Numeri, princìpi e necessità dietro all'aiuto ucraino in medio oriente
Il sostegno che Donald Trump si rifiuta di vedere. Il presidente americano ha di nuovo accusato Zelensky di non volere la pace. Kyiv non lo ascolta e va ad aiutare contro l'Iran
I paesi del medio oriente che hanno chiesto aiuto all’Ucraina per imparare a proteggersi dai droni iraniani sono undici, ai quali si aggiungono i paesi europei e anche gli Stati Uniti. Per ora, gli esperti di Kyiv sono in viaggio verso la Giordania, dove parleranno con gli americani della protezione delle loro basi. Tutto è molto chiaro per gli ucraini e non ha bisogno di spiegazioni. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha spiegato su X come “la guerra contro il regime iraniano e la difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa sono due teatri della stessa guerra. I regimi di Mosca e Teheran sono inseparabili: collaborano, condividono risorse, armi e tecnologie. Rappresentano la stessa minaccia per l’Ucraina, l’Europa, gli Stati Uniti e gli stati del Golfo”. La scorsa settimana il Washington Post ha spiegato con dovizia di fonti e dettagli come la Russia sta aiutando gli iraniani a colpire le basi americane in medio oriente.
L’intelligence del Cremlino fornisce informazioni, identifica i bersagli, e così restituisce a Teheran il favore di aver aiutato l’esercito russo inviando i suoi Shahed da usare contro l’Ucraina. Il regime iraniano si sarebbe aspettato dalla Russia un aiuto diverso, un contributo in armi, soprattutto in difesa aerea, ma Mosca non è disposta a togliere al suo esercito quello che usa in battaglia, quindi sta contribuendo alla guerra dell’alleato iraniano con l’intelligence. All’esclusiva del quotidiano americano, l’Amministrazione americana aveva risposto di non essere sorpresa né preoccupata e anzi, mentre le sue basi continuano a essere prese di mira con conseguenti rischi e vittime, ha sminuito l’assistenza russa a Teheran. Gli ucraini sanno che aiutare in medio oriente, mostrare la forza delle loro tecnologie per contrastare i droni dell’Iran porta a Kyiv più benefici che puntare i piedi e fare rimostranze contro la cecità degli Stati Uniti, ma anche Sybiha nel suo post ha scritto: “Ci aspettiamo lo stesso approccio realistico dai nostri partner. Abbiamo bisogno di un’azione risoluta contro le minacce comuni sia in Ucraina sia nel Golfo. Rafforzare la difesa lungo questa linea del fronte globale aumenta la sicurezza di tutti”.
Kyiv ha molto da offrire. Oltre alla Giordania, altro personale militare verrà mandato in altre zone in medio oriente. Quest’anno l’Ucraina è diventata un paese esportatore di tecnologia militare, fino a qualche mese fa, il ministero della Difesa non permetteva alle aziende locali di offrire ad altri paesi le armi che sarebbero potute servire a Kyiv, ma quando ai vertici è arrivato Mykhailo Fedorov, ex ministro della Trasformazione digitale, il divieto è caduto: per innovare servono soldi e le aziende ucraine non possono fare affidamento soltanto sullo stato, quindi sono state messe nelle condizioni di vendere le loro tecnologie ad altri paesi. In medio oriente ora servono soprattutto droni intercettori e i produttori ucraini possono esportarli in quantità importanti. SkyFall, un’azienda ucraina diventata famosa soprattutto per la produzione del drone Vampiro e per aver ricevuto premi dal Pentagono per i prodotti in fibra ottica, ha fatto una stima di quanto materiale può inviare al medio oriente: produce 50 mila droni intercettori al mese e può esportarne dai cinquemila ai diecimila senza intaccare le necessità ucraine. Il problema non è l’esportazione, piuttosto il tempo necessario ad addestrare gli operatori di droni. Sono necessari mesi per avere confidenza e una buona preparazione per maneggiare la tecnologia ucraina. L’investimento che gli Stati Uniti e i paesi mediorientali stanno facendo è quindi a lungo termine.
“Una cosa che accomuna i regimi di Mosca e di Teheran – ha scritto il ministro degli Esteri ucraino – è che capiscono soltanto il linguaggio della forza”. L’unica asimmetria delle parole del ministro sta nel fatto che mentre Kyiv capisce più di ogni altro paese al mondo le ragioni dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran, il presidente americano Donald Trump continua a difendere Vladimir Putin e nella sua ultima intervista a Politico ha detto che se la pace non c’è, la colpa va attribuita a Zelensky. Gli ucraini sembrano non fare più caso a queste esternazioni, lavorano sui droni, danno consigli al Pentagono e non si lasciano travolgere neppure dalle notizie che indicano la Russia come la possibile vincitrice della guerra in medio oriente. Un’analisi del Center for European Policy Analysis (Cepa) scrive che il conflitto sta facendo aumentare i prezzi del petrolio, strappando un sorriso al Cremlino, ma l’aumento potrebbe essere breve e modesto per frenare i tagli che il governo di Mosca ha ormai previsto quest’anno. Il ministro dell’Economia russo, Anton Siluanov, ha detto che la Russia dovrà rivedere i paramatri della “regola di bilancio”. Il Cepa spiega: “La norma costituisce il fondamento della politica fiscale russa. E’ stata concepita per ridurre il ciclo di espansione e contrazione causato dalla volatilità dei prezzi del petrolio, impedire un eccessivo rafforzamento del rublo quando i prezzi sono elevati e garantire che gli impegni di spesa possano essere rispettati anche quando i prezzi sono bassi”. Vuol dire che Mosca non crede di recuperare le perdite subite delle entrate di petrolio. Aiutare in medio oriente per l’Ucraina vuol dire indebolire il Cremlino, i suoi alleati, la sua guerra.