LaPresse
1937-2026
È morto Lionel Jospin, ex premier francese e figura storica del socialismo
Primo segretario del Partito socialista sotto François Mitterrand, ministro dell’Istruzione, primo ministro, membro del Consiglio costituzionale. Nel giorno della resistenza socialista nei fortini di Parigi e Marsiglia, se n'è andato all'età di 88 anni colui che ha "portato al potere la sinistra plurale"
Parigi. Se n’è andato nel giorno della resistenza socialista nei fortini di Parigi e Marsiglia, della dimostrazione che la sinistra riformista di cui è stato uno dei principali rappresentanti nella storia Quinta Repubblica è vincente se non scende a compromessi con gli estremisti. Lionel Jospin, ex primo ministro francese e figura storica del socialismo, è morto domenica all’età di 88 anni, mentre Emmanuel Grégoire, il candidato dell’unione delle sinistre senza la France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon trionfava nella capitale francese prolungando il regno della gauche moderata a Parigi, e il sindaco uscente di Marsiglia, il socialista Benoît Payan, veniva rieletto senza difficoltà nella seconda città più popolosa di Francia. “Una fonte di ispirazione” e “un modello di rettitudine”, ha dichiarato il primo segretario del Partito socialista Oliver Faure, rendendo omaggio a colui che aveva “portato al potere la sinistra plurale”, la prima grande coalizione tra socialisti, verdi e comunisti che vinse le elezioni legislative del 1997 imponendo la “coabitazione” a Matignon all’allora presidente gollista Jacques Chirac. Jospin “ha permesso a una generazione di governare e a un’altra generazione, la mia, di formarsi”, ha aggiunto Faure su France Inter, prima di far passare un messaggio politico alla luce dei risultati di ieri sera e in vista delle presidenziali: “In un momento in cui i punti di riferimento vacillano, il suo percorso ci ricorda che è possibile governare senza cedere alle mode del momento”.
Da parte sua, il leader di Lfi Jean-Luc Mélenchon, che fu ministro dell’Insegnamento professionale nel governo Jospin tra il 2000 e il 2002, ha salutato su X “un modello di rigore e di impegno”, ricordando la sua riforma più importante, l’introduzione della settimana lavorativa di 35 ore, ma anche “l’alleanza rosso-rosa-verde”. Jospin e Mélenchon condividevano un passato trotzkysta e si rispettavano, ma col passare degli anni le loro traiettorie sono andate in senso opposto. Mentre il primo col passare degli anni è diventato l’incarnazione di una sinistra moderata capace di federare, il secondo ha radicalizzato le sue posizioni, fino a trasformare la France insoumise nel partito della conflittualità permanente, oltranzista e ambiguo sull’antisemitismo. Non a caso Jospin si era schierato con il leader di Place Publique Raphaël Glucksmann negli ultimi tempi, che considerava il miglior alfiere di una nuova “gauche plurielle”. Quando nel giugno 2024, dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, Mélenchon si propose per Matignon – “Non mi autoescludo e non mi impongo”, disse il guru di Lfi – Jospin commentò con queste parole: “Jean-Luc Mélenchon non è la soluzione. Bisognerà fare un’altra scelta”. Dopo i fasti di Matignon, “l’ultimo periodo di grande felicità della sinistra” , secondo lo storico Gilles Candar, arrivò per Jospin l’umiliazione delle presidenziali del 2002, quando il suo pessimo risultato al primo turno permise al candidato del Front national Jean-Marie Le Pen di accedere al ballottaggio. “Mi assumo pienamente la responsabilità di questo fallimento e ne traggo le conseguenze ritirandomi dalla vita politica”, dichiarò la sera stessa.
Tra le ragioni della sconfitta, che permisero all’estrema destra di accedere al secondo turno per la prima volta nella sua storia, Jospin ha più volte indicato la dispersione dei voti della sinistra. Il sovranista Jean-Pierre Chevènement (5,33 per cento), l’ecologista Noël Mamère (5,25), il comunista Robert Hue (3,37) e la radicale Christiane Taubira (2,32) avevano sottratto al socialista voti preziosi. “Non potevamo vincere le elezioni con cinque candidati di ciascuno dei partiti della maggioranza plurale”, ribadì su France Info nel 2022. Nato nel 1937 a Meudon, vicino a Parigi, in una famiglia protestante, si formò all’Ena, la superscuola delle élite, e insegnò economia per diversi anni prima di dedicarsi alla politica. Nel 1981, anno della vittoria di François Mitterrand alle elezioni presidenziali, diventa deputato ma soprattutto segretario del Ps, ruolo che ricoprirà fino al 1988. In occasione della rielezione di Mitterrand, viene nominato ministro dell’Istruzione. Dopo aver perso il suo seggio da deputato alle elezioni legislative del 1993, riappare nel 1995 da candidato alle presidenziali, approfittando del ritiro dell’ex presidente della Commissione europea Jacques Delors. Arrivato in testa al primo turno, viene sconfitto da Chirac, ma si afferma nel panorama politico. Nel 1997, sulla scia della vittoria nel Regno Unito del Partito laburista di Tony Blair, la “gauche plurielle” trionfa alle legislative e Jospin viene nominato capo di governo: resterà a Matignon fino al 2002, uno degli esecutivi più longevi della Quinta Repubblica. Jospin è stato anche l’uomo che ha introdotto il quinquennio e sincronizzato le elezioni presidenziali e legislative. Sotto la sua guida nel 1999 è stato inoltre istituito il Pacs, il patto civile di solidarietà, che ha permesso l’unione delle coppie dello stesso sesso. “Lionel Jospin è grande destino francese: primo segretario del Partito socialista sotto François Mitterrand, ministro dell’Istruzione, primo ministro, membro del Consiglio costituzionale”, ha scritto Macron su X, ricordando un leader politico che “con il suo rigore, il suo coraggio e il suo ideale di progresso, incarnava un’alta concezione della Repubblica”.