“È una svolta storica”. Parla il Maestro Li dopo l'espulsione dall'Italia degli agenti della repressione cinese

Giulia Pompili

“Il governo italiano ha tracciato una linea rossa”. Il dissidente cinese residente a Milano sulla campagna di repressione contro di lui 

Degli otto cittadini cinesi espulsi dall’Italia qualche giorno fa perché coinvolti in operazioni di repressione transnazionale – prima espulsione di questo tipo da parte delle autorità italiane – quattro lavoravano attivamente alla campagna di sorveglianza, molestie e minacce contro il dissidente cinese e giornalista  noto come Maestro Li. Che in una conversazione con il Foglio dice: “La recente azione del governo italiano rappresenta una svolta storica”. Cittadino cinese residente a Milano, Li è da anni sotto minaccia per aver creato attorno al suo account sui social, @whyyoutouzhele, che a oggi su X ha 2,1 milioni di follower, una rete informativa che buca la censura della Repubblica popolare cinese, e sin da quando offriva informazioni sulle proteste dei “fogli bianchi” contro le politiche Zero Covid del regime è considerato un target di Pechino. “Per troppo tempo”, dice Li, “le barriere linguistiche e culturali hanno permesso al Partito comunista cinese di sfruttare i punti deboli dell’Europa. Attraverso organizzazioni come le associazioni di connazionali e i sindacati studenteschi, hanno istituito delle ‘stazioni di polizia all’estero’ per far rispettare la legge cinese sul suolo europeo, prendendo di mira chiunque cercasse libertà e democrazia”. Secondo il Maestro Li, “non si tratta solo di una grave violazione della sovranità europea, ma di un deliberato abuso della reputazione della comunità cinese all’estero”.

 


“Negli ultimi tre anni, io e il mio team abbiamo lavorato instancabilmente per difendere la libertà di stampa in Cina, documentando la verità che la censura di internet cerca di cancellare. Per questo motivo, il governo cinese mi ha sottoposto a una repressione transnazionale senza tregua. La mia famiglia in Cina è sorvegliata, i miei conti bancari sono congelati e qui in Italia ho subito stalking, molestie e minacce di morte alla mia porta. Ma non ci siamo arresi, e nemmeno il mondo libero dovrebbe farlo”. Dal 2023, infatti, il Maestro Li è tra i dissidenti più protetti e controllati dagli agenti della Digos di Milano. Ed è per avere alcune informazioni su di lui (e sugli altri cittadini cinesi dissidenti sul territorio italiano) che tra il 2024 e il 2025 il ministero dell’Interno ha subìto l’hackeraggio cinese reso noto dal dipartimento della Pubblica sicurezza a metà febbraio. 

 


Ma in questi anni Li ha resistito a ogni molestia: i tentativi di localizzarlo sono stati decine, anche attraverso finte app di consegna a domicilio. Quando i gruppi della diaspora cinese, quelli direttamente collegati con Pechino e con le cosiddette “stazioni di polizia virtuali” sul territorio italiano, hanno capito che non sarebbe stato facile silenziarlo, hanno iniziato a prendere di mira i suoi genitori in Cina, a rendergli la vita impossibile congelandogli tutti i conti cinesi. Hanno preso di mira ogni suo contatto, ogni persona che avesse un legame con lui. 
“L’azione decisiva del governo italiano non riguarda semplicemente la protezione di un giornalista, ma la difesa dello stato di diritto, della sovranità nazionale e dei valori fondamentali della democrazia”, dice al Foglio Li, che esprime anche la sua “sincera gratitudine all’amministrazione Meloni per aver tracciato una linea rossa contro la repressione transnazionale. Continueremo a costruire un’alleanza globale a sostegno dei dissidenti cinesi. Crediamo fermamente che una Cina democratica, costituzionale e aperta sia la garanzia ultima per la sicurezza globale”.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.