeo, ma anche più ampie infrazioni allo stato di diritto. "L'Ue non solo sarà in grado di interrompere i fondi Ue quando i principi dello stato di diritto sono già violati, ma anche nei casi in cui è evidente che decisioni recenti di un governo rappresentano un rischio futuro per le finanze dell'Ue", ha spiegato Petri Sarvamaa, uno dei negoziatori del Parlamento europeo. In cambio, i deputati hanno rinunciato a un sistema di voto che avrebbe impedito a paesi come Polonia e Ungheria di organizzare minoranze di blocco.

 

La svolta basterà a sbloccare il bilancio e il Recovery? - In molti auspicano che l'intesa sullo stato di diritto permetta di sbloccare le trattative sul pacchetto di bilancio dell'Ue, da cui dipende la partenza del Recovery fund. La prossima riunione sul quadro finanziario pluriennale è prevista per lunedì. Il Parlamento europeo è sotto pressione, con la presidenza tedesca che gli chiede di rinunciare a aumentare la risorse per programmi Ue come Erasmus, ricerca e sanità. Ora dobbiamo tutti lavorare più rapidamente per concordare il pacchetto sul quadro finanziario pluriennale e il Recovery fund", ha detto il ministro tedesco degli Esteri, Heiko Maas. Di fronte alla seconda ondata di coronavirus "la leadership politica in Europa ha un obbligo di assicurare che gli aiuti concordati non precedenza arrivino rapidamente ai cittadini e alle imprese che sono stati colpiti dalla crisi". Il Parlamento si accontenterà?

 

La minaccia di veto dell'Ungheria (e della Polonia) - Il governo di Viktor Orban è stato rapidissimo a reagire all'intesa sul meccanismo sullo stato di diritto. Il ministro della giustizia, Judit Varga, ha denunciato un "ricatto inaccettabile" dopo l'accordo tra presidenza tedesca e Parlamento. "E' inaccettabile che, malgrado la pandemia attuale e le serie sfide a cui è confrontata l'economia europea, il Parlamento europeo persista con il suo ricatto politico e ideologico contro l'Ungheria", ha scritto Varga su Facebook, lasciando planare la minaccia di un veto di Budapest a tutto il pacchetto di bilancio. A ottobre era stata la Polonia a minacciare esplicitamente di bloccare il quadro finanziario pluriennale, e conseguentemente il Recovery fund, se fosse passata la condizionalità. Sul meccanismo sullo stato di diritto si vota a maggioranza qualificata, ma Ungheria e Polonia hanno la possibilità di mettere il veto alla cosiddetta decisione sulle risorse proprie. La presidenza tedesca e il Parlamento europeo sono convinti che sia “un bluff”, come ci ha spiegato una fonte: Budapest e Varsavia rischiano di perdere decine di miliardi se bloccheranno il pacchetto di bilancio.

 

Gentiloni vuole presto i piani nazionali del Recovery - Il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, ha ribadito che l'anticipo del 10 per cento del Recovery fund potrebbe arrivare a “tarda primavera”, se sarà trovato rapidamente un accordo sul pacchetto del bilancio Ue. Gentiloni ieri ha anche chiesto che i governi presentino rapidamente i loro piani nazionali di investimenti e riforme per poter avviare il più presto possibile le discussioni con la Commissione. "A tutti quelli che dicono all'Italia 'fai presto, fai presto' io dico che stiamo facendo le cose per bene", ha risposto il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola.

 

Il Pil della zona euro non guarirà prima del 2023 - La seconda ondata di coronavirus ha bloccato la ripresa dell'Unione europea, che ora deve scordarsi di ritrovare i livelli di Pil pre-Covid prima del 2023. Questo è il quadro dalle previsioni economiche d'autunno pubblicate dalla Commissione europea. “Non abbiamo mai contato su una ripresa a 'V'. Ora siamo sicuri che non ne avremo una”, ha detto il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni. Tra le grandi economie, solo Germania e Polonia ritroveranno il Pil pre-Covid nei prossimi due anni. L'Italia, che subisce la seconda peggiore recessione dopo la Spagna, ha anche un problema sempre più grande di debito. "Credo che non ci sia oggi preoccupazione alcuna sulla sostenibilità dei debiti. C'è la necessità nel medio periodo di mettere il debito in un percorso di sostenibilità". Luciano Capone qui spiega perché l'Italia è sempre in coda nella zona euro, ma non per colpa del Covid.

 

L'Europa aspetta gli Usa, ma occhio al virus trumpista interno - Mentre l'Unione europea continua a seguire il conteggio delle schede negli Stati Uniti (e soffre in silenzio di fronte alla prospettiva di una lunga battaglia legale tra Donald Trump e Joe Biden), il direttore Claudio Cerasa spiega che il voto americano ricorda anche all'Europa che il trumpismo non è un virus passeggero. L'Europa si presenta solida all'appuntamento con la possibile ondata di ritorno del trumpismo. Ma ci sono alcuni elementi di fragilità che nel futuro prossimo potrebbero rendere il nostro continente permeabile a una recrudescenza del trumpismo europeo.

 

Ripartono le tensioni tra Francia e Turchia - Il governo francese ha messo al bando l'organizzazione dei "Lupi Grigi" e Ankara ha promesso di "rispondere con fermezza" a quella che considera una provocazione. Mauro Zanon spiega la ripresa delle tensioni tra Francia e Turchia e le ragioni che hanno portato alla decisione del ministro dell'Interno Gérald Darmanin: il movimento islamonazionalista turco vicino al presidente Recep Tayyip Erdogan negli ultimi anni è stato protagonista di violenze e spedizioni punitive contro la comunità armena francese.

 

In Polonia la piazza segna un punto sull'aborto - Il governo polacco ha deciso di non pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il verdetto della sentenza con cui la Corte costituzionale ha reso più restrittiva la legge sull'aborto. Il portavoce dell'esecutivo ha detto che il paese ha bisogno di calma e di "pacifiche discussioni tra esperti". Il Pis, Diritto e giustizia, ha fatto un passo indietro, dopo essersi reso conto che le manifestazioni che dal 22 ottobre vanno avanti in tutte le città della Polonia sono determinate e ostinate. I sondaggi mostrano un netto calo del Pis. In un editoriale, il Foglio spiega che la piazza segna un punto in Polonia.

 

Il Covid svuota i treni europei - I lockdown per contenere la pandemia di coronavirus hanno avuto un impatto enorme sul settore ferroviario nel secondo trimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2019, secondo i dati pubblicati ieri da Eurostat. Il numero di passeggeri dei treni è crollato del 94 per cento in Irlanda (-11,7 milioni di persone trasportate), del 78 per cento in Francia (-262,6 milioni) e Spagna (-125,3 milioni) e del 77 per cento in Italia (-173,4 milioni). L'unica eccezione sono i Paesi Bassi, dove il traffico ferroviario di passeggeri è rimasto stabile.

 

Calo del commercio al dettaglio anche prima della seconda ondata - A settembre, prima dell'introduzione di nuovi lockdown per far fronte alla seconda ondata di Covid-19, il volume del commercio al dettaglio è sceso del 2 per cento nell'area euro rispetto al mese di agosto. Secondo Eurostat, il calo maggiore si è registrato nei prodotti non alimentari (2,6 per cento).

 


 

Accade oggi in Europa

- Nulla da segnalare (ma a Bruxelles dovrebbe esserci il sole)

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