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editoriali
L'Ue cade nella trappola cinese
Foto sorridenti coi generali e il Global Gateway affidato alle aziende di Xi. Il sostengo diretto della Cina alla guerra d'invasione russa dell'Ucraina aveva bloccato le consultazioni con le Forze armate di Pechino per anni. L'incontro con i vertici europei ha rivelato la superficialità con cui Bruxelles tratta il tema cinese, in una fase di profondi cambiamenti internazionali
Nei giorni scorsi il maggiore generale Guo Hongtao, vicedirettore dell’Ufficio per la cooperazione militare internazionale dell’Esercito popolare di liberazione cinese, era a Bruxelles per colloqui di altissimo livello. La delegazione delle Forze armate cinesi ha partecipato a una riunione con i vertici diplomatici della Nato, e poi alle consultazioni annuali Ue-Cina su Sicurezza e Difesa presso la sede del Servizio europeo per l’azione esterna. Erano diversi anni che le consultazioni dirette con le Forze armate cinesi non si tenevano, il motivo è piuttosto chiaro e riguarda l’irrigidimento dei vertici europei e Nato con Pechino anche per via del sostegno diretto della Cina alla guerra d’invasione russa dell’Ucraina. Il dialogo, come ha scritto la responsabile Benedikta von Seherr-Thoss, è sempre importante. Se non fosse che a volte cade nel grottesco: il presidente della Commissione militare dell’Ue, il generale Seán Clancy, si è fatto fotografare sorridente accanto a Guo mentre tra le mani teneva il dono della delegazione cinese, e cioè una mappa della Via della seta marittima, il documento che, nella logica di Pechino, serve a legittimare le rivendicazioni marittime illegittime della Cina in molti mari, soprattutto nel Mar cinese meridionale. La superficialità con cui a volte a Bruxelles viene trattato il tema della Cina, in una fase di profondi cambiamenti internazionali, è stata ancora più evidente ieri: durante la discussione al Parlamento europeo del primo rapporto sul Global Gateway, cioè il grande progetto geopolitico dell’Ue per mobilitare investimenti fino a 300 miliardi di euro che è considerato la risposta europea alla Via della seta cinese, è emerso che alcuni progetti sarebbero realizzati da aziende cinesi. Il Parlamento ha chiesto “che venga avviata immediatamente un’indagine sul coinvolgimento di tutte le aziende cinesi nel progetto Global Gateway”. Il dialogo con Pechino si riattiva senza lasciar trasparire opportunità per la propaganda, e la strategia europea per competere con Pechino deve essere una vera alternativa alla Via della seta, non una sua appendice.