Nei tribunali moldavi
Così Chisinau ha rintracciato la rete di addestratori russi mandati a sabotare le elezioni
Campi in Serbia e Bosnia, giovani di lingua russa arruolati con false promesse e istruiti all’uso di droni e tecniche di guerriglia urbana. L'operazione legata a Mosca e al gruppo Wagner non si ferma ai confini moldavi
La Moldavia ha dichiarato di aver ufficialmente smantellato le reti di agenti addestrati all’estero e finanziati dalla Russia dal 2024: “Ci riferiamo ad addestramenti organizzati in Serbia, in Bosnia-Erzegovina e nella Federazione russa”, ha detto a Politico la ministra dell’Interno moldava Daniella Misail-Nichitin, che ha raccontato come i giovani di lingua russa siano stati reclutati, trasportati in campi appositi e addestrati a rompere i cordoni delle forze dell’ordine, utilizzare i droni e fornire assistenza medica in caso di violenza. La giornalista Marion Solletty nel suo reportage da Chisinau parte dal caso di Maxim Rosca, adescato da un reclutatore, Anatoli Prizenco, fuori da un negozio di alimentari nel centro della capitale moldava con la proposta di una “facile via di fuga” dal suo lavoro in officina: un viaggio di due settimane fatto di spostamenti e attività all’aria aperta, retribuito tra i 300 e i 500 dollari, con “ulteriori istruzioni” che sarebbero arrivate da un contatto a Mosca.
In poche settimane, Rosca si è ritrovato in campi di addestramento in Bosnia e Serbia in cui altri partecipanti, a loro volta arruolati, imparavano a: pilotare droni; maneggiare ordigni incendiari; eludere le forze dell’ordine durante le proteste. Dopo essere stato fermato dalle autorità moldave a fine 2024 mentre attraversava il confine dalla Romania a bordo di un minibus con componenti per droni, visori per la realtà virtuale, radiocomandi e dispositivi per il lancio di granate dall’alto, ha raccontato di essersi recato inizialmente nella Republika Srpska, la regione bosniaca a maggioranza serba, dove soltanto una volta arrivato sarebbe stato detto ai partecipanti in cosa sarebbe consistito l’“addestramento” a cui non era più possibile sottrarsi, chi si rifiutava di partecipare veniva picchiato, ha raccontato Rosca. Un altro testimone ha detto che lì l’addestramento è durato diversi giorni in un campo di quattro tende allestito lungo un fiume, “alle reclute veniva insegnato a pilotare droni utilizzando occhiali e joystick”. Successivamente sono stati portati dai reclutatori – che facevano parte di una rete internazionale con legami con il gruppo mercenario russo Wagner – nelle fitte foreste che circondano la città di Banja Luka per “un’esercitazione pratica”, che consisteva nel registrare l’ubicazione degli edifici amministrativi e governativi e individuare potenziali siti di lancio per i droni. Al termine dell’addestramento, i partecipanti venivano pagati in criptovalute.
Uno degli undici istruttori stranieri è il cittadino bulgaro Mircho Angelov, condannato l’anno scorso da un tribunale di Parigi a tre anni di carcere per aver cospirato per dipingere le impronte di mani rosse su un muro del Museo dell’Olocausto di Parigi. Questo è avvenuto poco prima delle elezioni presidenziali dell’autunno 2024: secondo le trascrizioni del tribunale, i partecipanti hanno affermato di essere stati informati che, se la presidente moldava filo-europea Maia Sandu sarebbe stata rieletta “ci sarebbe stata la guerra nel paese, proprio come in Ucraina”.
Secondo gli investigatori moldavi, scrive Solletty, l’operazione “faceva parte di uno sforzo coordinato, sostenuto dalla Russia, per reclutare agenti da impiegare in campagne di influenza e disinformazione anche in paesi lontani come Francia e Germania”. I pubblici ministeri sono giunti alla conclusione che personaggi come Prizenco – che è indagato anche dalle autorità francesi in quanto principale sospettato di aver assoldato un gruppo di cittadini moldavi che hanno disegnato stelle di David sui muri di Parigi in seguito agli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023 in Israele – fanno parte di una rete più ampia, con base all’estero, ormai “smantellata” dal paese, ma che ha esteso le operazioni al di fuori dei suoi confini. Nel documento visionato da Politico e diffuso dal governo di Chisinau ai funzionari europei poco dopo le elezioni parlamentari, si legge che “il caso della Moldavia è unico”, di oltre 80 persone sospettate di aver fomentato disordini di massa, venti sono già state formalmente incriminate, ma “né gli stati membri dell’Ue né i suoi vicini sono al sicuro dalle minacce ibride”.