La reazione delle milizie filo-iraniane in Iraq, colpite da raid aerei
Molti temono ora che il conflitto aperto tra Israele e Stati Uniti da un lato e l’Iran dall’altro possa estendersi al vicino occidentale iraniano. Cosa sta succedendo nel tratto di confine con la Siria, dove l'influenza di Teheran si fa sentire di più
Damasco. Diverse fazioni armate irachene hanno reagito alla notizia dell’uccisione della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, con minacce, attacchi e tentativi di irruzione nella fortificata Zona Verde di Baghdad, nella notte di domenica, nonostante il governo iracheno avesse proclamato tre giorni di lutto nazionale. Secondo la Cellula di comunicazione sulla sicurezza del governo di Baghdad, diversi membri delle forze di sicurezza irachene sono rimasti feriti da “manifestanti” che “hanno usato una pistola durante l’attacco” di domenica. L’assalto è avvenuto nei pressi dell’area della capitale che ospita edifici governativi e numerose ambasciate occidentali, compresa quella degli Stati Uniti.
Nel comunicato ufficiale si legge che tre di questi manifestanti sono stati arrestati. Negli anni, le milizie legate all’Iran hanno spesso organizzato autobus per portare uomini dalle province meridionali e orientali dell’Iraq a Baghdad, per partecipare a cortei dove si urlavano slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”. La foto di Khamenei compariva spesso accanto a quelle dei “martiri” iracheni, iraniani e libanesi, anche quando era ancora in vita. Meno di 24 ore dopo che la Repubblica islamica dell’Iran aveva annunciato la morte di Khamenei, anche membri delle forze armate statunitensi e irachene hanno perso la vita in un’escalation di ostilità senza precedenti – nei tempi "recenti".
Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha comunicato che tre soldati americani sono stati uccisi in combattimento e cinque gravemente feriti, mentre altri hanno riportato “ferite da schegge e commozioni cerebrali di lieve entità”. “Le principali operazioni di combattimento sono in corso”, ha aggiunto il comunicato, senza precisare dove e come siano caduti i militari. Altre fonti sostengono che siano stati uccisi in Kuwait, oltre il confine meridionale dell’Iraq.
Nel frattempo, raid aerei di origine ignota hanno colpito milizie filo-iraniane appartenenti alle Forze di mobilitazione popolare (Pmf) in un’area a sud di Baghdad da tempo fuori dal controllo governativo, oltre che in posizioni vicine al confine con l’Iran nella provincia di Diyala e in altre zone al confine siriano nella provincia occidentale di Anbar.
Solo pochi giorni prima dell’uccisione, nel gennaio 2020, del generale iraniano Qassem Soleimani da parte degli Stati Uniti, decine di combattenti di una delle stesse fazioni colpite domenica erano stati uccisi da raid americani. Anche quell’attacco era avvenuto vicino al confine iracheno-siriano, non lontano dalle aree bombardate domenica. Il corteo funebre per quei miliziani aveva allora portato a un assalto contro l’ambasciata statunitense nella Zona Verde di Baghdad.
La coincidenza geografica dei bombardamenti a sei anni di distanza è significativa: molti osservatori sostengono da tempo che quel tratto di confine tra Siria e Iraq sia di fatto controllato da milizie filo-iraniane più che dallo stato iracheno. È inoltre un’area dove, di recente, sono stati effettuati diversi sequestri di droga su larga scala e che per anni è servita come corridoio di passaggio per i combattenti filo-iraniani verso la Siria, ai tempi in cui il regime di Bashar al Assad era ancora pienamente operativo.
Contemporaneamente, gruppi armati ombra – probabilmente coperture per fazioni filo-iraniane più note – hanno rivendicato attacchi nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, accusata da tempo di essere troppo vicina a Israele.
Molti in Iraq temono ora che il conflitto aperto tra Israele e Stati Uniti da un lato e l’Iran dall’altro, iniziato sabato, possa estendersi al vicino occidentale dell’Iran. Alcuni temono anche che l’attuale governo del premier Mohammed Shia al Sudani non riesca a controllare le fazioni armate, storicamente addestrate, finanziate e motivate dal regime iraniano.
Lunedì mattina l’ufficio del primo ministro non aveva ancora diffuso un comunicato sulle proteste della sera precedente, ma ne aveva pubblicato uno domenica mattina per invitare alla calma. “L’Iraq ribadisce il suo appello sincero per una cessazione immediata e incondizionata delle operazioni militari e delle azioni che stanno portando la regione a livelli di violenza senza precedenti, alimentando il conflitto e minando la pace e la sicurezza internazionali”, ha scritto il portavoce del governo Bassim al Awadi.
“Il governo iracheno dichiara inoltre tre giorni di lutto nazionale in tutto il paese. Che Dio abbia misericordia del benedetto martire e conceda il paradiso eterno a tutti i martiri della nostra nazione nei cieli più alti”.