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cambiamento storico

La minaccia russa e i nostri tabù che crollano

Giulia Pompili

La Finlandia revocherà il divieto di passaggio e di stazionamento di ordigni nucleari sul proprio territorio. Il ministro della Difesa Häkkänen ha detto che nessuno vuole trasformare il paese in una potenza nucleare, ma vuole adeguare le proprie leggi a una partecipazione sempre più attiva all’Alleanza atlantica. Minacce e contromisure

Giovedì sera il ministro della Difesa finlandese, Antti Häkkänen, ha annunciato che il governo di Helsinki revocherà il divieto di passaggio e di stazionamento di ordigni nucleari sul proprio territorio, perché il Finland’s Nuclear Energy Act, approvato nel 1987, “non riflette le esigenze che la Finlandia deve affrontare in quanto membro della Nato”. E’ un cambiamento storico della postura di un paese che  a lungo era rimasto tradizionalmente neutrale, ma adesso è costretto a fare i conti con un contesto di sicurezza molto diverso dalla fine degli anni Ottanta. La decisione dell’esecutivo finlandese è stata criticata dalle opposizioni perché non è stata discussa pubblicamente, e anche questo ha a che fare con l’urgenza di certe decisioni, sebbene difficili. L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la guerra ibrida russa contro i paesi europei, il disimpegno americano, hanno bisogno di risposte. 

 

Häkkänen ha detto che nessuno vuole trasformare la Finlandia in una potenza nucleare, piuttosto vuole adeguare le proprie leggi a una partecipazione sempre più attiva all’Alleanza atlantica, di cui è diventata 31esimo membro nell’aprile del 2023. Secondo Yle, la tv di stato finlandese, la decisione è legata al discorso del presidente francese Emmanuel Macron del 2 marzo scorso, quando davanti al sottomarino Le Téméraire ha annunciato il più radicale cambiamento della postura nucleare francese dagli anni Novanta. Oltre all’aumento del numero di testate, Macron ha parlato anche di un’estensione attiva dell’ombrello nucleare francese a diversi paesi europei, che comprenderebbe anche il temporaneo dispiegamento di aerei con armi nucleari. La prima fase  coinvolge un ristretto gruppo di paesi (oltre a Germania e Regno Unito, anche Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Danimarca e Svezia): il governo finlandese avrebbe voluto farne parte da subito, ha ricostruito Yle, ma non poteva per via delle restrizioni degli anni Ottanta, che ora verranno sollevate. 

 

Dall’inizio della guerra in Ucraina sono caduti molti tabù nella difesa dei paesi europei. La trasformazione della Finlandia è solo l’ultima di una lunga serie, ma forse la più importante dal punto di vista strategico. Parlare di deterrenza nucleare è diventata una necessità concreta: se una potenza nucleare provoca e minaccia uno stato non nucleare, vuol dire che la potenza nucleare può fare di quello stato quello che vuole. L’accelerazione di Parigi serve a offrire con urgenza alcune garanzie di sicurezza. Dall’altra parte del mondo, nell’Indo-Pacifico, se ne parla da tempo: la Corea del sud vorrebbe dotarsi di armi nucleari per non doversi affidare solo all’ombrello americano, e in Giappone, l’unico paese al mondo ad aver subìto due attacchi con armi atomiche, il dibattito pubblico sul tema è ancora più acceso. Quando il governo di Sanae Takaichi ha proposto di iniziare una discussione per modificare i cosiddetti “Tre princìpi non nucleari”, che vietano anche il passaggio di ordigni atomici sul suo territorio, la Cina ha reagito con enorme aggressività.

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.