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Migliaia di persone fuggono in Siria mentre le bombe cadono sul Libano
I siriani che avevano cercato rifugio nel paese a partire dal 2011, durante la guerra civile, vanno verso est per tornare "a casa". La rabbia della popolazione nei confronti di Hezbollah, dopo gli attacchi del gruppo a Israele per vendicare l'uccisione di Khamenei
Damasco. Mentre Israele continuava a colpire Beirut e avvertiva chiunque si trovasse entro cinque chilometri dal confine meridionale del Libano di lasciare l’area, migliaia di siriani sono fuggiti verso est per tornare “a casa”. Secondo i dati aggiornati a venerdì, in Libano più di cento persone sono state uccise e decine di migliaia sono state sfollate. Molti siriani che avevano cercato rifugio in Libano a partire dal 2011, durante la guerra civile nel loro paese, negli ultimi giorni sono giunti alla stessa conclusione di molti osservatori stranieri: il paese a lungo considerato il meno sicuro della regione è, almeno per ora, quello con minori probabilità di essere colpito direttamente dagli attori coinvolti nell’attuale conflitto.
"Negli ultimi cinque giorni migliaia di siriani e libanesi hanno attraversato il confine con la Siria a causa dei bombardamenti in corso in Libano", ha scritto il 5 marzo su X Gonzalo Vargas Llosa, rappresentante dell’Unhcr in Siria. "Il governo siriano merita riconoscimento non solo per aver accolto il ritorno dei propri cittadini, ma anche per aver garantito sicurezza ai libanesi. Soprattutto in questo momento critico, è essenziale che queste vie di fuga restino aperte e sicure". Il confine era stato brevemente chiuso il giorno precedente a causa di avvertimenti su possibili attacchi israeliani anche in quell’area, mentre l’esercito siriano ha iniziato a rafforzare la propria presenza militare nel tentativo apparente di impedire infiltrazioni da parte di membri di Hezbollah o di altri gruppi.
La milizia sciita e partito politico Hezbollah, sostenuta dall’Iran, è stata a lungo considerata da molti in Libano come l’unica protezione contro attacchi e possibili occupazioni territoriali da parte del vicino meridionale, Israele. Tuttavia, dopo che il gruppo ha attaccato Israele in seguito all’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei il 28 febbraio – un gesto che molti hanno giudicato inutile e destinato ad attirare la rappresaglia israeliana sui civili – il sentimento generale sembra essere cambiato. "Adesso c’è solo rabbia nei loro confronti", ha detto al Foglio il 5 marzo un abitante della zona di Baalbek, in Libano, spiegando di essere stato costretto a trasferirsi tre volte nell’ultima settimana per evitare possibili bombardamenti israeliani. Martedì il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato che la decisione del governo di vietare le attività militari della fazione sciita armata è "irreversibile". Una scelta a lungo auspicata sia da diversi paesi europei sia dai siriani oltre confine, nonostante i dubbi sulla capacità delle forze governative libanesi di farla rispettare. Il leader di Hezbollah Naim Qassem è sembrato ignorare la crescente rabbia popolare contro il suo gruppo. Mercoledì ha dichiarato che non si arrenderà, sostenendo che la sua organizzazione combatterà Israele "fino all’estremo sacrificio", dopo aver già deriso lunedì sera "l’impotenza dello stato libanese di fronte al brutale nemico sionista".
Hezbollah aveva partecipato al conflitto siriano al fianco di Bashar al Assad e di altre forze sostenute dall’Iran fino alla sua destituzione nel dicembre 2024. Quasi un decennio prima, tra il 2015 e il 2016, Hezbollah era stato responsabile dell’assedio della città siriana di Madaya, durante il quale decine di persone morirono di fame. Un ex abitante della città ha raccontato al Foglio che sua madre fu uccisa da un cecchino di Hezbollah vicino alla loro casa mentre cercava cibo in quel periodo: oggi dice di non riuscire nemmeno a sopportare l’idea di tornare in un luogo dove tanta sofferenza è stata causata proprio dalla fazione armata libanese. Al momento dell’uccisione della madre, uno dei suoi fratelli serviva nelle forze del regime siriano perché non aveva altri mezzi per mantenersi o fuggire, mentre i "combattenti stranieri" pagati dall’Iran in Siria, secondo lui, ricevevano salari molto più alti ed erano "più brutali". Hezbollah ha inoltre tratto profitto dal redditizio traffico regionale di narcotici, anche gestendo impianti di produzione di droga sul territorio siriano.
Israele ha ucciso lo storico membro fondatore e comandante di lunga data di Hezbollah Hassan Nasrallah nella periferia sud di Beirut il 27 settembre 2024. Il 15 ottobre dello stesso anno, un tribunale tedesco ha avviato il primo processo contro un membro di Hezbollah accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto siriano nel 2012. Nel 2013 Hezbollah negava ancora con fermezza qualsiasi coinvolgimento nella guerra in Siria; secondo un reportage della Bbc dell’epoca, il conflitto era però già arrivato al punto in cui "l’investigatrice Onu per i diritti umani Carla Del Ponte dichiarò che era tempo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deferisse la questione dei crimini di guerra alla Corte penale internazionale". Ora, mentre la popolazione libanese lotta per trovare sicurezza, le azioni di Hezbollah, sia all’interno del paese sia oltre i suoi confini, stanno tornando a perseguitarla.