la guerra nello stretto

Petroliere, cargo, portarinfuse. Tutte le navi colpite dall'Iran nel Golfo

Priscilla Ruggiero

Sono almeno 22 le imbarcazioni civili attaccate da Teheran dal 28 febbraio per destabilizzare l'economia globale e bloccare il traffico marittimo nello stretto di Hormuz. La minaccia delle mine iraniane e la risposta americana

Qualsiasi nave che attraversi lo Stretto di Hormuz è un bersaglio, hanno detto le Guardie della rivoluzione Islamica, dopo l'inizio dell'operazione "Furia epica" lanciata da Stati Uniti e Israele in Iran. Nei primi giorni di rappresaglia il regime di Teheran si è concentrato sulle basi americane e i paesi del Golfo, pochi giorni dopo ha spostato il suo obiettivo sulla destabilizzazione dell'economia globale, minacciando di chiudere o rendere caotico e pericoloso lo Stretto di Hormuz, con attacchi mirati alle navi nel Golfo Persico. Poco dopo essere eletto, anche la nuova Guida suprema della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei, ha detto che “la leva del blocco dello Stretto di Hormuz deve assolutamente continuare a essere utilizzata”. Le guardie della rivoluzione lo hanno ribadito anche oggi, dopo che gli Stati Uniti hanno attaccato l'isola di Kharg colpendo oltre 90 obiettivi militari iraniani senza però danneggiare le infrastrutture petrolifere. Il presidente Donald Trump ha detto che sarà pronto a colpire anche queste se l'Iran non cesserà con il blocco dello Stretto e ha invitato gli altri governi a inviare navi da guerra per cercare di garantire che lo Stretto di Hormuz rimanesse aperto al passaggio delle petroliere.

Ieri è stato anche comunicato l'invio di un'unità di spedizione dei Marine e ulteriori navi da guerra in medio oriente: il capo del Pentagono Pete Hegseth, scrive il Wall Street Journal, ha approvato una richiesta del Comando Centrale degli Stati Uniti di un gruppo anfibio pronto all'intervento e la relativa unità di spedizione dei Marine, "che in genere consiste in diverse navi da guerra e 5.000 tra Marine e marinai". L'Institute for the Study of War ha tracciato tutti le navi civili attaccate dall'Iran nel Golfo Persico: sono almeno 22, tra petroliere, portacontainer e altre navi da carico. 

 

Nella notte di giovedì due petroliere sono state attaccate da droni iraniani al largo della costa irachena, la Zefyros, greca  battente bandiera maltese che aveva caricato carichi di carburante in Iraq e la Safesea Vishnu, di proprietà statunitense diretta in India.  La nave sarebbe stata colpita da un "motoscafo senza pilota carico di esplosivi" che "l'ha speronata, provocando un grave incendio a bordo", hanno affermato le autorità indiane. Nell'incendio 38 membri dell'equipaggio sono sopravvissuti, mentre un indiano è rimasto ucciso. L'11 marzo è stato il giorno in cui dall'inizio della guerra sono state colpite più navi, sei, quasi tutte all'interno o in prossimità dello Stretto, tra cui la portarinfuse Mayuree Naree, battente bandiera thailandese, colpita da "due proiettili di origine sconosciuta" che hanno provocato un incendio e danneggiato la sala macchine. Dopo gli attacchi l'Iraq e l'Oman hanno chiuso i loro terminal petroliferi, almeno otto persone sono morte e una risulta ancora dispersa. 

Secondo un'analisi del traffico marittimo di Kpler pubblicata dal New York Times, prima della guerra circa 80 petroliere e navi cisterna attraversavano quotidianamente lo Stretto, facendo transitare circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi la media è di circa due al giorno. Per i suoi attacchi la Marina iraniana utilizza droni e mine navali, “armi semplici che potrebbero dare a Teheran un potere smisurato”, ha scritto il Wall Street Journal, perché tra le più distruttive che la Marina degli Stati Uniti abbia mai dovuto affrontare. Secondo un rapporto pubblicato dall’Institute for the Study of War, l’Iran ne avrebbe dispiegate una decina nello Stretto di Hormuz, e nonostante l’esercito americano abbia dichiarato di aver distrutto 28 navi progettate per il posizionamento di mine, Teheran sarebbe capace di dispiegarle con piccole imbarcazioni praticamente impossibili da identificare ed eliminare.

Il regime di Teheran sin dagli anni Ottanta minaccia di chiudere o rendere caotico e pericoloso il passaggio nei 33 chilometri che nel punto più stretto dividono la penisola dell’Oman e le coste iraniane. Lo fa non solo con la sua proiezione militare, che è però inferiore a quella americana o israeliana, ma soprattutto con le attività dei suoi proxy, come la milizia yemenita degli houthi, e con la minaccia del caos a basso costo: come nella guerra dei droni, la guerra è asimmetrica perché quella iraniana è fatta di barchini suicidi e mine, e però coinvolge potenzialmente chiunque si affidi a Hormuz per il commercio marittimo. 

Secondo gli esperti, le operazioni di posamine rappresenterebbero una minaccia non tanto perché in grado di chiudere fisicamente lo Stretto, ma perché ne basterebbero poche per tenere in allerta le compagnie assicurative. Trump ha scritto su X il 10 marzo: "Se l'Iran ha posizionato delle mine nello stretto di Hormuz, e non abbiamo alcuna segnalazione in merito, vogliamo che vengano rimosse, IMMEDIATAMENTE!". Poche ore dopo l'esercito statunitense aveva già pubblicato i filmati degli attacchi contro le navi posamine.

Oltre alle navi, Teheran ha attaccato anche le infrastrutture energetiche e i depositi petroliferi in Bahrein, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Qui trovate una mappa di tutte le infrastrutture colpite dal 28 febbraio scorso. 

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