Ansa
in messico
La bara d'oro del Mencho. Un funerale in stile narcos
Le 500 corone di fiori, i canti della tradizione messicana e una bara da 25.000 dollari. A Guadalajara, roccaforte del cartello Jalisco, è andato in scena l'ultimo saluto al narcotrafficante più pericoloso al mondo
Come Michael Jackson, anche il signore della droga messicano Nemesio Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho”, lunedì è stato sepolto in una bara dorata. Si tratta appunto di un modello Promethean, lo stesso del cantante: realizzata in bronzo massiccio, rivestita in oro 14 carati e foderata internamente di velluto blu, il suo valore è stimato in 25.000 dollari. Contesto differente, ovviamente, come dimostra la storia dell’italiano che per provare a prendere foto è stato picchiato. Era uno studente in scambio culturale che è stato accerchiato dal branco, riportando ferite sanguinanti al volto e la rottura di due denti. Oltre 70 persone sono morte nell’ondata di violenza che si era scatenata dopo la sua uccisione, con i membri del suo cartello che hanno incendiato veicoli e bloccato le autostrade in 20 stati messicani. 80 membri della Guardia Nazionale, dell’Esercito e della Polizia erano presenti in gran numero per impedire che una nuova ondata di violenza scoppiasse durante il funerale, che si è svolto vicino a Guadalajara, nello stato di Jalisco, roccaforte del cartello. L'agenzia di pompe funebri ha ricevuto più di 500 corone di fiori, molte delle quali prive di identificazione, e composizioni floreali decorate con rose bianche e rosse, le iniziali "Cjng" del Cartel de Jalisco Nueva Genaración, e la figura di un gallo, un riferimento al soprannome di Oseguera: "Il Signore dei Galli". Sono stati necessari cinque camion per trasportare tutte le offerte al cimitero, la maggior parte delle quali erano state inviate in forma anonima. Il corteo funebre è stato accompagnato da una banda che suonava sia musica ranchera, tipica del Messico, sia narcocorridos, che è proprio un genere musicale dedicato ai narcos. Ovviamente un narcocorrido al Mencho è stato già dedicato.
Il canto tradizionale "El Muchacho Alegre" è stato suonato mentre la bara d'oro di Oseguera giungeva in una cappella all'interno del cimitero. Dopo una cerimonia durata un'ora, i presenti, molti dei quali hanno nascosto la propria identità con maschere, hanno seguito la bara mentre veniva calata nella tomba. La cerimonia era iniziata sabato, con la consegna del corpo del Mencho alla famiglia a Città del Messico sabato 28 febbraio, dopo che i test genetici effettuati dalla Procura Generale ne hanno confermato l'identità. Il certificato di morte numero 3830, rilasciato dall'ufficio del registro civile di Città del Messico, specificava che la causa del decesso era un trauma toracico, addominale e agli arti inferiori, tutti di natura penetrante e perforante, causati da proiettili sparati da un'arma da fuoco.
Sebbene inizialmente si ipotizzasse che la veglia funebre si sarebbe tenuta a Città del Messico, il corpo del narcotrafficante è stato trasportato a Guadalajara e portato in un'agenzia di pompe funebri nel quartiere di San Andrés. Così è iniziata la vasta operazione di sicurezza, peraltro pesantemente criticata dai media e sui social network. I media messicani hanno comunque notato che il lotto del cimitero era relativamente semplice rispetto a quelli di altri narcotrafficanti, spesso sepolti in mausolei monumentali. Tuttavia il cimitero Recinto de la Paz a Zapopan, Jalisco, è il luogo di sepoltura di diverse figure legate al narcotraffico. Caratterizzato da ampie aree verdi e tombe discrete e basse, che contrastano nettamente con l'ostentazione di alcuni elementi della sepoltura di El Mencho, e richiama l'attenzione sul dualismo tra discrezione e notorietà che circonda i personaggi della criminalità organizzata. Oltre a famiglie benestanti, vi sono sepolti anche parenti del narcotrafficante Rafael Caro Quintero, fondatore dell'ormai defunto cartello di Guadalajara. Si ritiene che altri siano sepolti a Sinaloa.