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Editoriali

La Cina fa come la Russia

Redazione

Lo spionaggio su larga scala nelle istituzioni europee viene anche da Pechino

Mentre l’Unione europea s’interroga sulle fughe di informazioni verso Mosca – dopo che si è scoperto che esponenti del governo ungherese passavano informazioni al Cremlino durante i vertici europei e dopo che il sospetto si è allargato all’Afd tedesca – continuano a uscire notizie di operazioni di reclutamento e spionaggio da parte del ministero della Sicurezza di Pechino, il Guoanbu, cioè la più importante agenzia di intelligence esterna della Repubblica popolare, che coinvolgono funzionari delle istituzioni europee e della Nato. Una lunga inchiesta di Intelligence online ha rivelato ieri che il Bureau per la sicurezza dello stato di Shanghai (Sssb) a partire dal 2021 ha contattato decine di persone tramite social network per cercare lavoro come Linkedin.

Alcune di queste persone sarebbero state reclutate da Francia, Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi e Italia. Funzionari e semplici dipendenti avrebbero ricevuto diverse migliaia di euro per passare informazioni al Guoanbu, con la scusa di offerte di lavoro che poi si trasformavano in richieste di “dossier” o resoconti di riunioni – che spesso avevano a che fare con informazioni riservate o top secret: “Gli scambi portavano rapidamente a un’offerta per scrivere rapporti pagati tra i 700 e i mille euro per circa tre pagine”. Già lo scorso anno il servizio d’intelligence interno britannico, l’MI5, aveva messo in allarme sul reclutamento alla luce del sole da parte dello spionaggio cinese tramite social come Linkedin. La capacità di penetrazione dei servizi cinesi dentro alle istituzioni in Europa è ormai sorprendentemente simile a quello russo, forse perfino più efficace nel reclutamento, perché Pechino non è considerata una minaccia diretta, a differenza del Cremlino. Quelle su Linkedin sono operazioni di spionaggio a basso costo, che si accompagnano alle infiltrazioni informatiche: solo la scorsa settimana l’Ue ha imposto sanzioni contro due aziende cinesi (Integrity Technology Group e Anxun Information Technology) legate a cyberattacchi che hanno colpito infrastrutture critiche europee e oltre 65.000 dispositivi tra il 2022 e il 2023.