Foto Ap, via LaPresse

il pericolo jihadista

Escalation del terrore iraniano in Europa

Giulio Meotti

Attacchi a sinagoghe, ambasciate e consolati: così Teheran scatena le sue cellule terroristiche infiltrate nelle democrazie occidentali. Da Monaco a Londra, arresti e minacce legati alla guerra jihadista contro l’occidente

Una settimana fa al New York Times funzionari della sicurezza occidentali hanno parlato di “segnali sempre più preoccupanti” su come l’Iran potesse ordinare attacchi terroristici in Europa. L’ambasciata statunitense a Oslo ieri mattina è stata colpita da un’esplosione che ha causato molti danni ma nessun ferito. Il Servizio di sicurezza norvegese (Pst) un anno fa ha sventato un piano terroristico diretto a istituzioni ebraiche a Oslo: funzionari norvegesi ritengono che l’Iran fosse coinvolto. Senza dimenticare che l’editore norvegese di Salman Rushdie, William Nygaard, nel 1993 scampò per miracolo a un attentato fuori di casa. Sabato sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco contro due sinagoghe di Toronto. Pochi giorni prima, in un bar di Austin, Texas, un uomo che indossava una felpa con la scritta “Property of Allah” su una maglietta con la bandiera iraniana ha ucciso due persone. Sabato un uomo ha tentato di irrompere nell’edificio del consolato israeliano a Monaco di Baviera gridando “Allahu Akbar”. Nel settembre 2024, un austriaco di origine bosniaca aveva aperto il fuoco contro il consolato israeliano a Monaco. Anche la Svezia è in allerta (è scappato a Teheran il principale sospettato dell’uccisione del rifugiato iracheno che bruciava Corani in piazza, Salwan Momika). Stoccolma ha fermato in tempo due piani iraniani per colpire Saskia Pantell, presidente della Federazione sionista del paese, e Aron Verständig, presidente del Consiglio delle comunità ebraiche svedesi. Un anno fa un ordigno ha causato un’esplosione fuori dall’ambasciata israeliana nel Nobel Park a Stoccolma e colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro una filiale della società di difesa israeliana Elbit a Goteborg. La polizia belga ha rafforzato le misure di sicurezza a Darya Safai, parlamentare di origine iraniana, in seguito alle minacce di morte da Teheran. 

   

Il 6 marzo a Londra quattro iraniani sospettati di spionaggio dei siti della comunità ebraica sono stati arrestati. Helen Flanagan, responsabile della polizia antiterrorismo di Londra, ha detto: “L’Iran è il principale sponsor del terrorismo a livello mondiale e, purtroppo, questo si riflette anche nella nostra società”. Il ministro inglese della Sicurezza, Dan Jarvis, ha rivelato una ventina di progetti iraniani per colpire obiettivi nel Regno Unito.

   

Nel 1992, in risposta all’uccisione da parte di Israele del segretario generale di Hezbollah, Abbas Musawi, il gruppo utilizzò un camion bomba per uccidere 29 persone all’ambasciata israeliana a Buenos Aires. Due anni dopo, Hezbollah colpì nuovamente la città, prendendo di mira un centro comunitario ebraico: 85 morti. Nel 2012, Hezbollah  eseguì un attentato suicida su un autobus a Burgas, in Bulgaria, che trasportava turisti israeliani, uccidendo sei persone (senza contare che dal 1985 al 1986 una serie di attacchi  a Parigi realizzati da Hezbollah aveva fatto tredici morti). Da quando gli Stati Uniti hanno assassinato il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Qasem Soleimani, nel 2020, le autorità statunitensi hanno sventato 17 complotti iraniani contro il paese. E anche in Italia l’allerta è alta. Naghdi Mohammed Hussein, l’ex plenipotenziario iraniano presso la Santa Sede passato all’opposizione, abitava in via del Boschetto, a Roma, dove fu ucciso vent’anni fa. Non soltanto iraniani, come Shapur Bakhtiar, l’ultimo primo ministro sotto lo Scià. Scappò a Parigi e Khomeini inviò due assassini, che riuscirono a ottenere un incontro con l’ex premier. Il 6 agosto 1991, lo strangolarono e uccisero anche la sua segretaria. Poi pugnalarono Bakhtiar tredici volte e gli staccarono una mano con un coltello. Nel mirino ci sono anche critici del regime come Alejo Vidal-Quadras, ex vicepresidente del Parlamento europeo, già professore di Fisica Atomica, scampato per un soffio a un assassinio a Madrid in quanto sostenitore del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana e in cima alla lista nera degli occidentali sottoposti a sanzioni da parte di Teheran nel 2022. Il proiettile gli ha frantumato la mascella e ha mancato di poco il collo e il cervello. A novembre, la collaborazione tra il Mossad e i servizi segreti e di polizia europei ha portato al sequestro di depositi di armi e all’arresto di terroristi di Hamas in Austria e Germania.  

 

Noi potremo anche non essere in guerra con Teheran, ma Teheran è in guerra con noi e non dal 28 febbraio.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.