Il sospetto delle cellule dormienti iraniane in Europa

Giulia Pompili

Dalla sinagoga di Liegi all’ambasciata americana di Oslo fino agli arresti di presunti agenti iraniani nel Regno Unito. I servizi occidentali temono l’attivazione di cellule dormienti e il reclutamento di criminali tramite Telegram e criptovalute. Un metodo già visto con la Russia

Negli ambienti della sicurezza europea inizia a circolare la convinzione che l’Iran abbia attivato le sue cellule dormienti in Europa, visto il crescente numero di operazioni contro obiettivi sensibili in Europa che va avanti da giorni. Il sospetto è che l’Iran sia pronto ad aumentare la tensione, e non solo in medio oriente. Ieri intorno alle 4 del mattino c’è stata un’esplosione davanti a una sinagoga nella città belga di Liegi, nella parte orientale del paese, in quello che il ministro dell’Interno belga Bernard Quintin ha definito “un abietto atto antisemita che ha preso  di mira la comunità ebraica del Belgio”. L’altro ieri, sempre di notte, una bomba rudimentale è esplosa davanti all’ambasciata americana di Oslo. Anche lì non ci sono stati feriti, ma danni materiali e un messaggio simbolico potente. Il sospetto di cellule attive è aumentato ieri, quando la Abc ha svelato che l’Amministrazione americana ha intercettato un messaggio criptato di origine iraniana. 

 


Anche se non ancora decrittato, secondo l’intelligence il messaggio sarebbe indirizzato ad agenti clandestini in possesso della chiave di crittografia e potrebbe avere lo scopo di attivare o fornire istruzioni ad agenti segreti all’estero. Lo stesso messaggio era stato intercettato da un radioamatore milanese qualche giorno fa, che poi lo aveva pubblicato sui social. 
Proprio come la Russia, da tempo l’Iran usa le app di messaggistica criptata e i pagamenti in criptovalute per reclutare non più soltanto persone convinte ideologicamente, ma chiunque sia disposto a fare dei lavori di cui non conosce nemmeno l’obiettivo. “Assumono letteralmente chiunque per compiere incendi dolosi, danneggiamenti, aggressioni”, ha detto una fonte dell’antiterrorismo britannica a Richard Holmes, che si occupa di sicurezza a The i Paper. Vengono reclutati anche “criminali professionisti”, ma “per le operazioni più sofisticate”. Lo scorso venerdì, le autorità inglesi hanno arrestato quattro persone – un cittadino iraniano e tre con doppia cittadinanza, iraniana e inglese – che sono stati accusati di lavorare per l’intelligence iraniana sorvegliando persone e luoghi sensibili.  Commentando gli arresti, il vicepremier David Lammy ha detto: “L’Iran è il principale sponsor statale del terrorismo a livello globale e purtroppo questo si riflette anche nella nostra società”.
Il manuale è proprio quello del Cremlino, con un sistema difficilmente attribuibile che si muove in una zona grigia a basso investimento economico – il regime iraniano, specie in questo momento, non ha la capacità di mantenere una rete attiva di spionaggio in tutta Europa – ma che è particolarmente efficace per creare caos e instillare il senso di pericolo nella società occidentale. I messaggi di reclutamento su Telegram, scrive Holmes, sono facilmente individuabili. A ottobre scorso le autorità norvegesi avevano arrestato una guardia giurata  dell’ambasciata americana di Oslo per spionaggio a favore sia dell’Iran sia della Russia. Secondo quanto riportato dalla stampa norvegese, nelle ultime ore le indagini per l’esplosione dell’altra sera si stanno concentrando sulla gang criminale svedese Foxtrot, che ufficialmente si occupa di traffico di droga transnazionale ma che è anche legata alle operazioni del ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano. L’anno scorso gli Stati Uniti hanno messo sotto sanzioni il network di Foxtrot perché, tra le altre cose, sospettato di essere responsabile dell’attacco all’ambasciata israeliana in Svezia del gennaio 2024. In Germania già da anni l’intelligence tedesca monitora cellule iraniane o reclutate da Teheran, “molto attive” nella cosiddetta repressione transnazionale contro le comunità di dissidenti – sei anni fa l’ingegnere Jamshid Sharmahd, che viveva in Germania, fu rapito a Dubai, riportato a Teheran e condannato a morte nell’ottobre del 2024.  Ma l’anno scorso un cittadino danese residente in Germania è stato arrestato per aver raccolto intelligence per conto di Teheran, specialmente riguardo la comunità ebraica e siti sensibili.  

 


In Italia l’ultima riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo, la scorsa settimana, ha indicato alle forze dell’ordine un livello di allerta più alto per 28 mila siti sensibili. Secondo quanto risulta al Foglio il metodo privilegiato dell’intelligence italiana resta il monitoraggio online, perché è lì che si muove quella che viene definita una saldatura tra gli agenti dell’intelligence straniera, soprattutto russa e iraniana, e gli ambienti antagonisti. Non è un caso se gruppi e tattiche si sovrappongono spesso, anche se magari con obiettivi diversi. L’Italia però, come consuetudine, difficilmente procede all’attribuzione diretta e quindi con il procedimento giudiziario per le attività di spionaggio e di legami con intelligence straniere: quasi sempre le autorità scelgono la via dell’espulsione, più facile e veloce – anche se non per forza più efficace per la sicurezza globale. 

Di più su questi argomenti:
  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.