Prima Trump dissesta la Nato, poi pretende il suo aiuto
Le insinuazioni sprezzanti del presidente americano contro gli europei dell'Alleanza atlantica. Adesso chiede ai partner di intervenire sullo Stretto di Hormuz e rivendica di aver sempre previsto tutto. Così cresce la frattura tra Washington e l’Europa, dall’Ucraina alla Groenlandia
Donald Trump si è messo l’abito del profeta e si è seduto davanti ai giornalisti ieri e ha detto: “So che proteggeremo” i nostri alleati della Nato “se mai dovessero avere bisogno, ma se fossimo noi ad avere bisogno, loro non sarebbero lì per noi, lo so da moltissimo tempo”, ha insistito il presidente americano, ribadendo quello che aveva detto domenica all’editorialista del Financial Times, Edward Luce, in una conversazione di otto minuti: “Siamo stati molto gentili, non dovevamo aiutarli con l’Ucraina, l’Ucraina è a migliaia di chilometri da noi, ma li abbiamo aiutati, perché ho sempre detto che noi ci saremmo sempre stati per loro, ma non sono sicuro che loro ci saranno per noi”. Il profeta Trump, che ha anche una speciale ossessione per l’oceano che separa gli Stati Uniti dall’Europa come se fosse una linea di divisione, ha sempre saputo anche altre cose.
Che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato utilizzato “come un’arma, l’ho predetto molto tempo fa”, e anche che Osama bin Laden avrebbe colpito le Torri gemelle, “l’ho scritto in un libro”. Il profeta Trump ora chiede che chi ha interesse nello Stretto di Hormuz come fonte di approvvigionamento si faccia avanti per contrastare il blocco iraniano: non usa l’espressione che aveva utilizzato dopo l’introduzione dei dazi, nell’aprile dello scorso anno, quando disse “verranno tutti a baciarmi il culo”, ma si aspetta la stessa cosa dagli alleati europei ora, li prende in giro ripetendo le resistenze europee con la vocina lagnosa, si accanisce in particolare con il Regno Unito, ma dice anche che gli Stati Uniti stanno “martellando” la Repubblica islamica, ormai annichilita.
Come sempre accade con queste conferenze stampa Trump poi ha fatto molte digressioni, ha annunciato che la sua chief of staff, Susie Wiles, ha un tumore al seno, ha parlato del Kennedy Center, del “big beautiful bill”, della ristrutturazione della sala da ballo della Casa Bianca e molto altro ancora. Al centro però c’è la conta – la conta degli alleati della Nato che daranno il loro sostegno per riaprire lo Stretto di Hormuz – e c’è “l’aiuto” all’Ucraina che non era dovuto, perché quello è un problema europeo, c’è l’Atlantico di mezzo, no? Agli europei che non daranno la loro solidarietà spetta “un futuro nero”, ha detto Trump minaccioso, pretendendo una solidarietà che ha svilito più e più volte in quest’ultimo anno alla Casa Bianca.
Ha detto di meritarsi “quel piccolo pezzo di ghiaccio” che si chiama Groenlandia, che è un’isola del territorio danese quindi della Nato, causando uno choc che tutti gli analisti dicono irreversibile: quando i partner europei dell’Alleanza hanno dovuto valutare l’ipotesi di doversi difendere da soldati americani, la Nato che mangia la Nato, nulla è stato più come prima. Il disprezzo trumpiano ha toccato abissi ancora più tragici, come il riferimento agli alleati che, durante la guerra in Afghanistan, stavano nelle retrovie, come a dire: non ci hanno mai aiutati per davvero. E in quei giorni dovemmo ricordare i numeri dei soldati europei morti, ricordare le bare, i funerali, per contrastare l’ennesima distorsione di un’Alleanza che ha risposto pronta e generosa all’unica volta nella sua storia in cui è stato invocato l’articolo 5 del mutuo soccorso: dopo l’11 settembre, in Afghanistan. E se si guarda all’Ucraina, la guerra europea in cui si difende la terra dall’aggressione di Vladimir Putin ma soprattutto i valori, i princìpi, la libertà dell’occidente tutto, la desolazione è ancora più dolorosa. L’Amministrazione Trump ha smesso di essere alleata dell’Ucraina e si è rivenduta come mediatrice (e i morti ucraini sono aumentati) e ha smesso di aiutare la difesa di Kyiv e dell’occidente, visto che oggi gli europei pagano le armi americane da inviare in Ucraina.
La Nato è a pezzi, l’Ucraina sta imparando a prodursi sistemi simili ai Patriot da sola, e il suo aiuto – concreto, gratuito, in nome di un’alleanza – lo sta dando senza che nessuno gliel’abbia chiesto, anzi: con Trump che l’ha sminuito, anche questo, come tutto.
INCONTRO A KYIV
"I droni sono il nostro petrolio", dice Zelensky