Recep Tayyip Erdogan (foto Ap, via LaPresse)
Domande da Ankara
La linea turca dopo il missile abbattuto è cauta, per non dire doppia
Non scatta l'Articolo 5, ma la domanda che si pone la Turchia è quanti missili controlla il regime iraniano
L’ordine è non agire, rimanere nel mezzo. Condannare gli uni e gli altri. Tenere la rilevanza esterna e il fronte interno. Quando ieri Ankara ha detto che le difese aeree della Nato avevano distrutto un missile iraniano diretto verso lo spazio aereo turco, la guerra in medio oriente sembrava aver raggiunto ancora un altro fronte, quello turco e quindi quello dell’Alleanza atlantica. Per la prima volta un membro della Nato si era dovuto difendere, sollevando la possibilità che l’intero blocco fosse legato all’Articolo 5. La prova sarebbe stata importante per tutta l’Alleanza, perché i suoi nemici attendono di vedere come funziona davvero se all’attacco di un paese segue la risposta di tutti i suoi alleati. La Russia ha iniziato a testare l’Articolo 5 da tempo e sta scommettendo sul fatto che non funzioni. Il calcolo della Repubblica islamica dell’Iran invece si muove su traiettorie diverse e non sarebbe la prima volta che Teheran colpisce in questa guerra paesi amici.
Il commento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo che il missile è stato abbattuto nei cieli della Turchia è stato un invito a evitare ulteriori minacce, mosse pericolose, in grado di generare una guerra ancora più vasta, forte, letale. Subito è parso chiaro che Ankara non aveva intenzione di trasformare un missile abbattuto, diretto forse contro la base americana di Incirlik, in un episodio capace di contraddire la doppia linea assunta finora: condanna di Stati Uniti e Israele e invito alla Repubblica islamica a non coinvolgere i paesi del Golfo. La Turchia ha convocato l’ambasciatore iraniano, ha fatto sapere che è pronta a rispondere con forza a ogni attacco e violazione. Poche ore dopo, tre funzionari importanti del regime di Teheran, Ali Larijani, Abbas Araghchi, Mohammad Bagher Ghalibaf – rispettivamente segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, ministro degli Esteri e speaker del Parlamento – hanno pubblicato un messaggio diretto ai paesi “amici” nella regione, spiegando che ogni azione militare è soltanto per proteggersi dall’attacco di Stati Uniti e Israele. Finora la Repubblica islamica ha attaccato ovunque, ma la Turchia era rimasta in equilibrio come è tipico di Recep Tayyip Erdogan.
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha seguìto la linea turca, dicendo che non c’è motivo di attivare l’Articolo 5 per il missile abbattuto, quasi che anche gli Stati Uniti vogliano tenere la Turchia lontana. Il sito Middle East Eye ha pubblicato un articolo in cui riporta la ricostruzione del lancio del missile iraniano e riferisce che “potrebbe essere stato lanciato da gruppi ‘isolati’”. Finora Teheran ha colpito con l’obiettivo di scatenare una reazione soprattutto da parte dei paesi del Golfo contro gli Stati Uniti. Il ministro Araghchi era però intervenuto per dire che gli attacchi contro l’Oman non erano una scelta dell’Iran, lasciando intendere che il regime non controlla tutto. Le fonti di Middle East Eye raccontano una storia simile. Il segnale peggiore è per il regime. La domanda che nella regione in molti si fanno riguarda la Turchia, il suo posizionamento nel nuovo medio oriente che verrà fuori dopo la guerra.