Alleanze interrotte

Trump ha aiutato Putin, alleato dell'Iran, e ha snobbato l'offerta di Kyiv. Così si è alienato il sostegno degli europei

Paola Peduzzi

Per Zelensky il Medio Oriente e l’Ucraina sono parte dello stesso conflitto globale. Trump però divide le alleanze, sospende le sanzioni alla Russia e chiede agli europei di fare da soli

“Vorrei che gli Stati Uniti non percepissero l’Ucraina soltanto come un paese che chiede aiuto”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista al New York Post, perché “l’Ucraina sta difendendo interessi e valori” dell’occidente. Certo, è una guerra distante geograficamente dall’America, quella di Vladimir Putin contro gli ucraini, c’è di mezzo l’oceano che Donald Trump cita sempre come se fosse uno scudo, o l’alibi del suo disinteresse, ma il conflitto in medio oriente mostra quanto certe minacce siano globali, dice Zelensky, quanto la difesa degli alleati degli Stati Uniti debba essere coesa, collettiva e sofisticata, perché “la guerra arriva quando sei debole o solo, i nemici lo vedono quando le alleanze sono divise”. Il presidente ucraino ha offerto la sua solidarietà e il suo aiuto fin dal primo giorno della guerra contro l’Iran: sa come ci si difende dai droni iraniani perché sono gli stessi che tormentano l’Ucraina da quattro anni, oggi più letali perché modificati dai russi, che stanno restituendo il favore all’alleato di Teheran. Sempre secondo gli ucraini – che hanno le competenze sul campo di battaglia, l’innovazione dell’arsenale, le informazioni precise sui nemici – la Russia non fornisce alla Repubblica islamica soltanto l’intelligence per colpire obiettivi americani nella regione mediorientale, ma anche i droni e presto potrà fornire anche i missili. I russi copiano, migliorano, producono su grande scala: gli ucraini lo sanno, ogni sei mesi devono inventarsi qualche arma nuova per difendersi perché solo l’innovazione li salva dal ritmo di produzione della macchina da guerra russa. Ma Trump ha sminuito l’aiuto di Zelensky in medio oriente, pure se tempestivo e unico.

   

A parte Israele, non c’è nessuno che abbia offerto un sostegno del genere, non tra gli europei ma nemmeno tra i paesi del Golfo, tuttavia per Trump l’Ucraina è un investimento a perdere, la guerra lontana che non minaccia la sicurezza e l’interesse americani: è un affare degli europei. I quali hanno lentamente e faticosamente preso in carico la difesa ucraina, compensando l’assenza americana dal punto di vista finanziario, comprando armi statunitensi per spedirle a Kyiv, invitando – loro sì – gli ucraini per esercitazioni e formazione, perché l’Ucraina stessa è la garanzia di sicurezza migliore che gli europei, e quindi la Nato, hanno contro la minaccia russa, e quindi iraniana (gli ucraini vincono sempre: la Faz ha raccontato che durante le recenti esercitazioni sulla costa portoghese, le navi della Nato non si sono nemmeno accorte che erano state colpite dai droni navali ucraini, che hanno battuto le forze dell’Alleanza in tutti e cinque gli scenari di guerra su cui si è lavorato). Trump ha delegato – meglio: sbolognato – la difesa dell’Ucraina agli europei, mentre ha costruito un dialogo e un allineamento con Putin ponendosi come mediatore tra i due litiganti, un mediatore propenso a credere più ai russi che agli ucraini. E negli ultimi giorni, mentre se la prende con gli europei che non vanno in aiuto dell’America contro l’Iran e snobba la preziosa offerta ucraina, Trump ha sospeso le sanzioni alla Russia – fino all’11 aprile – dando così entroiti utili alla letale macchina da guerra russa.

  

Questo scivolamento antiucraino e antieuropeo, assieme alle mire di conquista sulla Groenlandia che hanno costretto gli europei a ipotizzare l’impensabile, cioè soldati della Nato europea che difendono “un pezzo di ghiaccio” dai soldati americani, è la ragione principale per cui oggi gli europei sono restii a partecipare all’operazione americana contro l’Iran. Non per tutti certo, ma per i leader atlantisti che riconoscono perfettamente la minaccia iraniana sì: c’è la guerra contro la Russia da vincere, e l’Europa non ha certo i mezzi per entrare in un altro conflitto. E c’è anche che la Russia aiuta l’Iran, quindi dovrebbe essere Trump il primo a considerare entrambi questi conflitti la stessa guerra da cui difendersi assieme, ma non lo fa.
  

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi