Il bluff indiano
Modi cerca un dialogo con l'Iran, ma nella sua strategia non c'è più autonomia
I negoziati che per Nuova Delhi sono un esempio diplomatica hanno permesso a due navi cisterna battenti bandiera indiana di attraversare Hormuz, ma 22 sono ancora bloccate. La politica di non allineamento è diventata una "linea di politica estera chiarissima di avvicinamento all’occidente", dice al Foglio Diego Maiorano, professore all’Università di Napoli l’Orientale
Non si tratta di una questione di scambi commerciali, “l’India e l’Iran hanno una relazione” ed è per questo che il ministero degli Esteri indiano è impegnato in un dialogo con Teheran per riavviare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, ha detto nel fine settimana S. Jaishankar al Financial Times. Il potente ministro degli Esteri di Nuova Delhi ci tiene a precisare che non esiste alcun “accordo generale” con l’Iran e che “ogni movimento navale è un evento a sé stante”: i negoziati che descrive sono un esempio di “ciò che la diplomazia può realizzare” e sono serviti a permettere a due navi cisterna battenti bandiera indiana che trasportavano gas di petrolio liquefatto di attraversare Hormuz sabato scorso. Ieri però c’erano almeno 22 navi battenti bandiera indiana e 611 i marinai indiani bloccati ancora nel Golfo Persico.
“L’India ha storicamente un rapporto ottimo con l’Iran, stava anche sviluppando un porto nel paese dal quale si è chiamata fuori pochi mesi fa, in seguito alle pressioni trumpiane”, dice al Foglio Diego Maiorano, professore di Storia dell’India contemporanea all’Università di Napoli l’Orientale. E se c’è un merito che la politica di Trump ha avuto è proprio “averci svelato il bluff dell’India” sulla sua “autonomia strategica”, cioè la politica di non allineamento che ha sempre dato a Nuova Delhi la possibilità intrinseca di spostarsi più da un polo dall’altro, ma che dal 1991 a oggi è di fatto diventato un unico polo, in “una linea di politica estera chiarissima di avvicinamento all’occidente”. Un avvicinamento agli Stati Uniti di Donald Trump, da cui l’India è stata ricattata sul petrolio russo e ha subìto sanzioni punitive, e a Israele di Benjamin Netanyahu, “estremamente importante dal punto di vista economico, militare, tecnologico e anche ideologico”. In questo avvicinamento rientra anche la visita di Narendra Modi a Gerusalemme e Tel Aviv, soltanto pochi giorni prima dell’attacco americano e israeliano in Iran il premier indiano stringeva la mano di Netanyahu per sancire l’asse “strategico” tra i due paesi e pronunciava il primo discorso di un capo di governo indiano alla Knesset, il Parlamento israeliano.
La linea è dello stesso S. Jaishankar, ministro degli Esteri indiano, che secondo Maiorano “è sempre stata quella di avvicinare l’India all’occidente, perché l’unico che secondo Jaishankar può fornire il livello di tecnologia e di protezione anche nei confronti della Cina, nemico regionale di Nuova Delhi. Questo non vuol dire che l’India rinunci del tutto a mettere i piedi in altre scarpe, perché è nel suo interesse farlo, ma c’è una linea di tendenza molto chiara”. Ora che anche Nuova Delhi sta affrontando l’aumento dei costi energetici – l’India è il terzo importatore mondiale di petrolio e secondo consumatore di gas di petrolio liquefatto, circa il 90 per cento delle importazioni totali di Gpl dell’India proviene dai paesi del Golfo – cerca un dialogo con Teheran, sabato scorso ha rimpatriato circa cento ufficiali della Marina iraniana con un volo speciale, ma le “negoziazioni” sono bastate a far passare soltanto due navi su 24 e secondo un’inchiesta Reuters il regime iraniano avrebbe chiesto all’India di rilasciare tre petroliere sequestrate a febbraio vicino alle acque territoriali indiane. Una fonte del regime ha detto all’agenzia di stampa che avrebbe richiesto al governo di Nuova Delhi anche forniture di medicinali e attrezzature mediche.
Eppure c’è un lato dell’“autonomia strategica” di Modi che funziona ancora, ed è il rapporto con la Russia di Vladimir Putin, che continua a venire in soccorso anche nella crisi dello Stretto di Hormuz, dice Maiorano: Trump pochi giorni dopo l’inizio del conflitto ha allentato le sanzioni per consentire all’India di acquistare petrolio russo e “cercare di calmierare i prezzi a livello globale”. Il fatto di aver mantenuto i buoni rapporti con Mosca è un elemento della strategia di non allineamento indiana e Modi gode di questa “mano libera di negoziare con tutti, ma nella prova dei fatti, tutta questa autonomia viene notevolmente ridotta dalle decisioni americane”.